Pasquale Valentini, la malapolitica e la malainformazione

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  • E’ insopportabile e avvilente dover constatare che di fronte ai problemi che il nostro Paese sta vivendo ci sia chi ancora intenda il compito della politica come quello di bisbigliare all’orecchio di qualche giornalista compiacente i resoconti fantasiosi di ipotetici retroscena o di organizzare pubbliche visioni di stranote interviste, legittimando operazioni giornalistiche di dubbia deontologia. Tutto questo perché, accettando di parlare a viso aperto negli organismi adibiti al confronto nei Partiti e negli spazi istituzionali, i fatti verrebbero a galla e i cittadini su questi potrebbero portare la loro attenzione e giudicare così l’operato del governo e dell’opposizione.
    Allora apparirebbe chiaro che l’aver ottenuto in pochi mesi il riconoscimento del Moneyval e dell’Ocse e l’aver firmato con l’Italia l’Accordo di Cooperazione economica e, ancora, l’aver siglato con una quindicina di Stati accordi contro le doppie imposizioni, sono fatti. E contro questi fatti si può anche non essere d’accordo, ma hanno ben poco valore le continue disquisizioni sull’ingresso nell’Europa da parte di coloro che ci hanno portato in procedura rafforzata e ci hanno fatto apparire inaffidabili per gli organismi internazionali.
    Allo stesso modo, tutto il lavoro tecnico e diplomatico condotto per sostenere il nostro sistema bancario e Cassa di Risparmio in particolare, fino alla firma dell’Accordo di collaborazione finanziaria con l’Italia, è un fatto e tutti i cittadini possono capire la differenza rispetto alla latitanza di governi precedenti che hanno ignorato i segnali di allarme che arrivavano dall’esplosione del caso Asset o dalle denunce di Banca Centrale sulla pericolosità dell’operazione Delta.
    Rispetto poi a chi vuole dipingere questo governo come inconcludente e incapace di un progetto economico perché aveva immaginato per il Paese uno sviluppo basato sulla moltiplicazione delle case da gioco e sulle residenze fiscali, chiunque allora potrebbe comprendere che è cosa ben diversa l’aver impostato una legge di bilancio con l’obiettivo di contenere la spesa corrente, senza rinunciare ad una politica di investimenti e di sostegno ad una ripresa economica fatta di lavoro reale.
    Senza voler insegnare niente a nessuno, credo tuttavia che sia giunto il momento di mostrare con chiarezza che per servire il Paese occorre il coraggio e la lealtà di misurarsi coi fatti. Il resto davvero fa parte di una politica vecchia che tutti dicono di voler abbandonare ma che ripetutamente ritorna a galla.

    Pasquale Valentini