Ora il Paese paga in tempo. Ma i Sostegni vanno in tasse

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  • Mentre dal ministero dell’Economia si rivendica un’accelerazione nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione alle imprese – il 95,9% dell’importo totale delle fatture è stato saldato nel 2020 con una media di 45 giorni di attesa – dal centro studi di Unimpresa arriva una relazione allarmante.

    La povertà in Italia, a causa del Covid, è esplosa: 344mila famiglie in più sono entrate in una situazione di disagio economico e sociale durante la pandemia e il conseguente lockdown. L’anno scorso i nuclei familiari poveri hanno superato, per la prima volta negli ultimi anni, quota 2 milioni, in crescita del 20% rispetto al 2019, quando erano 1 milione e 674mila. L’incremento si registra soprattutto al Nord: più 30%, dai 726mila nuclei in difficoltà del 2019 a quasi 1 milione dello scorso anno. Sono cresciuti anche al centro del 21,5%, – con 52mila in più – e al Sud 9%, cioè 64mila famiglie in più. «Ecco il conto, drammatico, che ci aspettavamo: come sosteniamo da oltre un anno, il governo si è concentrato sulle misure sanitarie metre gli interventi a sostegno di imprese e cittadini sono stati pochi, sono arrivati col contagocce», dice il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara. Si tratta in effetti del dato più alto degli ultimi cinque anni: nel 2016 le famiglie povere erano 1,6 milioni, nel 2017 erano salite a 1,7 milioni, nel 2018 erano aumentate ancora a 1,8 milioni e nel 2019 erano scese a 1,6 milioni. Il timore – prosegue Ferrara è che «al termine del blocco dei licenziamenti, ci troveremo di fronte a una emorragia di posti di lavoro impossibile da arginare. Senza prospettive e certezze, del resto, le aziende del nostro Paese non possono pagare stipendi accumulando perdite».

    Anche perché sebbene con i due decreti Sostegni verranno erogati a imprese e partite Iva 21,4 miliardi di euro di contributi a fondo perduto, le imprese verseranno all’erario quasi 19 miliardi di euro entro la fine di giugno, segnala l’Ufficio studi della Cgia: «Possiamo affermare, con grande amarezza, che se molti titolari d’azienda riceveranno pochi aiuti e in grave ritardo, dovranno restituirli subito al mittente, cioè allo Stato, per pagare acconti e saldi di Ires, Imu, Irpef, Irap e diritto camerale».


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