Il realismo di Draghi: “Niente zona gialla per tutto aprile. Ogni nuova decisione in base ai contagi”.

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  • Roma. E niente, Supermario è tosto, non molla un centimetro, e anche stavolta Matteo Salvini deve abbozzare. Prima fallisce il tentativo di forzare la mano. «Impensabile tenere chiusa l’Italia per un altro mese», twitta il segretario leghista proprio mentre il presidente del Consiglio annuncia in una conferenza stampa che il rigore proseguirà. Invece Mario Draghi, numeri alla mano, cinquecento morti al giorno, non solo lo pensa ma lo fa. «Se sia pensabile o impensabile dipende dai dati che abbiamo. È desiderabile non chiudere il Paese, però può essere indispensabile». Poi va a vuoto pure la minaccia politica, vestita da «appello al buon senso»: la Lega appoggerà solo «le proposte per un graduale è sicuro ritorno alla vita». Il premier però non si scompone, non si spettina neppure. «Quelle misure hanno dimostrato di non essere campate in aria». Insomma, ci sarà ancora fa soffrire, come ha spiegato poco prima al ministro del Turismo Massimo Garavaglia, leghista. «Italiani in vacanza? Sono d’accordo. Se potessi ci penserei anche io».

    Basta annunci, smettiamola con la propaganda. Questa è l’ora del realismo e di raccontare ai cittadini come stanno le cose. «Ne usciremo solo con i vaccini», dice Draghi. Ad aprile non ci saranno zone gialle, se ne riparla a maggio, nel frattempo cinema, bar, ristoranti, negozi devono rimanere chiusi. Unica eccezione le scuole, che dopo Pasqua riapriranno fino alla prima media. «Di più sarebbe un rischio». E al Carroccio che scalpita lascia solo uno spiraglio, ci sarà un check a metà aprile. «Prepareremo un decreto sulla base dei dati disponibili. Continueremo a seguirli e non escludo cambiamenti in corso, perché la situazione è così complessa che va monitorata giorno per giorno». Quanto alle Regioni e alle difficoltà e ai ritardi sulla vaccini, «ci vedremo tutti insieme la prossima settimane, si, ci sarò pure io».

    Drake è uscito dal palazzo. In dieci giorni ha parlato alle Camere, ha strapazzato i governatori, ha partecipato a un vertice europeo e a un G7 a distanza, ha tenuto un paio di conferenze stampa, è volato a Bergamo nella città martire del Covid, ha parlato di sud, di Recovery, di giovani. Dopo un mese di silenzio, il cambio di rotta comunicativo dimostra che stiamo passando in uno snodo cruciale e che il premier sta mettendo tutto il suo peso per esercitare la leadership senza farsi imbrigliare dalle logiche dei partiti e imporre la sua linea, l’interesse nazionale.

    La battaglia da vincere adesso è quella dei vaccini. «Verranno distribuiti a tutti gli italiani, presto arriveremo a mezzo milione di dosi al giorno». Questo il programma, finora però ci si è mossi un po’ a casaccio, ci sono stati furbetti e sprechi: ora si cambia. Le Regioni hanno protestato? Si sono sentite sotto accusa? Pazienza, si adegueranno. «Quello che ho detto in Parlamento era una reazione spontanea davanti alle differenze tra le varie zone. La Costituzione attribuisce al governo centrale competenze in caso di pandemia e il mio era un invito a collaborare. Un richiamo inteso a dire che bisogna immunizzare i fragili e gli ottantenni e poi andare in ordine di età, un criterio prioritario. Si vedono categorie che sono state vaccinate prima e non si capisce perché». E c’è un’altra stortura da modificare in fretta, subito. «Non va bene che operatori sanitari non vaccinati siano a contatto con malati. Il governo intende intervenire, la ministra Cartabia sta prendendo un provvedimento al riguardo. Immagino con un decreto». Per uno degli autori del libro di cui il pm Gratteri ha scritto la prefazione quei sieri sono acqua di fogna. «Lo avesse detto uno scienziato, un noto virologo…», ironizza il premier, che intanto ha fatto domanda alla Asl e aspetta il suo turno. «Mi vaccinerò con AstraZeneca la settimana prossima credo, attendo che mi chiamino».

    La seconda missione di Mario Draghi è il Recovery plan. «Dobbiamo cominciare a pensare al futuro post pandemia e il passo fondamentale per pianificarlo è azzeccare la politica economica, riuscire a iniettare stimoli». Ad aprile si troveranno altri soldi con lo scostamento di bilancio nel Def e a luglio partirà l’assegno unico da 250 euro, ma «dopo un periodo di sostentamento delle famiglie, bisogna creare nuovi posti di lavoro con nuovi progetti». Se ne è parlato pure con Joe Biden e i partner della Ue. «Gli eurobord? Io li sostegno da anni, mi batto per questa soluzione, però vanno fatti tutti insieme. Ci arriveremo, ma siamo ancora lontani». L’allargamento del Next generation invece non era sul tavolo del Consiglio europeo, «non è un tema che abbiamo affrontato».

    Il vertice del G7 ha visto il debutto del nuovo presidente americano. «C’e stata grande soddisfazione per la ripresa del dialogo. L’amministrazione precedente era chiusa, invece Biden ha aperto alla possibilità di accordo sulla tassazione delle società digitali. Un notevole cambiamento». Sintonie con gli Usa pure sulla Turchia e sulla Cina «per Washington e un rivale, la competizione e anche benvenuta: restano le profonde differenze di vedute sui diritti umani, e Biden ha insistito molto sulla franchezza con cui occorre rilevarle». L’amico Jo.



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