“Non ho corrotto Siri”. Parla l’imprenditore Paolo Arata

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Senatore Siri e l’imprenditore Arata

Dalle pagine del Corriere della sera l’imprenditore rompe il silenzio, conferma il suo rapporto con l’ex sottosegretario ma dichiara “non ho mai parlato con il senatore Siri di denaro e non gli ho mai fatto promesse di alcun tipo”

L’uomo che ha dato il via al casus belli Siri tra Movimento Cinque Stelle e Lega rompe il silenzio; dalle pagine del Corriere della Sera parla l’imprenditore Paolo Arata, indagato nell’inchiesta che ha portato l’accusa di corruzione per l’oramai sottosegretario leghista ai Trasporti.

Ho sempre avuto un rapporto di stima ed amicizia, e sebbene la nostra frequentazione sia iniziata solo un paio di anni fa – ha dichiarato Arata che però ribadisce – Non ho mai parlato con il senatore Siri di denaro, e non gli ho mai fatto promesse di alcun tipo“. Arata si riferisce alla presunta tangente da 30mila euro che l’ex sottosegretario avrebbe accettato in cambio della modifica di una norma che faceva capo al Def sugli incentivi connessi al mini-eolico, settore in cui opera l’imprenditore. La vicenda, scoppiata il 18 aprile, ha portato all’esclusione di Siri dalla compagine governativa. “Sono veramente costernato per quello che sta subendo senza colpa – Arata si riferisce al senatore leghista e continua – perché è stato ingiustamente rimosso dal governo“, ma il giornalista del Corsera gli ricorda che dalle intercettazioni emergerebbe che Arata si sarebbe vantato di poter contare su Siri per l’introduzione dell’emendamento sull’eolico nel testo del Def e che, anzi, dalle indagine risulterebbe che sia stato proprio lui a suggerire all’ex sottosegretario la proposta di modifica della legge sugli incentivi ma Arata afferma di non avere mai avuto garanzie a rigardo dal parte dell’esponente leghista e che “in realtà tutto l’iter dell’emendamento veniva portato avanti dall’associazione del mini-eolico, il Cpem. Peraltro ci tengo a precisare che l’iter è iniziato con il precedente governo nell’autunno del 2017“.

Poi l’intervista vira sul figlio di Paolo Arata, Federico (per la sua consulenza al sottosegretariato della presidenza del Consiglio di competenza sempre di un altro leghista, Giancarlo Giorgetti) e sui rapporti con Vito Nicastri l’imprenditore “re dell’eolico” indagato in Sicilia. Su entrambi gli argomenti Arata è perentorio; su Federico ricorda che “mio figlio è completamente estraneo all’indagine, ha un percorso professionale e di vita del tutto autonomo” e anche su Nicastri ci tiene a precisare di non essere “mai stato socio di Nicastri né condivido affari Ma i nostri rapporti si sono conclusi quando ebbe problemi con la giustizia. Quando venne arrestato per fatti completamente estranei alle mie attività“. Il Giornale.it

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