Nordio: “Una nuova Costituente per la riforma della Carta”

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  • Sarà che è nato nel 1947, quando l’Assemblea Costituente era in piena attività. E che, non da oggi, sostiene che quella sia la via maestra per mettere mano alla nostra legge fondamentale. Fatto sta che Carlo Nordio, fresco di elezione a senatore nelle file di Fdi e in pole come futuro Guardasigilli, ieri è tornato sull’ipotesi di riformare la Costituzione facendo eleggere dagli italiani una nuova Assemblea costituente. L’ha fatto in un’intervista al Messaggero, raccogliendo l’assist del capogruppo Fdi alla Camera, Francesco Lollobrigida, che nella prima conferenza stampa dopo la vittoria elettorale ha ricordato come la Costituzione sia «bella», ma «che ha anche 70 anni di età». In realtà ne ha qualcuno di più, proprio come Nordio, che saggiamente chiude la strada all’ipotesi di cambiarla «senza le opposizioni». La nostra Costituzione, spiega l’ex magistrato, «fu un miracolo di compromessi, scritta da grandi statisti ma oggi è invecchiata, come tutte le cose di questo mondo, e va riadattata alle nuove esigenze». Ma non certo da soli, a prescindere dai numeri del nuovo Parlamento. «Ovviamente si può e si deve farlo solo con il concorso e il contributo della maggior parte delle forze politiche», spiega il neo-senatore, che poi snocciola, appunto, la sua soluzione: «Personalmente preferirei un’Assemblea Costituente, come da tempo suggerisce la Fondazione Einaudi di cui mi onoro di far parte».

    Niente riesumazione della Bicamerale, mai più rispolverata dopo il fallimento di quella di D’Alema nel 1997, niente tentativi di riforma come quelli non andati a buon fine di Berlusconi e Renzi. Ma un organo dedicato, eletto dal popolo, insomma. La cosa interessante è che è un’ipotesi che ha già ricevuto adesioni trasversali dal mondo della politica. Il «suggerimento» a cui accenna Nordio è il progetto della Fondazione Einaudi che era stato presentato ai partiti, come disegno di legge costituzionale, alla fine di luglio 2021. Raccogliendo, appunto, il sì di quasi tutte le parti politiche. Il presidente della Fondazione, Giuseppe Benedetto, aveva raccontato proprio al Giornale a dicembre scorso i punti della proposta, rilanciata ieri da Nordio: «L’elezione dovrebbe avvenire con un sistema proporzionale puro (…) Dovrebbe essere composta da cento componenti e dovrebbe durare un anno. (…) Noi abbiamo disegnato una cornice che non dovrebbe essere riempita dal Parlamento, bensì da cento persone che si dedicherebbero a rivedere la seconda parte della Costituzione, facendo solo quello». I tempi sono maturi? Considerando la materia, rispondere non è semplice. Ma, come detto, la proposta rilanciata dall’ex magistrato e varata dalla Fondazione Einaudi aveva incontrato il favore di molti, con l’eccezione dei Cinque Stelle. Nella conferenza stampa a Montecitorio, un anno e mezzo fa, c’erano parlamentari di ogni colore: il leghista Dimitri Coin, l’azzurro Roberto Occhiuto, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, di Fdi, che ha rilanciato la proposta anche mesi dopo, ad Atreju. Tra i più entusiasti si segnalava l’ex capogruppo Pd in Senato, Andrea Marcucci (non rieletto domenica), che si era definito «recidivo» dopo aver sostenuto la riforma Renzi e caldeggiava un «vero ammodernamento della nostra Carta», come pure il vicepresidente di Iv alla Camera, Marco di Maio.


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