Le prime elezioni dopo la riduzione di 345 parlamentari. Si vota solo oggi occhio alle trappole

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  • Saranno elezioni un po’ diverse dal solito. Se non altro perché il Parlamento è stato ridimensionato da una sforbiciata lineare: i deputati eletti saranno quattrocento, mentre i senatori duecento. Trecentoquarantacinque parlamentari in meno non sono una minuzia, specie in termini di rappresentanza territoriale. Nelle prossime settimane, un argomento tecnico, ossia il funzionamento delle commissioni parlamentari, potrebbe salire subito al vertice della scala delle priorità da affrontare. Deputati e senatori potrebbero intervenire, perché qualche intoppo nei meccanismi è già stato pronosticato durante la parte finale della legislatura che sta volgendo al termine.

    Questa sarà la prima volta dei diciottenni con il diritto di voto pure per il Senato. Una novità che potrebbe contribuire a parificare i risultati dei vari singoli partiti. Per intenderci: forse le differenze percentuali, per quanto relative, tra la performance elettorale di una formazione politica per Montecitorio e della stessa per Palazzo Madama, saranno minori del consueto. Il voto disgiunto non è possibile – la «sanzione» è la nullità del voto -, ma gli elettori hanno comunque la possibilità operare scelte differenti tra Camera e Senato. Due istituzioni che, come premesso, si apprestano a subire gli effetti del rebus provocato da uno snellimento che è annunciato come di difficile gestione. Lo stesso snellimento per cui ha tanto spinto il Movimento 5 Stelle.

    La scheda per la Camera è di colore rosa, quella per il Senato è invece gialla. Potrebbe essere notato un po’ di traffico grafico, perché una porzione di ogni scheda è dedicata alla quota proporzionale, mentre un’altra riguarda quella uninominale. Non ci sono preferenze da esprimere, nel senso di nomi e cognomi da scrivere. Votando, cioè segnando, il candidato all’uninominale, si vota (in proporzione) anche le liste proporzionali che lo sostengono. Votando una lista, si vota anche il correlato candidato all’uninominale. E poi varrà la ripartizione, su quota proporzionale, tra la coalizione di riferimento. Anche i nomi dei candidati per il proporzionale sono impressi sulla scheda: trattasi di liste composte da una cifra che può andare da due a quattro candidati. Le coalizioni, almeno per questo giro, sono soltanto due – centrodestra e centrosinistra – perché tutto il resto del paniere è composto da liste singole.

    Occhio a puntare la sveglia con precisione: si vota in un giorno solo. Oggi, 25 settembre, dalle 7 alle 23. Chiunque stia pensando di rimandare a lunedì, sta cadendo in una «trappola» niente male. Il voto in data unica è una novità soltanto parziale della storia repubblicana: alle elezioni politiche, è già successo nel 2018, nel 2001, nel 1996 e nel 1992. In tutte le altre circostanze, l’appuntamento elettorale è stato spalmato su due giorni. Una volta appreso che si sarebbe andati alle urne, è stato aperto un dibattito, con Forza Italia che ha domandato a gran voce di votare anche lunedì 26. Il fine sarebbe stato quello di tutelare il più possibile il diritto al voto. Ma la decisione è stata un’altra.

    Poi c’è la geografia politica. Considerato il ristretto numero dei seggi rimasti dopo la riforma, è stato necessario disegnare nuovi collegi, che adesso risultano molto più estesi rispetto al passato. Un fattore che, in fin dei conti, può costituire una variabile oppure no. Di sicuro la grandezza del campo di gioco ha costretto i candidati a spostarsi più del consueto durante la campagna elettorale che è appena terminata.

    E veniamo così alla legge elettorale, il «Rosatellum», che alla fine è rimasto in sella nonostante le molte voci, e anche più di qualche strategia politica, sulla necessità di modificare il sistema prima che gli italiani tornassero al voto. Uno degli aspetti che, dopo i risultati definitivi, andrà tenuto in forte considerazione è il cosiddetto «effetto flipper», ossia un meccanismo che anche coloro che si occupano di questi argomenti (lo abbiamo appurato) spiegano con un certo grado di difficoltà. Per quanto la complessità o la facilità del momento successivo non possano che dipendere dalla volontà con cui oggi si esprimerà l’Italia.


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