Avviso ai naviganti: oggi gira male e sarò un po’ cattivo. Ce l’ho con tutti e con nessuno. Lo dico anche con un pizzico di amarezza. Sarà che ormai ho accumulato una esperienza di lunga, lunghissima data e ne ho visti passare a bizzeffe di candidati e di elezioni.
Ma bando alla malinconia, pensiamo al presente, anche perché c’è già chi ci riporta spesso al passato, peraltro avendone tutte le ragioni.
Al solito, di questi tempi, si vedono frizzi, lazzi, foto, comunicati, promesse, impegni mirabolanti.
Vi rimando a leggere un mio editoriale di qualche giorno fa sulla coerenza in politica.
Tuttavia, nonostante l’assuefazione alle panzane e alla demagogia, devo ammettere che provo un certo fastidio, per non dire nausea.
E allora non posso fare altro che prendere carta e penna e qualcosina dirla pure io ai candidati, per quanto, ci mancherebbe altro, siano loro i protagonisti.
Ma si sa, il tanto vituperato ruolo di giornalista, serve pure a questo, ovvero ad essere critici e sollevare delle perplessità. Come scriveva il Bardo ne Il Mercante di Venezia: “Considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ciascuno deve recitare la sua parte”.
Comunque sia cercherò il più possibile di essere propositivo, e di non spargere gratuitamente veleni.
Bene, bene. Dopo questa lunghissima introduzione andiamo al cuore dell’editoriale odierno.
Passi, si fa per dire, l’attuale opposizione. Che non aveva accesso alla stanza dei bottoni. Opposizione che tuttavia ha gioco facile. Perché un conto è governare, un altro sbraitare. Mi sto spendendo pubblicamente a favore di chi, a mio giudizio, sta facendo proposte sensate e realizzabili. Allo stesso modo mi piacerebbe sapere dove qualcun altro troverà i soldi per conseguire quello che promette. Perché io potrei anche affermare che assumerò venticinquemila persone – è un mero esempio – ma poi dove trovo i fondi per tale misura? A buon intenditor poche parole.
E in pochi mi sembrano coerenti.
Veniamo agli attuali partiti di governo. Sospiro lungo mentre batto i tasti del computer. Perché qui tocca stendere un velo pietoso, non su tutti ovvio, ma su molti sì.
Io, e con me assicuro tanti sammarinesi, chiediamo cose semplici semplici, come assicurarci che i cellulari funzionino o magari che i pacchi di Amazon arrivino senza doverci recare a Coriano. E’ chiedere troppo? Di sicuro se non siete riusciti a fare ciò, mi chiedo come risolverete i problemi della casa, della sanità, del debito.
Vi do un consiglio. Cimentatevi in tali quisquilie: fareste più bella figura. Ma evidentemente per qualcuno persino le pinzillacchere sono difficili da concretizzare.
Parlando assolutamente in generale, trovo ridicole, e uso un eufemismo, certe conferenze stampa, foto o interventi a “reti unificate”.
E rifuggo dai tuttologi, dagli imbonitori da strapazzo, dai “fancazzisti” che d’improvviso si destano dal proprio torpore e chiedono il voto, pensando presuntuosamente di essere i migliori, ma pure che di qua ci siano degli sprovveduti.
Onestamente fatico a nutrire la benché minima considerazione per chi nella sua storia politica ha combinato un “tubo” e ora vuole insegnarci i massimi sistemi.
Che cosa aggiungere? Poco altro. Semplicemente che trovo giustissimo ricordare di tenere bene a mente chi ha cercato di svendere la nostra sovranità; ma vorrei altresì che gli elettori non si scordassero di chi in questi anni ha venduto fumo e sta continuando a spacciare fandonie ai sammarinesi, così come si gettano noccioline agli scimpanzé, quasi quasi ci trovassimo allo zoo o ad una fiera paesana. Ad maiora!
David Oddone
(La Serenissima)