“Biden lavorerà bene con qualunque premier”

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  • Il suo prossimo libro potrebbe intitolarsi Perché (stavolta) non vince Trump. Oggi, però, con l’analista geopolitico americano Andrew Spannaus, fondatore della newsletter Transatlantico.info e unico ad aver previsto la vittoria del tycoon nel 2016, parliamo soprattutto di elezioni italiane.

    Se ne parla negli Usa?

    «L’americano medio sa solo quello che gli raccontano i grandi giornali, che stanno enfatizzando in modo superficiale la preoccupazione che un partito post-fascista possa andare al governo, senza però domandarsi il perché».

    Biden dice che lavorerà con tutti. Sarà così?

    «Senza dubbio l’amministrazione Biden preferirebbe vedere al governo forze politiche che ritiene più affidabili a livello internazionale. L’Italia però rimane un Paese amico, e comunque vada si continuerà a lavorare insieme».

    Come vedono i repubblicani l’eventuale ingresso a Palazzo Chigi della Meloni?

    «Il partito è diviso: c’è una fazione reaganiana, neoconservatrice e liberista e una che potremmo definire trumpiana. La Meloni proviene dalla destra sociale, quindi più in linea con quest’ultima, ma recentemente ha attirato simpatie anche dall’altra parte».

    Nel nostro circuito mediatico c’è la sindrome da apocalisse in caso di vittoria del centrodestra.

    «Credo nella democrazia e questo pericolo non lo vedo, anche se un eventuale governo di centrodestra dovesse mettere in discussione le regole europee e le sanzioni alla Russia. È l’occasione per aprire un dibattito su temi forti ma assenti di questa campagna elettorale. Si possono avere posizioni diverse dal credo della Commissione europea».

    Ci sono analogie con le reazioni scomposte alla candidatura di Trump?

    «C’è lo stesso modo di fare spocchioso legato a una mancanza di comprensione delle ragioni profonde del voto. Le faccio un esempio: limitarsi a dire che chi vota Meloni vota una fascista, o che chi vota Salvini vota il ministro del Papeete, significa non cogliere l’essenza delle cose. Si dimentica il passato: la cacciata di Berlusconi da parte di Draghi e Napolitano, il governo Monti e l’austerity che ha avuto pesanti ripercussioni su famiglie ed imprese, innescando una spirale di malcontento e sfiducia».

    L’eventuale vittoria del centrodestra impatterà sulle elezioni di midterm?

    «Una vittoria del centrodestra con Meloni premier potrebbe fare gioco alla narrazione dei democratici, che in questa fase si stanno concentrando sul pericolo Trump».


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