Il distretto ceramico ha il suo “trattato di Kyoto” –

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  • Una sorta di trattato di Kyoto in piccolo, a livello locale. E’ l’accordo stipulato ieri nella sede della Provincia modenese sul controllo delle emissioni in atmosfera del distretto ceramico di Modena e Reggio Emilia. A prenderne parte, oltre alle due Province, cinque Comuni modenesi (Castelvetro, Fiorano, Formigine, Maranello e Sassuolo), cinque Comuni del reggiano (Casalgrande, Castellarano, Rubiera, Scandiano e Viano) insieme a Confindustria Ceramica. L’obiettivo è ridurre progressivamente le emissioni attraverso un nuovo sistema di ‘quote’ autorizzate e scambiabili tra le imprese. Previsti anche incentivi all’innovazione e meccanismi semplificati in grado “di migliorare l’ambiente e aumentare la competitività delle imprese”.

    L’assessore provinciale di Modena all’Ambiente, Alberto Caldana, spiega in conferenza stampa, che “è un grande passo in avanti, la vera novità è avere qui con noi anche Confindustria Ceramica che in passato non firmò un protocollo simile a questo al quale presero parte sempre Comuni e Province”. Sulle quote si sofferma invece Giovanni Rampinesi, direttore d’area dell’assessorato all’Ambiente: “Un’impresa con un atomizzatore che emette un determinato quantitativo di polveri inquinanti ha, sulla base di un un sistema di calcolo previsto dall’accordo, 30 ‘quote in uso’ di tale materiale”.

    Se “decide di smantellare l’atomizzatore- continua Rampinesi- le quote saranno ridotte a 15 che la ditta può mantenere come ‘quote patrimonio’ da riutilizzare oppure cedere ad un’altra impresa, entro i successivi due anni”. Se poi l’impresa “potenzia il proprio sistema filtrante fino a dimezzare le emissioni, potrà ridurre di 15 ‘quote patrimonio’ da utilizzare in futuro, oppure cedere ad un’altra impresa”. Al contrario “se si vuole introdurre un nuovo atomizzatore aumentando le emissioni- spiega Rampinesi- l’impresa dovrà compensare: o riducendo le emissioni complessive oppure utilizzando ‘quote patrimonio’ precedentemente accantonate o acquisite da altre imprese”.

    Un modo in pratica per poter aumentare le emissioni che però un’altra impresa ha ridotto. Alfonso Panzani, presidente di Confindustria Ceramica, in seguito specifica che “a livello europeo ed internazionale le nostre ceramiche sono già leader mondiali per la qualità del rispetto ambientale, il 5% del fatturato viene investito in tematiche ecologiche”. Per Panzani inoltre “la nuova politica che viene da oltreoceano ha al centro l’ecologia ed è per questo, come stiamo facendo dagli anni ’80, che anche il nostro distretto ceramico si adopera per contenere l’inquinamento”. Chiude l’assessore all’Ambiente della Provincia di Reggio Emilia, Alfredo Gennari, che definisce l’accordo un “risultato raggiunto anche grazie al confronto con tra le industrie del distretto”. Tale da “puntare al miglioramento della vita dei cittadini mantenendo un livello di tutela al di sopra dei parametri europei”.