l paradosso del mercato del lavoro: più occupati, ma non cala la disoccupazione interna

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Riceviamo e pubblichiamo

RSM 19 agosto 2019È ancora una situazione in chiaroscuro quella che caratterizza l’occupazione a San Marino. Se da un lato nel Governo sammarinese c’è chi esprime soddisfazione e compiacimento per l’aumento complessivo degli occupati nell’ultimo biennio, analizzando i dati recentemente forniti dall’Ufficio di Statistica, emerge una situazione non sempre favorevole alla manodopera interna. Vi sono anche settori in cui il numero degli occupati sammarinesi è addirittura diminuito.

 

Al 30 giugno 2019, rispetto allo stesso periodo del 2017, i disoccupati in senso stretto sono calati solo di 41 unità; infatti sono 932, di cui 640 donne e 292 uomini, a fronte dei 973 disoccupati di due anni fa (661 donne e 312 uomini).

 

Gli occupati nel settore privato complessivamente sono 16.541, ovvero 1.198 in più rispetto al giugno 2017. E subito esaminando questo dato complessivo salta all’occhio come l’incremento occupazionale sia rappresentato in una percentuale altissima, il 73%, da lavoratori frontalieri, sia rispetto ad un anno che fa che a due anni fa. Pertanto, è chiaro che l’aumento di occupati ha interessato in misura poco più che residuale i cittadini sammarinesi e residenti, e che la disoccupazione interna a San Marino resta un problema ancora tutto da risolvere.

 

In tutto il settore privato, nell’ultimo biennio le lavoratrici in più sono 376, di cui solo 120 sammarinesi o residenti, mentre 256 provengono da fuori territorio. Considerando che si tratta per lo più di professionalità di basso livello, questi numeri potevano senz’altro essere invertiti, offrendo maggiori risposte alle nostre disoccupate, che come abbiamo visto rappresentano il 70% del totale.

 

Il settore manifatturiero è quello che ha assorbito il maggior numero di nuovi assunti nel biennio, ovvero 801 lavoratori su 1.198. I lavoratori sammarinesi nel comparto industriale sono aumentati ben oltre la media, ovvero 369 unità, pari al 46%.

 

Nel settore commerciale l’occupazione interna ha avuto invece una dinamica opposta: infatti, se da un lato gli addetti nel biennio sono aumentati di 117 unità, dall’altro si rileva che gli occupati sammarinesi sono diminuiti di 9 unità, a fronte di un aumento di lavoratori frontalieri di 126 unità. Un dato che come molti altri mette in luce tutta la contraddittorietà delle politiche di liberalizzazione totale delle assunzioni, piuttosto che prevederla eventualmente solo per le professionalità non presenti in territorio.

 

La palma del settore più virtuoso rispetto all’occupazione interna spetta al comparto alberghiero e della ristorazione, che in due anni ha aumentato il numero dei dipendenti di 204 unità (in gran parte donne), di cui 113 sammarinesi o residenti, pari a oltre il 55%.

 

Ciò dimostra che il luogo comune secondo cui la gran parte dei disoccupati si rifiuta di svolgere determinati orari di lavoro non ha fondamento, perlomeno non nelle dimensioni più volte rappresentate.

 

I lavoratori dipendenti sammarinesi, residenti o soggiornanti, sono complessivamente aumentati: 175 in più rispetto ad 1 anno fa e 328 rispetto a 2 anni fa. L’apparente contraddizione rispetto ad un numero di disoccupati che invece rimane pressoché stabile, è in parte determinata dal fatto che alcune decine di lavoratori autonomi hanno trasformato la licenza, risultando ora lavoratori subordinati o, comunque, hanno cessato l’attività e immediatamente hanno trovato occupazione; mentre per altra larga parte questa contraddizione è determinata dal fatto che la popolazione residente è passata da 33.230 (2017) a 33.366 (2018), fino a 33.477 (2019). Comprendendo anche i soggiornanti, la popolazione presente in territorio è passata da 34.359 (2017) a 34.536 (2018) a 34.671 (2019).

 

Il Segretario di Stato per il Lavoro rivendica il merito di aver esso stesso determinato la crescita complessiva degli occupati, ascrivendola alla cosiddetta “legge sviluppo” approvata nel settembre 2017 e al successivo Decreto emanato il mese dopo. In realtà la ripresa, in particolare nel settore manifatturiero, era iniziata ben prima e sono stati gli investimenti delle imprese ad aver consentito questo risultato. Se però il Segretario Zafferani ritiene di doverlo ascrivere a sé, non vogliamo togliergli questa soddisfazione. Resta il fatto che la folta schiera (purtroppo) dei disoccupati continua a non calare in maniera significativa, nonostante il boom di occupati di cui anche noi ci felicitiamo. Ciò dovrebbe far dubitare chiunque rispetto alla fin troppo decantata efficacia di determinati provvedimenti.

 

Infine, non vi è dubbio che più occupati portano un maggior gettito in termini di contributi e imposte, e ciò è positivo per tutti, ma l’incremento dei lavoratori è composto per larghissima parte da qualifiche molto basse, e questo dovrebbe far comprendere che non aver alcun filtro può comportare trattamenti non consoni con quanto previsto dai contratti di lavoro. Non ci associamo quindi alle note di giubilo, se i lavoratori devono sottostare a condizioni inadeguate: lo stesso Bilancio dello Stato e dell’ISS finiscono per risentirne ancora di più.

 

Centrale Sindacale Unitaria

 

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