Psicosi a Torino: l’assassino può colpire ancora. Caccia ad un 30enne vestito in modo elegante. «È un folle». Come Kabobo a Milano

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Torino La caccia all’assassino del 34enne Stefano Leo, va di pari passi con il terrore dei torinesi di trovarsi difronte un uomo che, senza dire neppure una parola, tira fuori un pugnale mirando alla gola di chi si trova sul suo cammino.

In questi giorni, il luogo in cui si è consumata la tragedia, nei pressi di via Murazzi, viene accuratamente evitata da chi fino al giorno prima dell’efferato omicidio sceglieva quella passeggiata in mezzo alla natura per rilassarsi o raggiungere il centro cittadino senza usare l’automobile. Proprio come quella maledetta mattina ha fatto Stefano Leo, sgozzato pochi minuti prima di mezzogiorno mentre si stava recando nel negozio dove da tre mesi lavorava come commesso.

Per gli inquirenti è stato chiaro fin dall’inizio che quello del giovane originario di Biella, era un assassinio brutale eseguito dalla mano di un folle, trasformatosi in killer non per vendicarsi di un ragazzo tranquillo e dalla vita limpida e neppure per derubarlo, visto che il portafoglio ed il cellulare della vittima non sono stati toccati. Più le ore passano e più agli investigatori pare chiaro che l’assassino al quale dare la caccia è uno squilibrato, che colpisce a caso le sue vittime. Un killer che non ha moventi e per questo ancora più sfuggente per le indagini certosine degli investigatori e molto più pericoloso per i torinesi che temono di essere la prossima vittima.

Una tragedia della follia che ricorda quella accaduta 6 anni fa a Milano, quando Mada Kabobo – giovane ghanese irregolare e con precedenti penali – uccise a picconate una persona, ferendone 4. Ad avvalorare l’ipotesi del folle, c’è anche il racconto di un supertestimone che ha raccontato di aver visto il momento in cui il giovane commesso è stato sgozzato. Grazie alla sua descrizione, si è potuto realizzare un identikit: un uomo sui 30-35 anni, vestito in maniera elegante ed alla moda, rasato sui lati della testa e una coda di capelli ricci. Inoltre la testimonianza ha confermato i timori già emersi all’indomani del delitto, ossia che il killer è da considerarsi «un folle a intermittenza», che dopo l’aggressione e la fuga in tranquillità, si è dileguato tra la gente. Come se nulla fosse. +Stefano non ha neppure avuto il tempo di difendersi, perché tutto è accaduto in una manciata di secondi: il taglio alla gola, la sua corsa disperata verso le auto per chiedere disperatamente aiuto e poi la morte. Il Giornale.it

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