Luca ammazzato con un colpo “Era in un lago di sangue”

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Vicini e residenti sotto choc: “Non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere, non si può morire così”. E c’è chi dice di aver visto i killer fuggire a bordo di una Smart bianca.

“Al posto suo poteva esserci chiunque”. È il mantra che scandiscono donne, uomini e ragazzi dell’Appio Latino.

Un popolo variegato e incredulo che oggi si è ritrovato in via Mommsen per pregare o deporre un fiore. L’angolo di strada dove Luca Sacchi è stato raggiunto da una revolverata è un crocevia di persone. “No, Luca non lo conoscevo – ci dice un ventenne – ma da qui sono passato neppure un’ora prima della sparatoria, quel proiettile me lo sarei potuto beccare io”. Per i coetanei Luca è il ragazzo della porta accanto. Qualcuno in cui rivedersi. Qualcuno che li fa sentire dei sopravvissuti. Per chi è più in là con gli anni, invece, è il figlio o il nipote che avrebbero potuto perdere.

La prima a portare dei Lilium sul selciato ancora segnato dal sangue della vittima è proprio una cinquantenne. Si è precipitata in strada di mattina presto non appena ha letto dei quel ragazzo che rischiava la vita in un letto di ospedale. “Ho due figli a casa – ci dice – e questa storia ha toccato il mio cuore di mamma, come è possibile accettare una cosa simile?”. Non si capacita dell’accaduto neppure Michele, il proprietario del pub di fronte al quale due balordi hanno aggredito la ragazza di Luca e dove lui, nel tentativo di difenderla, è stato freddato da un colpo di pistola. Sulla vetrina del locale c’è il segno lasciato dal proiettile.

“Abbiamo sentito un colpo e dopo qualche secondo siamo usciti tutti per cercare di aiutare il ragazzo”. Guanti e garze forniti per il primo soccorso sono ancora a terra, a testimoniare la frenesia di quegli attimi che Michele ricorda a sprazzi. Si è trovato davanti a una scena che non riesce neppure a descrivere. Ma nella sua memoria è rimasta traccia della macchina a bordo della quale sarebbero fuggiti gli assassini di Luca. Una Smart bianca, la stessa individuata da un ragazzo che era nel pub nel momento in cui si è consumata l’aggressione. È sua madre a raccontarcelo: “Mio figlio giocava a calcio con Luca quando era bambino, mi ha raccontato di aver visto un’auto di quel modello allontanarsi in fretta”.

Anche la fidanzata della vittima, Anastasia Kylemnyk, agli inquirenti ha indicato la stessa vettura. Saranno le telecamere, diverse quelle presenti in zona, a confermare la versione dei testimoni. Sul caso stanno indagando i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci. Nel frattempo, i genitori di Luca hanno dato il via libera all’espianto degli organi del giovane. Una scelta che conferma il “cuore grande” della famiglia Sacchi di cui parlano i condomini della palazzina di via Vittorio Fiorini, quelli che la conoscono da sempre. “Luca era un ragazzo meraviglioso, solare, amante della vita, quello che gli è capitato ci ha lasciati sconvolti”, ci racconta una donna che abita qualche piano sopra quello della vittima. “Lo incontravo spesso, anche ieri l’ho visto, non riesco a credere che sia stata l’ultima volta”.

Nessuno qui se ne riesce a fare una ragione. Neppure sui social gli amici si danno pace. Sul profilo di Luca si susseguono decine di messaggi di commiato. Proprio sulla stessa pagina che il ventiquattrenne usava anche per denunciare furti e rapine finite male. Aveva dedicato più di un post al tema della legittima difesa, e a proposito di un anziano tabaccaio malmenato da una banda di ladri, qualche anno fa, scriveva: “Pensate se fosse stato vostro nonno”. Parole che oggi suonano come una profezia.

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