Più che “patata” è patatrac. La Raggi affossa i grillini, polemiche su un titolo ma Grillo perde il 2,3 per cento

Tutti, nel gennaio 2015, fummo solidali con i colleghi di Charlie Hebdo decimati dal terrorismo Isis, ma non tutti pensavamo che quelle vignette facessero ridere o non fossero blasfeme.

Semplicemente si rivendicava il diritto di satira, di sberleffo al potere e financo a una religione. Così quando ieri Vittorio Feltri sul suo giornale ha usato la satira applicata al giornalismo quotidiano – cosa che fa da una ventina d’anni a questa parte – abbiamo sorriso, come penso abbiano fatto i più. Sorridere non vuole dire condividere. Quel titolo – «Patata bollente» appiccicato alla foto di Virginia Raggi, sindaco a sua insaputa di Roma -, era evidentemente un doppio senso, perché la «patata» poteva essere letta non come un ortaggio ma come parte intima del corpo. Un «corpo» che rimbalza con malizia e allusioni nei verbali e nei pettegolezzi del pasticcio combinato sulle nomine capitoline da lei, Romeo e Marra.

Quello di «buttare in vacca» temi seri e delicati è parte integrale del feltrismo, che è un fenomeno diverso e lontano dal sessismo, ed è applicato a tanti malcapitati senza distinzione di genere o politico (Craxi e Berlusconi compresi), superato per efficacia solo dai colleghi del Manifesto che con il loro «Pastore tedesco» il giorno dell’elezione di Ratzinger al soglio pontificio passarono alla storia del giornalismo (senza destare indignazione, essendo di sinistra-sinistra).

La verità è un’altra. L’ipotesi che i sentimenti, e forse qualche cosa di più, c’entrino in qualche maniera con i pasticci della Raggi a Roma è addirittura una pista investigativa. Se i fatti privati devono restare fuori, lo si dica. Ma per tutti, Berlusconi e Minetti compresi. Se le donne esigono giustamente la parità, eccola servita anche per quanto riguarda il tritacarne mediatico. Basta piagnistei e moralismi, in un libero mercato ognuno è libero di scegliere quale giornale comprare e, se deluso o offeso, cambiarlo. Il resto è solo cinema stucchevole e ipocrita per nascondere un fatto inconfutabile: il caso Raggi sta per la prima volta facendo perdere consensi in modo significativo ai Cinquestelle a livello nazionale. Non sarà una patata, ma cavoli amari sì. Il Giornale.it

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