Le femministe rinnegano la Boldrini

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  • In piazza, contro Laura Boldrini, non c’era solo un manipolo di adolescenti motivate e lucidissime (c’è sempre una sinistra più pura che epura i puri), c’era anche, e soprattutto, la rappresentazione plastica del fallimento del Pd. La dimostrazione tangibile del fatto che quelli «di sinistra», altro non sono se non che epigoni dei comunisti propriamente detti.

    L’ex presidente della Camera, si è presentata all’Esquilino, a Roma, per partecipare alla manifestazione per il diritto all’aborto sicuro organizzata dal movimento femminista «Non una di meno». Le sembrava una buona idea: suoi i temi, sua la piazza, sua la ggente. E poi il nemico nel mirino era ben visibile: il futuro governo di Meloni la guerrafondaia. Quindi tailleur, capelli raccolti e si va a sfilare in piazza, fianco a fianco con «i suoi», anzi «le sue». La Boldrini è una bella donna e lo è ancora di più quando si riempie di inspiegabile entusiasmo. Pochi attimi di normalità, poi la cacciata dal paradiso democratico: «Lei non è ben accetta qui. Perché non rappresenta le rivendicazioni di questa piazza. Sa perché non siamo unite? Perché c’è proprio una differenza, a lei delle persone che abitano nelle case popolari, nei quartieri popolari, non gliene frega niente». Ecco fatto. Ed ecco spiegato il perché, domenica scorsa, a Milano Zona 1, che sarebbe il centro storico, che sarebbe un collegio che assomiglia al Connecticut degli Usa, dove vive il novanta per cento dell’uno per cento, ecco lì, ha vinto il Pd. In un momento storico in cui ci si sarebbe aspettati che la gente si riversasse in piazza contro la pericolosa china «fascista» del Paese, ecco la nemesi: la guerra per i diritti sociali è dentro la sinistra. Eccolo lì, il popolo. Emergere dalle ceneri dell’irrilevanza dove i suoi rappresentanti lo avevano relegato. E indignarsi per la legge 405 e per la Lorenzin che «ha reso la pillola anticoncezionale a pagamento».

    «Lei che cosa rappresenta?» si è sentita chiedere la deputata del Partito Democratico. Davanti ai cellulari che registravano impietosi il volto della Boldrini ha iniziato un increscioso morphing che, a fine trasformazione, le ha lasciato scritta un’espressione da apnea. La sorpresa di quella contestazione rivolta a lei, donna di sinistra da sempre, combattente da sempre, indefessa organizzatrice di premi alle donne (che poi sono una sotto categoria del successo, come sedere al tavolo dei bambini), in quella stessa piazza che ha visto andare in scena le sue più accanite convinzioni, l’ha lasciata senza parole per un momento. E quando le ha trovate, è stato anche peggio. «Io sono rappresentante di quel partito che difende la legge, allora ve la difenderà Fratelli d’Italia questa legge». Eccola lì, la sinistra che non ha mai incontrato un cliché a cui fosse in grado di resistere. La sinistra della superiorità morale e intellettuale che rigetta chi non è d’accordo o peggio, non capisce. Anche se si trattasse del suo elettorato. Però un effetto involontario, con quel «e allora fatevi difendere da Fratelli d’Italia», la Boldrini l’ha ottenuto: una volta tanto si è messa sullo stesso piano di quelli con cui parlava (che in questo caso erano un gruppo di ragazzine). Una risposta che ha richiamato «e allora se sei amica sua, non sei più amica mia» di liceale memoria. Rispondere e agire impulsivamente ci mette in ostaggio del ridicolo e Laura non fa eccezione. Mentre la via della verità, richiede un passo leggero e un vigoroso senso di percezione.


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