Riflessioni di inizio anno….di Elisabetta Righi Iwanejko

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  • Riflessioni di inizio anno.  La società che cambia non solo in economia ma anche in sensibilità cristiana e sociale, una necessità di crescita per il mondo

    L’ingiusta spartizione della ricchezza e l’oppressione dei miseri rappresentano uno dei problemi brucianti nella storia dell’umanità, al punto che il rapporto fra ricchezza e povertà è una delle questioni che maggiormente hanno interessato la riflessione etica; e tuttavia la globalizzazione e la finanziarizzazione dell’economia pongono agli uomini di oggi problemi di una densità morale che non ha precedenti.

    Per questo una riflessione sull’etica economica non può evitare di interrogarsi almeno su cinque questioni fondamentali.

    La trasformazione del lavoro, il processo di transizione verso un’estrema flessibilità nei rapporti di lavoro, con l’insicurezza e la precarietà che ne derivano, è ormai un problema globale. Per questo non solo è oggi necessario riaffermare la centralità della persona umana e la sua priorità sul capitale contro i pericoli di nuove forme di sfruttamento e di disumanizzazione, ma è anche indispensabile valorizzare la dimensione sociale e solidale del lavoro contro le tentazioni individualistiche che esaltano unicamente la massimizzazione del profitto del singolo.

    La destinazione universale dei beni. La globalizzazione ha favorito processi di concentrazione della ricchezza e di controllo delle risorse senza precedenti.

    L’allargamento della forbice fra i pochi che hanno accesso a una quantità esorbitante di beni e la maggioranza cui tale accesso è sistematicamente negato è inaccettabile sul piano morale.

    Immaginare un’economia dal volto umano significa a questo livello progettare correttivi che producano una significativa inversione di rotta: “I beni – si legge nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa – anche se legalmente posseduti, mantengono sempre una destinazione universale; è immorale ogni forma di indebita accumulazione, perché in aperto contrasto con la destinazione universale assegnata da Dio Creatore a tutti i beni”.

    La promozione di uno sviluppo solidale. Non esiste solo il problema della sostenibilità economica dello sviluppo, ma anche quello della qualità delle relazioni che esso promuove. Sfida di enorme portata, poiché si tratta di scegliere fra un modello di sviluppo centrato sul profitto, impersonale e indifferente alla ricaduta che ha sulla vita delle persone, e modelli, quali il microcredito, la cooperazione, l’economia di comunione, che considerano essenziale la qualità delle relazioni umane e la promozione della solidarietà sociale.

    Contro una visione economica di pura accumulazione, si stabilisce qui che fine dell’economia deve essere lo sviluppo integrale dell’uomo sul piano personale come su quello comunitario.

    La consapevolezza che l’economia può veicolare l’affermazione dei diritti umani o diventarne la sua negazione. “Siamo testimoni – ha scritto Giovanni Paolo II – dell’affermarsi di una preoccupante forbice fra i nuovi diritti promossi nelle società tecnologicamente avanzate e diritti umani elementari che tuttora non vengono soddisfatti soprattutto in situazioni di sottosviluppo: penso ad esempio al diritto al cibo, all’acqua potabile, alla casa, all’autodeterminazione e all’indipendenza”.

    Una forbice simile rischia di stabilirsi anche all’interno delle società occidentali. Per questo non può esserci riflessione etica sull’economia che ignori il modello di diritto che essa veicola.

    Da questo punto di vista i mezzi per raggiungere la ricchezza non sono mai neutrali: è proprio la scelta dei mezzi a stabilire della legittimità delle scelte economiche.

    La responsabilità per il futuro. A fronte di modelli economici e finanziari che esaltano il ricavo immediato, appare sempre più urgente riportare all’interno dell’agire economico la riflessione sulle conseguenze ambientali e sociali delle nostre azioni. Si tratta qui di una sfida di altissimo livello, perché implica responsabili e difficili rinunce, perché richiede lo sforzo creativo di immagine e responsabilmente vie alternative alle economie di rapina.Utopia? Eppure è difficile immaginare un’economia più attenta alla giustizia e più rispettosa dell’uomo senza l’assunzione di questa responsabilità per il futuro.

    La sfida è enorme, ma inevitabile… Poiché in gioco c’è la dignità della persona umana.                                   Elisabetta Righi Iwanejko