Processo Biagioli, Foschi: chiesta a Ceccarini non una condanna, ma una sentenza

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  • “La domanda di astensione presentata dal Commissario della Legge Vittorio Ceccarini contiene una serie di considerazioni che denotano come questi abbia perso la calma dimostrando di non avere più la serenità e l’equilibrio necessari per svolgere il ruolo di giudice. Con toni decisamente inopportuni viene lanciata una serie di accuse verso il Magistrato Dirigente, verso l’Ordine degli Avvocati e verso il sottoscritto e vengono inoltre stigmatizzate scelte operate dal Consiglio Grande e Generale nell’esercizio delle sue funzioni, configurando una vera e propria ingerenza nei confronti dell’assemblea legislativa giustamente preoccupata per la possibile prescrizione del procedimento a carico dell’ex comandante della Gendarmeria.

    Assieme ad altri Consiglieri membri della Commissione Affari di Giustizia, sono stato firmatario di un ordine del giorno in cui si esprime la preoccupazione che quel processo, dopo avere vissuto un iter alquanto tormentato, possa cadere in prescrizione determinando una mancata pronuncia da parte della Giustizia che, in questo modo, rinuncerebbe a pronunciarsi nel merito, limitandosi cioè a prendere atto della decorrenza dei termini previsti per giungere ad una sentenza.

    È, pertanto, completamente infondata l’affermazione secondo la quale si vorrebbe fare pressione sul giudice affinché emettesse un provvedimento di condanna: quello che invece si chiede è proprio di giungere ad emettere UNA sentenza, qualunque essa sia, esprimendo una parola chiara e definitiva ma nel merito della delicata vicenda.

    Va ricordato inoltre che nel corso del processo, più volte il Commissario Ceccarini è stato protagonista di alcune intemperanze verso Avvocati dell’Ordine tanto da essere discussi nel Consiglio Giudiziario ordinario e presso l’Ecc.ma Reggenza.

    Nella mia veste di Segretario di Stato per la Giustizia ho pubblicamente invitato tutte le parti del processo, dal Giudice agli Avvocati, ad una maggiore sobrietà, tenendo conto del contesto delicato nel quale si celebra il processo, ma senza fare a meno di notare come in almeno un’occasione il Commissario Ceccarini avesse utilizzato l’aula del Tribunale per esprimere considerazioni che sarebbe stato meglio svolgere altrove.

    Detto questo, al successivo episodio di scontro tra il Giudice ed un altro avvocato, a fronte dell’esposto presentato dall’Ordine degli Avvocati, ci si è nuovamente trovati ad esaminare la situazione in Consiglio Giudiziario lo scorso 3 novembre.

    Nonostante in quella sede si fosse unanimemente concordato sul fatto di non entrare nuovamente nel merito della vicenda, limitandosi a prendere atto della nota degli Avvocati, pochi giorni dopo comparve su un quotidiano la notizia (errata, ma forse dovuta ad una fuga di notizie “interessata”) che il Consiglio Giudiziario avrebbe solidarizzato con il Giudice Ceccarini, lasciando quindi intendere che in quella sede c’era stata una netta presa di posizione da parte della Magistratura.

    In quanto Membro di diritto di quell’organismo, e per rispetto alla Reggenza che lo presiede, ho precisato alla stampa come si erano realmente svolte le cose, e questo pare avere scatenato le ire del Commissario Ceccarini.

    Per quanto mi riguarda posso solo ricordare come durante il mio mandato mi sia sempre adoperato per salvaguardare l’autonomia della Magistratura e migliorarne l’efficienza, cercando anche di ridurre il rischio delle prescrizioni, sia attraverso interventi legislativi che attraverso interventi inerenti l’organizzazione, il personale e tutto quanto necessario per un funzionamento più puntuale.

    Abbiamo messo mano ad una serie di questioni da sempre attese e mai realizzate, definendo una serie di provvedimenti (dalle intercettazioni al codice di procedura penale) che non essendo stato possibile portare all’approvazione, a causa della crisi, abbiamo consegnato in eredità al nuovo Governo, il quale, se davvero vuole proseguire sulla strada del miglioramento della Giustizia, non ha che da riprendere e riavviare per la trasformazione in legge.

    Ivan Foschi
    Comunicato Stampa