L’incubo di Quagliarella. L’intervista di Giulio Golia, Le Iene, tutta da vedere

Una lunga confessione. Fabio Quagliarella ha raccontato il suo calvario a Le Iene e si commuove quando ripercorre tutta la vicenda che ha portato alla condanna in primo grado a 4 anni e 8 mesi di Raffaele Piccolo, il poliziotto diventato stalker.

L’INCONTRO. “Me lo presentò il mio migliore amico Giulio. Avevo dei problemi con le password del computer e da allora cominciò un’amicizia. Era diventato uno di famiglia, veniva a casa dei miei genitori a Castellammare di Stabia. Chiedeva magliette e biglietti per lo stadio”.

I PRIMI PROBLEMI.  “Cominciarono ad arrivare lettere anonime con foto di ragazzine nude dove mi si accusava di essere pedofilo. Altre volte mi accostavano alla camorra, alle scommesse clandestine e alla droga. Veniva minacciata pure la mia famiglia. Ovviamente ci rivolgemmo a lui per risolvere il problema, presentammo svariate denunce. Le stesse lettere ovviamente arrivarono pure al Napoli. Dopo cinque anni fu mio padre Vittorio a capire tutto. Si è recato in Questura e ha scoperto che non c’era nessuna denuncia. Aveva mentito”.

LA CESSIONE ALLA JUVE. “Un giorno prima di una trasferta in Svezia (contro l’Elfsborg, ndr) mi convocarono e mi dissero che non avrei giocato perché ero stato ceduto alla Juventus. Non l’ho fatto per soldi, li guadagnavo pure al Napoli. Sono stato considerato un traditore dalla gente, sono passato per l’infame della situazione, ma non potevo spiegare nulla. Quando rientravo in città, mi camuffavo per evitare problemi e non volevo mai uscire di casa. Ovviamente non voglio certo creare problemi d’immagine alla mia terra, c’è un grande cuore, ma non tutti la pensavano alla stessa maniera. Ora finalmente posso parlare”.

I RIMPIANTI. “Sarei voluto diventare capitano del Napoli che adesso è diventato uno squadrone e magari vincere pure qualcosa. Ho segnato 11 gol in maglia azzurra, ma valgono 100. I tifosi erano felici. Personalmente ho provato a mandare dei segnali. Ho segnato un rigore al San Paolo con il Torino

(era il 6 gennaio 2016, ndr) e ho alzato le mani verso la curva e dopo quel gesto poi ho dovuto lasciare il Toro perché i sostenitori granata non l’hanno capito”.

IL RITORNO. “Sarebbe bello se il mio nome venisse accostato nuovamente al Napoli. Mi accontenterei di questo, poi le trattative di mercato sono sempre particolari. Alla Sampdoria mi trovo benissimo, ho vestito pure la fascia di capitano, ma a Napoli ho lasciato qualcosa d’incompiuto”.