Maestra picchia i piccoli alunni, arrestata. «Bimbi traumatizzati, non riuscivano a dormire»

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Arresti domiciliari per una maestra elementare a Torino, arrestata per maltrattamenti sui bambini: la donna, di 45 anni, secondo le indagini intimava ai piccoli alunni di non riferire nulla a casa ai genitori, prospettando loro «gravi conseguenze». Dall’insegnante ci sarebbero state violenze psicologiche e fisiche nei confronti dei bimbi più piccoli, quelli di prima elementare. La maestra prestava servizio alla ‘Leone Sinigaglia’ di corso Sebastopoli: a eseguire il provvedimento è stata la polizia municipale.

La misura cautelare, eseguita ieri su delega della procura nella scuola elementare, è giunta al termine di una indagine durata alcuni mesi tra l’autunno e l’inverno anche con audizioni sia delle piccole vittime della maestra, sia dei loro genitori. Questi ultimi hanno descritto nei particolari, i maltrattamenti subiti dai loro figli e delle conseguenze patite, come ad esempio il fatto che non riuscissero più a dormire da soli sonni tranquilli, ripetuti incubi e che spesso si rifiutassero, piangendo, di andare a scuola nei giorni di presenza della maestra.

Per i continui maltrattamenti, alcuni bambini avrebbero accusato disturbi di incontinenza notturna. Altri, a causa del divieto di potersi recare in bagno che sarebbe stato imposto dalla maestra, non potevano contenersi, rimanendo bagnati per lungo tempo e in, un’occasione, obbligati a pulire sommariamente con carta igienica i residui sul pavimento della classe, piangendo per l’umiliazione subita.

Ora al vaglio degli investigatori anche la posizione di chi, pur sapendo, avrebbe comunque tollerato il proseguimento dei comportamenti e omesso opportuni interventi. Dagli accertamenti, sembrerebbe che medesimi comportamenti di maltrattamento siano stati tenuti in precedenza in scuole diverse. Pertanto gli investigatori invitano altri genitori, se sono a conoscenza di fatti indicativi, di portarli a conoscenza del Reparto di Polizia di Prossimità della Polizia municipale o alla procura per ulteriori accertamenti. Leggo.it

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