NIKI APRILE GATTI: I genitori: ”non fu suicidio”

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Fu arrestato il 19 giugno alle 23:00 a Cattolica con l’accusa di aver commesso una frode informatica, quindi rinchiuso nel carcere di Sollicciano (Firenze). Alle 11:00 del 23 giugno venne trovato senza vita, impiccato alla finestra del bagno con un paio di jeans e un numero imprecisato di lacci da scarpe. Ora, i genitori di Niki Aprile Gatti, 26 anni, che non hanno mai creduto all’ipotesi di suicidio del figlio, si oppongono alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm al procedimento che avrebbe

dovuto fare luce sulla morte del giovane. Secondo i genitori del ragazzo, che vivono ad Avezzano (L’Aquila), la richiesta di archiviazione “contrasta con le pur scarne risultanze processuali che rivelano una carente attenzione per il detenuto alla luce delle caratteristiche che il caso presentava; si fonda su un esame parziale e insufficiente degli atti; esprime una valutazione operata in assenza di approfondimento investigativo e di verifica probatoria.
  All’interno della casa circondariale e alle fattispecie di reato prospettabili – si legge nell’opposizione – risultano esperibili molteplici attivita’ di accertamento volte a verificare non solo se la morte del detenuto sia effettivamente riconducibile a un atto autolesivo, ma soprattutto se essa poteva essere evitata da coloro che si occuparono del giovane nell’ultima settimana di vita”. Nell’opposizione i genitori ripercorrono le drammatiche fasi che hanno preceduto la morte del figlio. Il giovane, alla prima detenzione, aveva chiesto di essere messo in una cella con detenuti italiani e non violenti.
  Era stato invece rinchiuso in una cella della quarta sezione con due detenuti extracomunitari per i quali era stata disposta una sorveglianza assidua. Uno dei due, in una precedente detenzione, aveva minacciato di tagliare la gola al compagno di cella. Ma e’ anche la dinamica della morte a non convincere i genitori del ragazzo. “L’utilizzo di un solo laccio e’ di per se’ idoneo a causare la morte per strangolamento di una persona -scrivono- ma certamente non idoneo a sorreggere il corpo di Niki del peso di 92 chili”. Secondo i genitori, inoltre, “non si comprende come possa essere stata consumata l’impiccagione quando nel bagno non vi era sufficiente altezza tra i jeans e il piano di calpestio del pavimento tale da poter garantire il sollevamento e il penzolamento del corpo. In tal caso -sostengono i genitori del ragazzo- il decesso e’ piu’ riconducibile a uno strangolamento con successiva simulazione di impiccagione”. (Fonte:AGI)

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