Rimini. «Ho fatto l’infiltrato per 10 anni, i criminali si fidavano di me»

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  • pistolaNOME
    in codice ‘Piero’. Sono in pochi a sapere chi c’è dietro l’alias di un uomo che per quasi 10 anni ha fatto l’informatore e l’infiltrato per le forze dell’ordine. Vissuto sempre sul filo del rasoio, era (e probabilmente lo è ancora) uno che conosce ‘tutti’. Ha ancora l’elenco di guerre e alleanze che in riviera hanno fatto la storia della ‘nera’. Ha rischiato la pelle, collaborato ad arresti eclatanti, stretto patti con delinquenti di spessore, facendo un doppio gioco che alla fine gli è costato parecchio. Scaricato, dice lui, dalle divise, si ritrova ora a combattere con cause e avvocati. Lui, che della legalità, è stato l’altra faccia. Nell’ombra per anni, racconta di come non riesca più a tornare in superficie. I soldi che aveva li ha spesi in processi, e crede di dovere avere qualcosa in cambio. O resterà condannato al ruolo di ‘illegale’.
    Come si diventa un infiltrato?
    «Mi hanno fatto una proposta perchè sapevo tante cose e conoscevo molte persone legate anche alla criminalità organizzata. Ancora oggi vi posso dire chi comanda, dove bisogna cercare, nomi e cognomi dei nuovi ‘padroni’».
    Cosa si intende a Rimini per criminalità organizzata?
    «Droga, prostituzione, ma soprattutto riciclaggio, usura e gioco d’azzardo. Quest’ultimo è stato oggetto di parecchie guerre. Non tutti sanno perchè qui sono successe delle cose, cosa c’era dietro alcune sparatorie, ma io sì».
    Perchè ha accettato un ruolo così pericoloso?
    «Perchè era allettante, per i soldi e perchè mi era stato promesso che sarei stato portato a Roma, a lavorare a un livello più alto. Era pericoloso, sì, ma sarei stato pagato per i miei ‘servizi’.
    Come funzionava?
    «Per fare il ‘gancio’ (contatto, ndr) era come entrare in un vortice, ma una volta guadagnata la fiducia, e io ero bravo in questo, ‘loro’ ti raccontavano tutto. Sono persone che amano anche vantarsi della cose che fanno. Naturalmente dovevo fingere di essere nemico giurato dei carabinieri, e anche in questo ero bravo».
    E’ mai stato costretto a commettere reati?
    «No».
    Come si fa a non farsi scoprire?
    «Bisogna essere cinici e freddi come loro. Non devi ‘scazzare’.
    Nessuno ha mai avuto sospetti?
    «Mai».
    Un’operazione più pericolosa di altre?
    «Una con gli albanesi, arrestarono 30 persone ne sequestrarono chili di droga. Di più non posso dire».
    Quando smise il ‘lavoro’?
    «Nel 2006, quando sono stato scaricato».
    Cosa intende?
    «Nel corso di un’operazione sono finito non so come dalla parte dei ‘cattivi’ e da quel momento è stato un calvario. E’ cominciata una serie di guai giudiziari che mi hanno messo a terra».
    Vive nella zona?
    «Non più».
    «Non ha mai avuto paura che qualcuno potesse vendicarsi?
    «No, perchè non sanno che dietro ci sono io. Come ‘ringraziamento’ dei servizi resi, la giustizia mi ha affibiato anche la sorveglianza speciale. Sono stato assolto da quasi tutto, e il resto l’ho pagato a carissimo prezzo».
    Che cosa chiede?
    «Un risarcimento, essere pagato per il servizio reso. Qualcosa mi devono, se non altro per avermi lasciato andare alla deriva quando avevano promesso di coprirmi le
    spalle».

    Resto del Carlino