Quegli 800mila versati a Open dall’imprenditore poi candidato nel Pd

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  • Si allarga il caso della fondazione renziana. Il maxi versamento di Gianfranco Librandi, poi finito in Italia Viva

    Monta, come una valanga, l’inchiesta su Open. Il fascicolo aperto dalla Procura di Firenze sulla fondazione “renziana” ha portato alla perquisizione di una dozzina di aziende finanziatrici di Open, sostenitrice numero uno della kermesse della Leopolda e dell’attività politica di Matteo Renzi.

    I magistrati gigliati indagano su Alberto Bianchi e Marco Carrai, da sempre vicini all’ex presidente del consiglio ed ex segretario del Partito Democratico. Ma l’attenzione delle toghe è tutta per i finanziatori dell’ex fondazione, chiusa nel 2018 dopo sei anni di intensa attività.

    Sotto la lente di ingrandimento della Procura e delle Fiamme Gialle, le società che hanno sostenuto economicamente le iniziative di Renzi. E i nomi sono di primo-primissimo piano: Menarini, Rifle, British American Tobacco, Fondo Algebris (di Davide Serra), Gruppo Getra, Gruppo Gavio (concessionario italiano delle autostrade), Karat, Garofalo Health Care e la Isvafim di Alfredo Romeo, che versa 60mila euro. In ogni caso, attualmente, gli unici indagati sono Bianchi e Carrai

    Ora la faccenda si infittisce. Già, perché L’Espresso ha visionato i nuovi documenti dell’inchiesta. Ecco, il settimanale del Gruppo Gedi pone l’accento sulla figura di Gianfranco Librandi, ex deputato del Pd – ora passato con Italia Viva – che ha donato alla fondazione Open una cifra “da record” di 800mila euro.

    Ma facciamo un passo indietro e prima di arrivare agli 800mila euro di Librandi, ci sono i 700mila che l’attuale leader di Italia Viva ha chiesto – citando le sue parole ai microfoni di Radio Capital“a un carissimo amico perché per cinque mesi non avevo quella disponibilità”. Una somma necessaria all’acquisizione della villa con giardino, a Firenze

    “L’ex segretario del Pd, ora Italia Viva, secondo i documenti consultati da L’Espresso ha acquistato la nuova casa a Firenze anche grazie ai soldi ricevuti dalla madre dell’imprenditore Riccardo Maestrelli. Un generoso finanziatore della fondazione renziana”, scrive il settimanale. Il fu premier ha replicato a muso duro, annunciando denuncia all’Espresso “per violazione del segreto bancario”.

    L’Espresso, nella nuova puntata della sua inchiesta, scava ancora: “Le carte consultate evidenziano come gli investigatori si stanno concentrando su alcuni passaggi di denaro effettuati da alcuni protagonisti della vicenda. Transazioni che potrebbero imbarazzare non poco il senatore e il suo Giglio magico”. Il settimanale diretto da Marco Damilano, infatti, parla anche di un prestito da 20mila euro ricevuto da Renzi da Carrai.

    Il settimanale dice di aver scoperto altre anomalie: dal febbraio 2017 al giugno 2018, 800mila euro sono arrivati nelle casse della fondazione Open da Tci Telecomunicazioni Italia e la Tci Elettromeccanica, due società riconducibili all’impenditore Gianfranco Librandi, che recentemente ha salutato Nicola Zingaretti e il Pd per approdare proprio in Italia Viva. Il Giornale.it