Patrimoniale, il piano di Prodi: vuol farla rientrare dalla finestra

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • Dopo aver già bussato alle tasche degli italiani con la sua celebre EuroTax, imposta timidamente battezzata con il nome di “Contributo straordinario per l’Europa” (30 dicembre 1996), ovvero una manovra-scure del peso di 4300 miliardi di lire necessaria per far entrare il nostro Paese nell’area euro, Romano Prodi si dice tranquillamente favorevole ad una patrimoniale, senza peraltro prendere in considerazione la pesante crisi economica in atto.

    Per il “professore”, tuttavia, l’occasione potrebbe non essere quella opportuna non a causa del delicato momento che l’Italia sta attraversando, ma per colpa di una certa opinione pubblica che remerebbe di certo contro una manovra da lui ritenuta giusta. “La patrimoniale è vista come il demonio perché è stata descritta come l’espropriazione. Io credo che non si possa applicare adesso perché c’è questa opinione pubblica”, spiega Prodi nel corso del suo intervento alla convention di Acer Bologna 2020, come riportato da Agi. Tuttavia, è convinto l’ex presidente del consiglio “qualche strumento che preveda il fatto che in un momento di sacrificio chi ha di più contribuisca in favore dei più deboli, deve essere pensato”. Insomma, non ora, ma più in là la patrimoniale potrebbe tornare prepotentemente sul campo. Dopo lo stop in Commissione, la mazzata rientrerebbe dalla finestra…

    “Se usiamo bene i fondi europei non c’è bisogno di servirsi di strumenti straordinari, afferma ancora Prodi. Ciò non esclude comunque la necessità di attingere da altre fonti (ad esempio, per l’appunto, la patrimoniale), come puntualizza poco più avanti: “Nessun Paese lo può escludere, perché il problema della finanziarizzazione dell’economia mondiale e della possibilità di evadere le imposte ha reso intollerabile la differenza tra ricchi e poveri”.

    Da un europeista che ha fatto di tutto pur di accedere alla zona euro, ovviamente, non può che arrivare un elogio ai cosiddetti aiuti economici comunitari previsti per chi ne farà richiesta. “Il Recovery Fund è un grande aiuto, una somma immensa, ma attenzione che se lo sprechiamo non serve a niente”, ammonisce l’ex presidente dell’Iri. “Nella prima fase di emergenza è giusto che ci sia concentrati sul presente, anche se si poteva essere più un pò più rigorosi nel vedere chi meritava o meno”, aggiunge ancora Prodi dal palco della convention. Il passo successivo, tuttavia, deve prevedere ben altro. Bisogna “mettersi nella seconda fase in cui il Recovery Fund viene utilizzato per rinnovare la società del domani investendo sulla scuola, sulla ricerca che sono assolutamente indispensabili se vogliamo davvero salvare il nostro futuro”, conclude il “professore”.



    Fonte originale: Leggi ora la fonte