Iniziato l’anno accademico a San Marino

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È con la stessa emozione dello scorso anno e con ancora maggiore orgoglio che mi accingo a portare a tutti voi il saluto del governo e mio personale  in questa cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2010-2011.

Orgoglio di essere il responsabile politico di una Università che, pur tra le mille difficoltà che possono derivare dall’essere inserita in piccolo Paese come San Marino, sta conseguendo numerosi risultati.

Ciò sta avvenendo grazie al lavoro e al contributo di tutti: degli studenti e delle loro famiglie, che hanno fiducia nel nostro giovane Ateneo come dimostrano i positivi dati delle iscrizioni; dei docenti impegnati e motivati; del personale tecnico e amministrativo.

Oggi l’Università di San Marino è una realtà consolidata ed in crescita: le iscrizioni crescono ogni anno, abbiamo quattro corsi di laurea, i nostri Master e Dottorati richiamano sempre più interesse da parte della comunità accademica.

Non vogliamo mostrare i muscoli: ma siamo assolutamente orgogliosi di questo dinamismo intellettuale.

L’Università ha davanti a sé una sfida importante: quella di continuare ad essere allo stesso tempo Università di ricerca e Università di formazione, di tessere un rapporto sempre più stretto fra l’Università e le esigenze del territorio in un contesto sempre più ampio che è quello europeo e mondiale.

E non da ultima la sfida dell’eccellenza e della qualità. Una sfida che possiamo vincere insieme, consapevoli che però molto dipende dalle risorse che lo Stato mette a disposizione dell’Università, specialmente in un momento congiunturale così difficile e delicato come quello attuale.

Il rilancio e il futuro del Paese passano, infatti, anche dall’Università, dalla sua capacità di essere motore di sviluppo, di formare le coscienze e di preparare la classe dirigente.

Il lavoro da fare è molto.

L’Università non è più un corpo estraneo, ma è sentita come una componente essenziale per la crescita culturale, sociale ed economica. Ormai è diventata un bene comune, un patrimonio di tutti. Considero questo il più importante dei risultati.

San Marino guarda all’Università come ad una nuova e straordinaria occasione per dare vigore alla speranza, ai progetti di vita e alla crescita umana ed intellettuale.

Noi abbiamo fiducia nei giovani, negli studenti che ci danno fiducia, offriamo loro e ai docenti una opportunità: fate di San Marino la vostra città. Amatela non solo per l’originalità della sua storia e del suo ordinamento, per il senso civico e la cordialità dei suoi abitanti, ma vivete e sentite vostra questa città. Offritele il meglio delle vostre tensioni intellettuali, etiche e delle vostre ricerche. San Marino sa essere riconoscente a chi la rispetta, a chi sa dialogare con il suo tessuto civile e sociale, a chi si sente orgoglioso di appartenere a questa Università.

Potremmo affermare: hic manebimus optime!

E qui resteremo, soprattutto per continuare a crescere, ad essere una presenza attiva, libera, critica, propositiva, per far crescere la nostra Università e la nostra Repubblica.

Lo affermiamo con l’orgoglio di essere Università, cioè una istituzione antica anche quando ha poco più di una ventina di anni di vita, un laboratorio nel quale sperimentare, innovare, produrre nuove idee, una presenza libera e autonoma, al servizio del Paese.

La nostra sfida di oggi è portare l’Università di San Marino verso l’eccellenza nella ricerca e nella didattica, avendo come termine di paragone le migliori università europee e americane. Dobbiamo proseguire il percorso così positivamente avviato  verso l’internazionalizzazione della nostra Università, per farne un polo di attrazione per i migliori studenti e docenti da tutto il mondo.

Perché questo obiettivo?

Vi è innanzitutto una risposta semplice, che può essere riassunta in una parola: globalizzazione. Il mondo è diventato più piccolo. I progressi nelle tecnologie informatiche, la diffusione di internet, il minor costo dei trasporti, l’aumentata mobilità internazionale hanno accorciato le distanze in tutti i sensi.

Come per le persone e le imprese, anche per le università la globalizzazione è sia un rischio che un’opportunità. E’ un rischio perché aumenta la competizione. Fino a oggi, la nostra Università si proposta per la qualità di un prodotto di nicchia. Ma sempre di più, in futuro, i giovani più motivati si chiederanno perché non andare all’estero a studiare.

Ma la globalizzazione è anche un’opportunità, perché il mercato diventa più grande e aumentano le possibilità di attrarre giovani talenti da tutto il mondo. Quindi per cogliere le opportunità e non essere travolti dal mondo che cambia, occorre raggiungere gli standards di qualità delle migliori istituzioni internazionali.

Da questo punto di vista, l’internazionalizzazione e la spinta verso l’eccellenza sono una scelta obbligata. Senza questa spinta, torneremmo indietro e la stessa sopravvivenza dell’Università potrebbe essere messa a rischio.

Internazionalizzare l’università viene anche incontro alle esigenze del paese. Non solo perché offre ai giovani un trampolino di lancio verso il mondo. Ma anche perché il nostro Paese ha bisogno di attrarre talenti ed esperienze dall’esterno.

Le imprese più dinamiche si stanno attrezzando per assumere personale qualificato con esperienza internazionale.

Arricchire la presenza di giovani con una buona formazione economica e aziendale offrirebbe dunque un importante servizio a tutto il paese.

Ma vi è anche un’altra ragione per cui vogliamo migliorare, ed è molto più importante delle precedenti: perché crediamo in quello che facciamo, siamo convinti della rilevanza di accumulare e diffondere la conoscenza nelle scienze economiche e sociali, e di quanto sia importante fare bene il lavoro di ricercatori e di educatori.

Buon Anno Accademico a tutti.

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