Ma Salvini non ci sta: “Impensabile un altro mese chiusi”. Scontro con Pd e 5s

  • Le proposte di Reggini Auto

  • La prima concessione che arriva dal presidente del Consiglio Mario Draghi al fronte degli aperturisti è la riapertura delle scuole dopo Pasqua: asili nidi, elementari e prima media ripartono anche nelle Regioni in fascia rossa. E poi l’impegno: «Continueremo a seguire i dati. Non escludo cambiamenti in corso. La situazione è così complessa che va monitorata giorno per giorno, settimana per settimana», spiega Draghi al termine della cabina di regia che si è tenuta ieri con i capidelegazione della maggioranza e i tecnici del Cts. A metà pomeriggio si rischia lo strappo. Salvini non ci sta e alza il tiro. Minaccia il no da parte dei ministri leghisti in Cdm sul decreto che proroga le misure anti-covid dal 6 aprile in poi. Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico e ambasciatore della Lega al governo, gioca di sponda con i ministri di Forza Italia. Un primo risultato lo porta a casa il ministro per gli Affari regionali di Fi Mariastella Gelmini che pone al tavolo della cabina di regia la richiesta di «avere più risorse per le attività maggiormente colpite dalla lunga inattività come bar e palestre». Forza Italia spinge per «evitare la logica degli aiuti a pioggia».

    In cabina di regia passa, però, la linea rigorista di Speranza e Franceschini. Italia viva prova a mettere il cappello sulla riapertura delle scuole. Ricordando che la proposta dei tamponi settimanali agli studenti sia stata lanciata esattamente un anno fa da Renzi in un’intervista ad Avvenire. La vigilia è accesa dall’ottimismo del ministro leghista del Turismo Massimo Garavaglia che invita gli italiani a prenotare le vacanze estive. Ottimismo spento nel giro di un paio di ore dal premier Draghi: «Se potessi andare in vacanza ci andrei volentieri». Forza Italia e Giorgetti fanno il lavoro di ricucitura e mediazione per ricomporre la frattura. Nel frattempo le agenzie, prima dell’inizio della conferenza stampa di Draghi ma dopo la fine della cabina di regia che ha deciso la conferma delle chiusure, battono le dichiarazioni di fuoco di Salvini: «È impensabile tenere chiusa l’Italia anche per tutto il mese di aprile. Nel nome del buonsenso che lo contraddistingue e soprattutto dei dati medici e scientifici chiediamo al presidente Draghi che dal 7 aprile, almeno nelle Regioni e nelle città con situazione sanitaria sotto controllo, si riaprano (ovviamente in sicurezza) le attività chiuse e si ritorni alla vita a partire da ristoranti, teatri, palestre, cinema, bar, oratori, negozi. Qualunque proposta in Consiglio dei ministri e in parlamento avrà l’ok della Lega solo se conterrà un graduale e sicuro ritorno alla vita». La risposta arriva in conferenza stampa: «Se sia pensabile o impensabile dipende dai dati che abbiamo», replica Draghi. È muro contro muro. L’opera di mediazione di Giorgetti partorisce una nota leghista di precisazione in cui si sposta il bersaglio dell’attacco da Draghi al duo Speranza-Franceschini, ribattezzata la coppia del terrore: «Completamente folle dare per scontato fin da ora che le chiusure proseguiranno fino alla fine del mese prossimo, come vorrebbero i ministri Roberto Speranza e Dario Franceschini. Si fa solo del terrorismo psicologico». Forza Italia e Lega insistono su un punto: «Non è possibile decidere adesso che per tutto il mese di aprile, qualunque cosa accadrà, tutto rimarrà comunque chiuso». Draghi raccoglie la sollecitazione e avanza la proposta di «una verifica dei dati e della situazione a metà aprile, un monitoraggio attento dei numeri e della curva epidemiologica per decidere se tirare dritto fino a fine aprile con le zone gialle messe al bando e tutta Italia divisa tra rosso e arancione, oppure allentare prima le maglie della stretta».

    Forza Italia apprezza l’idea del check. La Lega incassa l’appoggio del governatore della Liguria Giovanni Toti. Scontro rientrato? La tensione risale in serata. Pd e M5s mettono nel mirino Salvini: «La Lega deve smetterla con un linguaggio doppio, cioè con il dire una cosa e farne un’altra», attacca il leader del Pd Enrico Letta ospite di Lilli Gruber. Mentre per i Cinque stelle «nella Lega farebbero bene a occuparsi dei problemi sanitari nelle Regioni che governano e dei tavoli di crisi del Mise».



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