“Non è legalmente vincolante”. Il patto sui migranti è un bluff

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Fonti Ue smontano il documento di Malta: “Non ci sono obblighi”. Non viene menzionata la rotazione dei porti e non ci sono differenze tra migranti economici e profughi

Il giorno dopo del vertice di Malta, al netto dei toni trionfalistici usati dai ministri presenti all’incontro, il patto sui migranti si sgretola evidenziando il bluff che in realtà è.

Appena la bozza è finita nelle mani delle cancellerie europee è subito apparso chiaro che il meccanismo sugli sbarchi e la ripartizione dei migranti discussi ieri al mini-summit della Valletta non risolveranno affatto l’emergenza immigrazione né argineranno le partenze dal Nord Africa. L’adesione, fanno sapere all’agenzia Agi fonti vicine al dossier, sarà infatti “totalmente volontaria” e non ci sarà “obbligatorietà” per i Paesi che decideranno di partecipare.

I dettagli dell’accordo, cinque o sei paginette in tutto, verranno finalizzati alla riunione dei ministri dell’Interno dell’Unione europea che si terrà il prossimo 8 ottobre. La bozza, che è stata concordata solo da quattro Stati membri, è un punto di partenza che dovrà innanzitutto passare dal consiglio Affari interni. Per la portavoce della Commissione Ue, Natasha Bertaud, è stato “un passo positivo” che auspica possa essere abbracciato anche dagli altri Paesi. Certo, l’intesa scarica tutto il peso degli sbarchi sull’Italia. Eppure, nonostante questo, non c’è la fila dei capi di governo che premono per sottoscriverlo. L’Ungheria di Viktor Orbàn ha già fatto sapere di essere profondamente contraria. “La politica del nuovo governo italiano è esattamente opposta a quella perseguita dall’ex ministro degli Interni Matteo Salvini, quindi è anche diametralmente opposta alla nostra posizione”, ha commentato il segretario di Stato, Zoltan Kovacs. Che però si è detto per nulla sorpreso “dato che l’Italia ha un governo di sinistra a favore della migrazione”. Orbàn rifiuterà, infatti, “la pressione di qualsiasi Paese europeo” che spinge per far entrare altri immigrati in Ungheria. “Siamo pronti ad aiutare l’Italia nella protezione dei confini o persino a riportare i migranti da dove provengono – ha concluso Kovacs – ma non daremo assistenza al sistema delle quote di migranti né seguiremo ciecamente l’ideologia dei partiti a favore dell’immigrazione”.

Che questo accordo, tanto esaltato dal premier Giuseppe Conte, sia in realtà un regalo per scafisti, organizzazioni non governative e clandestini, se ne sono accorti a Bruxelles. “Il meccanismo è volontario”, hanno subito fatto notare fonti europee. “Non è un accordo obbligatorio, né legislazione comunitaria. Non sarà legalmente vincolante”. “Non ci sono obblighi”, ha spiegato una seconda fonte ai microfoni dell’agenzia Agi. Ad oggi, spiegano le stesse fonti, i dettagli del documento sono “ancora vaghi” limitandosi, infatti, a delineare le “grandi linee” del meccanismo temporaneo. C’è solo un vago riferimento alla ripartizione dei richiedenti asilo senza nemmeno entrare nello specifico delle procedure per stabilire quali migranti rientrano nella categoria. Non c’è, infatti, alcuna distizione tra i migranti economici e chi ha effettivamente diritto all’asilo. Non solo. La bozza non menziona esplicitamente la rotazione dei porti, nemmeno su base volontaria. E ancora: il meccanismo sugli sbarchi e la ripartizione avrebbe “natura temporanea” di sei mesi, che potranno poi essere rinnovati, e, in caso di afflussi massicci, gli Stati membri potranno persino uscire dal patto. Insomma, l’intero testo è pieno zeppo di “soluzioni” per permettere a qualsiasi Stato membro di revocare la partecipazione al meccanismo. In questo modo il cerino rimarrà, sempre e comunque in mano all’Italia.

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