Meglio il ramadan della Madonna È la sottomissione “dolce” all’islam

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Altro che mese mariano, le parrocchie ricordano il digiuno islamico con iniziative e scambi

Chiamatelo pure «effetto Abu Dhabi», sta di fatto che l’inizio del Ramadan lo scorso 5 maggio ha visto diocesi, parrocchie, ordini religiosi cattolici scatenarsi in una gara di amicizia e solidarietà con i musulmani.
Tutti pazzi per l’islam. In nome di quella fraternità umana evocata da papa Francesco in tanti discorsi e documenti e, appunto, della «Dichiarazione di Abu Dhabi», che papa Francesco ha firmato lo scorso 4 febbraio insieme al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb.

Una pietra miliare nel dialogo fra cristianesimo e islam che, come spesso accade per i gesti e le parole di papa Francesco, ha dato la stura a una serie di iniziative che vanno ben oltre lo scritto e le intenzioni del documento, come fu per l’omosessualità con la frase «Chi sono io per giudicare?», così accade ora per l’islam.

L’iniziativa più gettonata è il messaggio di auguri per il Ramadan, il mese in cui Maometto avrebbe ricevuto la rivelazione del Corano. Il saluto in lingua lo hanno fatto anche l’Ordine dei Frati Minori che si è spinto a sostenere che musulmani e cristiani subiscono le stesse «persecuzioni, guerre e ingiustizie». Chissà se san Francesco approverebbe.

La diocesi di Sassari fa un passo ulteriore: oltre al saluto in arabo introduce anche il calendario islamico, gli auguri sono per il Ramadan del 1440 (si contano gli anni dall’esodo di Maometto dalla Mecca a Medina).

L’altro grande momento di fraternità catto-musulmana riguarda il pasto che interrompe il digiuno, il quotidiano iftar che scatta al tramonto. La diocesi di Torino sponsorizza l’iniziativa del Gruppo Abele e di alcune parrocchie che insieme al Coreis (Comunità religiose islamiche) organizza due incontri di dialogo interreligioso intorno a una tavola comune proprio in occasione dell’iftar. Il parroco di Novellara, diocesi di Reggio Emilia, addirittura vuole strafare offrendo i locali della parrocchia a tutti i musulmani proprio per celebrare ogni sera l’iftar.

Non resta certo indietro la diocesi di Milano che, con il suo Forum delle religioni, «invita a vivere insieme l’iftar» il prossimo 18 maggio. La Caritas di Catania invece è preoccupata che gli islamici non abbiano abbastanza da mangiare al tramonto, così ha organizzato per l’inizio del Ramadan una raccolta speciale di beni alimentari che ha poi donato alla locale moschea della Misericordia.

E se questo accade durante il mese del digiuno, possiamo immaginarci cosa accadrà dopo il 4 giugno, con la fine del Ramadan e la festa di Id al-fitr. Per non sbagliare, la diocesi di Mileto, in Calabria, ha già prenotato per una grande cena fraterna tra cattolici e musulmani.

Ma non basta: in questo tempo imam e predicatori vari sono invitati a spiegare l’islam ai cattolici. È ancora la diocesi di Torino protagonista: lunedì 13 maggio, giorno in cui la Chiesa ricorda la prima apparizione della Madonna a Fatima, nella Basilica della Consolata il vice-presidente del Coreis, Yusuf Abd Al-Hakim Carrara, spiegherà perché «I musulmani onorano Maria madre di Gesù». Certamente non come madre di Dio, né come Immacolata Concezione.

In ogni caso è difficile non notare che per la Chiesa in Italia quest’anno maggio sembra essere più il mese del Ramadan che il mese dedicato alla Madonna- Qualcuno la chiama «sottomissione dolce», riferendosi al romanzo dello scrittore francese Michel Houellebecq, ma in queste modalità di avvicinamento all’islam avanza il relativismo religioso; proprio ciò che l’allora cardinale Joseph Ratzinger voleva contrastare quando nel 2000 firmò la Dichiarazione dottrinale Dominus Iesus, «circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa». Soltanto in Cristo e nella Sua Chiesa c’è la piena verità e la salvezza per gli uomini, il che «esclude radicalmente quella mentalità indifferentista improntata a un relativismo religioso che porta a ritenere che una religione vale l’altra». Parole che tanti cattolici anche vescovi – non vogliono più sentire, ma che per la Chiesa restano sempre vere.

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