Niente manifesti contro l’ideologia gender sui muri della città. Il Comune di Rimini ha negato l’autorizzazione per l’affissione di cento manifesti richiesti dall’associazione culturale San Michele Arcangelo e da Pro Vita & Famiglia Onlus.
Il materiale promozionale riportava il volto di Donald Trump accompagnato dalla frase: “Impedirò la mutilazione chimica dei giovani causata dall’ideologia gender”, un riferimento a un ordine esecutivo firmato dall’ex presidente degli Stati Uniti. Sul manifesto compariva anche l’invito: “Il Governo italiano prenda esempio”.
La decisione del Comune: “Messaggio discriminatorio e non veritiero”
Secondo l’amministrazione comunale, il contenuto è stato giudicato discriminatorio, allarmistico e non rispondente al vero, in contrasto con le normative vigenti, il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e alcuni principi costituzionali.
Inoltre, il Comune ha ricordato che una sentenza del Tar del 2022, recentemente confermata dal Consiglio di Stato, ha stabilito che la libertà di espressione tramite affissioni pubblicitarie non è assoluta, ma deve rispettare criteri di continenza espressiva, prudenza e precauzione per evitare impatti negativi sulla sensibilità pubblica.
Arcigay: “Stop ai messaggi d’odio, Rimini città accogliente”
Sul caso è intervenuta anche Arcigay Rimini, con il presidente Marco Tonti, che ha espresso soddisfazione per la decisione dell’amministrazione:
“Rimini deve essere una città accogliente e rispettosa. Nessuno ha il diritto di diffondere odio o false informazioni sulle persone transgender. Il Comune ha già dimostrato fermezza in passato, bloccando affissioni contro l’interruzione volontaria di gravidanza, e ora ribadisce la sua posizione con coerenza”.
L’associazione ha sottolineato come la riforma del codice delle comunicazioni pubblicitarie approvata dal Consiglio comunale di Rimini sia un passo decisivo per impedire l’utilizzo dello spazio pubblico per messaggi di discriminazione.
Un precedente che tanti potrebbero imitare
Il caso riminese potrebbe diventare un precedente per altre città italiane, chiamate a confrontarsi con il tema della libertà di espressione nel rispetto delle normative vigenti. La decisione dell’amministrazione si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda i limiti della comunicazione pubblicitaria su temi sensibili.