Il day after di Meloni. “Felice, ma è l’ora della responsabilità”. Subito sul tavolo il caro bollette

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  • É una notte «di orgoglio, di riscatto, di lacrime, di abbracci, di sogni e di ricordi», quella vissuta da Giorgia Meloni, per una vittoria dedicata «a tutte le persone che non ci sono più e che meritavano di vedere questa nottata».

    Poche ore dopo la celebrazione notturna di un successo destinato a finire dritto nella pagine della storia d’Italia, nella mente della premier in pectore c’è però soprattutto un altro passaggio del discorso pronunciato dal palco dell’Hotel Parco dei Principi: «Questo è il tempo della responsabilità, quello in cui bisogna capire la responsabilità che si ha nei confronti di decine di milioni di persone. Noi lavoreremo affinché tutti tornino a essere orgogliosi di essere italiani». Un filo conduttore – quello della sobrietà e della responsabilità che si ritrova anche nel primo messaggio postato sui social poche ore dopo: «Gli italiani ci hanno affidato una responsabilità importante. Ora sarà nostro compito non deluderli e fare il massimo per restituire dignità e orgoglio alla Nazione».

    C’è spazio anche per una comunicazione più intima e personale. La presidente di Fratelli d’Italia pubblica, infatti, un post in cui a scrivere è sua figlia Ginevra: «Cara Mammina sono tanto felice che hai vinto ti amo tanto!», tutto in caratteri maiuscoli, tipici di chi sta imparando a leggere e scrivere, con un piccolo cuore a corredo del messaggio. La promessa che aveva fatto a se stessa era quella di concedersi, all’indomani di una campagna elettorale breve, intensa e massacrante, una giornata di riposo da trascorrere con il compagno Andrea Giambruno, giornalista Mediaset, conduttore di Tgcom24, destinato a diventare il primo «first gentleman» della storia d’Italia.

    Una promessa rispettata solo parzialmente. La leader di Fratelli d’Italia non si fa vedere nella conferenza stampa post-voto, lasciando che a spiegare gli obiettivi del futuro governo siano i due capigruppo Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida insieme al responsabile organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli. Si concede un contatto con l’esterno e una breve fuga da casa solo per andare a prendere sua figlia a scuola. Ma la decisione di stare lontano dai riflettori non le impedisce di lavorare e iniziare a mettere mano ai dossier più delicati.

    Non c’è tanto la squadra di governo al centro dei suoi pensieri. Giorgia Meloni, infatti, lavora soprattutto sulle materie economiche, a partire dall’aggiornamento della Nadef e la legge di bilancio. Il documento che arriverà in Consiglio dei ministri dovrebbe intanto certificare la performance del Pil superiore alle aspettative per quest’anno, con un +3,3%, ma anche un netto rallentamento nel 2023, che potrebbe fermare l’asticella tra lo 0,6 e lo 0,7%, rispetto al 2,4 ipotizzato in primavera. Un quadro complesso che, senza scostamenti, lascia pochi margini di azione. Giorgia Meloni inizia anche a mettere mano al Dl Aiuti Ter che deve andare in conversione in tempi rapidissimi, tagliando il traguardo entro novembre. Un provvedimento che contiene la norma per il caro-bollette, considerata «importante come la legge di bilancio» e che rappresenterà una sorta di ponte tra il nuovo governo e il precedente esecutivo.

    La responsabilità insomma, si declina attraverso il rispetto per una sfida «da far tremare i polsi». Un compito che si svilupperà anche attraverso il dialogo e il coordinamento con Mario Draghi – con cui i contatti non mancano – perché, spiegano, «bisogna subito passare alla fase operativa», guardando alle novità che emergono dal voto, ad esempio la necessità di dare risposte al popolo del Nord Est e delle Partite Iva che ha investito su di lei in maniera forse inaspettata.

    Il low profile nei toni non significa evitare di affrontare anche le sfide di sistema come le riforme costituzionali. É Francesco Lollobrigida a toccare il tema. «Più sono ampi i tavoli in cui si discutono le regole e meglio è. É evidente che qualora ci fosse un blocco pregiudiziale, con il Pd che con Renzi ha modificato in maniera sostanziale la Costituzione e ora dice che è intoccabile… Si può provare a migliorarla, tenendo conto che è bella ma che ha 70 anni di età».


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