Mourinho “finale a Madrid umile merito della squadra”

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  • (ANSA) – MILANO, 22 MAG – ”Il merito di tutto è dei giocatori. Io mi sento solo un loro rappresentante. Non mi sento speciale. In quella finale non ho mai pensato a me. Ho sempre pensato a cosa significava quella coppa per Moratti, Zanetti, i giocatori. Ho pensato sempre in modo altruista, mi sentivo speciale per quello. Sono riuscito ad essere più umile. Più attento agli altri. Questi ragazzi hanno avuto questo potere su di me”: lo racconta José Mourinho, a Sky Sport, ripercorrendo l’impresa del Triplete a dieci anni dal trionfo in Champions League. ”Zanetti? Anche in quarantena e senza parrucchiere – sorride Mourinho guardando il video del vicepresidente dell’Inter – ha sempre i capelli top. Era il capitano dei capitani. Lui, Cordoba, Materazzi, Toldo, erano giocatori di cuore, di cuore nerazzurro. La trasmissione dei valori interisti, la trasmissione di un sogno. Grazie anche a Branca e Oriali, hanno fatto un grande lavoro e mi hanno aiutato nelle scelte. Ma l’uomo che guidava tutti al sogno era Moratti ed è stato fondamentale anche per questa ambizione”. Poi José racconta uno dei momenti decisivi, quello della clamorosa rimonta di Kiev: ”Ho visto gente triste e io odio la gente triste quando c’è tanto da giocare. Ho pianto tante volte dopo le grandi vittorie, ma ho pianto solo una volta dopo una sconfitta. All’intervallo sono riuscito a entrare nel cuore dei giocatori”. Poi l’eliminazione del Barcellona: ”Prima della partita mio figlio – che aveva dieci anni- mi disse ‘non mi ricordo la tua prima finale, ora voglio questa finale. Voglio ricordarmela’. Prima della partita racconto alla squadra di mio figlio e dico ai giocatori di pensare a loro. Siamo entrati in campo con la consapevolezza che non lo facevamo solo per noi”.
        (ANSA).
       


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