“L’Ue non salva Azione: servono le firme”

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  • «Non spetta a Bruxelles interpretare il diritto interno di uno Stato». Secondo Gabriele Maestri, studioso di diritto elettorale, il tentativo di Carlo Calenda di non raccogliere le firme per Azione, grazie alla sua elezione al Parlamento europeo, non funziona.

    Ci spieghi meglio….

    «Il “decreto elezioni 2022” esenta le liste di partiti che abbiano partecipato alle ultime Europee ottenendo almeno un eletto. Calenda, in effetti, era candidato nella lista Pd-Siamo Europei, il soggetto politico che ora si chiama Azione. La legge però chiede che il partito abbia partecipato «con proprio contrassegno», cioè il cerchio per la scheda elettorale che risulta depositato solo dal Pd».

    Come mai altri hanno avuto la deroga?

    «Impegno civico di Di Maio ha l’esenzione grazie al Centro democratico di Tabacci. La Lista Civica Nazionale – L’Italia C’è di Pizzarotti, invece, ha la deroga perché il gruppo di Italia viva alla Camera ha aggiunto al suo nome L’Italia C’è, mentre i renziani sono esenti grazie al gruppo in Senato».

    Perché, per Calenda, è difficile presentarsi alle elezioni?

    «Dovrebbe raccogliere almeno 36750 firme per la Camera e 19500 per il Senato, ma si può firmare per entrambi. Le firme si devono presentare, con le candidature, tra il 21 e il 22 agosto, ma è meglio terminare la raccolta un po’ prima per ottenere i certificati di iscrizione alle liste elettorali di chi ha firmato».

    Raccogliere le firme è così difficile?

    «Serve tempo e la presenza costante di un soggetto sul campo che, per legge, può autenticare le sottoscrizioni. D’estate però è più difficile in quanto gli elettori possono sostenere solo una lista presentata del collegio in cui risiedono e chi è in vacanza non può firmare. In questo periodo, mancano anche molti autenticatori come i notai, i dipendenti comunali, gli eletti nelle istituzioni o gli avvocati».

    Presentarsi con Renzi sarebbe risolutivo per Calenda?

    «Sia Renzi sia la lista di Pizzarotti hanno l’esenzione. Una lista unica con loro non creerebbe problemi, neanche per le candidature nei collegi uninominali».

    Ci sono differenze se si corre in coalizione?

    «Quando si raccolgono le firme, bisogna avere già scritto sui moduli le liste, ma anche i candidati dei collegi uninominali. Chi ha l’esenzione, però, spesso decide all’ultimo momento e, quindi, Calenda dovrebbe mettere fretta agli alleati, altrimenti non riuscirebbe più a raccogliere le firme».

    Quali soluzioni, dunque, ha Calenda?

    «Può inserire il simbolo di Azione nel contrassegno di una lista comune già esente dalla raccolta firme oppure può raccogliere le firme e correre da solo. Potrebbe correre il rischio di presentare le liste senza firme, ritenendo di avere diritto all’esenzione, ma sarebbe un azzardo».


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