Nuove inquietanti rivelazioni emergono sull’omicidio di Pierina Paganelli, l’anziana uccisa il 3 ottobre 2023 nel garage di via del Ciclamino a Rimini. Dalle indagini in corso sono emersi più di 24 atti depositati all’ufficio del gip, contenenti intercettazioni e messaggi di Louis Dassilva, il 35enne accusato dell’omicidio. Le conversazioni, scoperte tra Dassilva e i suoi conoscenti in Senegal, rivelano richieste di interventi voodoo e riti magici contro i poliziotti e il pm Daniele Paci, titolare dell’indagine sull’omicidio della 78enne.
Dassilva, in un linguaggio in wolof, la lingua parlata in Senegal, aveva chiesto l’aiuto di un “papa” o “stregone” per compiere un rito magico, noto come “maraboutage”, che avrebbe dovuto proteggere lui stesso e ostacolare l’operato degli investigatori. Le intercettazioni, tradotte dagli inquirenti, rivelano un uomo sempre più nervoso e angosciato dalla possibilità di essere arrestato. In una delle conversazioni, Dassilva racconta di aver partecipato a un rituale dell’agnello, in cui avrebbe sacrificato l’animale come atto propiziatorio.
Un’altra conversazione emersa dagli atti porta Dassilva a descrivere come la sua paura di essere coinvolto nell’omicidio lo abbia spinto a chiedere aiuto. Racconta di essere stato tra i primi a ritrovare il cadavere di Manuela Bianchi, parlando anche del timore di essere accusato ingiustamente solo per il fatto di essere nero. Questo panico lo ha portato a chiedere un “intervento” per liberarsi da quella che percepiva come una situazione pericolosa.
Inoltre, tra le intercettazioni, sono stati trovati 14 messaggi inquietanti indirizzati a numeri senegalesi. Questi messaggi, che menzionano ripetutamente i nomi di poliziotti e magistrati coinvolti nelle perquisizioni a suo carico, sembrano essere richieste di malefici nei confronti degli inquirenti. Dassilva utilizzava un linguaggio codificato, consapevole che un’espressione diretta avrebbe compromesso le sue intenzioni. La sua angoscia cresceva, tanto che gli erano stati inviati amuleti da tenere in casa e in auto, oltre a un gris-gris, un amuleto che doveva indossare al collo per allontanare la cattiva sorte.
L’indagine sta rivelando un quadro complesso e inquietante, con Dassilva che sembra aver cercato di manipolare la sua situazione con l’ausilio di pratiche esoteriche e riti magici, nel tentativo di sfuggire alla giustizia e proteggere se stesso da un possibile arresto. La paura di essere arrestato e coinvolto nell’omicidio, unita alla sua richiesta di protezione tramite il voodoo, continua a essere un elemento chiave nelle indagini, che si stanno concentrando sempre di più sulle sue azioni e intenzioni.