San Marino. 144 mila euro per passare all’Iva ed allinearsi agli standard europei

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  • Nei giorni scorsi Tribuna ha pubblicato in esclusiva la notizia della volontà del governo di San Marino di accelerare il percorso di adesione alla Ue.

    L’obiettivo è quello di andare a negoziare le condizioni di ingresso, attraverso un team con una adeguata e qualificata presenza sammarinese a partire dal coinvolgimento della nostra missione permanente a Bruxelles.

    Si sta anche cercando di individuare delle personalità di prestigio che abbiano una adeguata conoscenza delle istituzioni comunitarie, nonché “entrature” di carattere politico. Non va dimenticata la necessaria dimestichezza amministrativa e con la complessa burocrazia dell’Unione. Si parla di 6, massimo 7 persone, si privilegeranno i sammarinesi.

    Uno di loro sarà invece esterno a San Marino. Il governo è orientato a una personalità di spicco di nazionalità maltese, in quanto piccolo Stato entrato di recente nell’Unione che ha molte analogie col Titano. Sul tavolo c’è anche l’idea di una personalità austriaca in quanto pur essendo uno Stato di grandi dimensioni, prima di diventare membro effettivo dell’Unione, ha avuto un periodo come Paese associato alla Ue. La Tribuna

    Senza contare che facendo le dovute proporzioni, le problematiche di carattere bancario e finanziario che hanno dovuto affrontare sono analoghe a quelle sammarinesi. Uno dei vari nodi da sciogliere nell’ottica di una maggiore integrazione con l’Europa, non può che essere il passaggio all’Iva.

    Sul punto abbiamo recuperato le opinioni espresse dall’esperto di fiscalità internazionale Fabrizio Cremoni un paio di anni fa ma ancora attualissime, espresse proprio in occasione di un convegno organizzato dall’Anis sul tema: “In termini di gettito – ebbe modo di dire Cremoni -, i vantaggi sono ipotizzabili, anche se chiaramente tutti da verificare.

    Molto dipenderà dall’elasticità, dal modo in cui reagiranno i consumi interni. L’imposta monofase non grava sul produttore o sul commerciante, ma si trasferisce direttamente sul consumatore finale. L’Iva invece viene applicata in tutti i passaggi intermedi. A costanti consumi, con l’Imposta sul Valore Aggiunto aumenterebbero gli introiti per lo Stato. Oltre ai maggiori introiti per le casse statali della Repubblica, l’Iva parla la stessa lingua degli altri paesi europei”. Quest’ultimo argomento appare risolutivo. E se ne deve essere accorto anche il governo: spulciando fra le delibere infatti ce n’è una particolarmente calzante, dal titolo: “Studio per l’introduzione del nuovo sistema d’imposta indiretta in linea con gli standard internazionali e le direttive europee”. Studio che mira ad individuare “la struttura normativa del progetto di legge” che preveda le seguenti direttrici:

    “a) introduzione di un sistema che vada nella direzione di favorire una maggiore; integrazione dell’economia sammarinese con l’Unione Europea;

    b) valorizzazione delle specificità dell’economia sammarinese, al fine di accrescerne la competitività;

    c) previsione di una disciplina del passaggio dal sistema monofase al nuovo sistema di imposte indirette”.

    E che il governo ci creda molto nel progetto lo si evince anche dagli euro impegnati, ben “144.500 in favore dello Studio P. Centore & Associati quale corrispettivo per la realizzazione della prima fase del progetto per l’introduzione del sistema di imposte indirette sul valore aggiunto in linea con gli standard internazionali e le linee europee. L’incarico ha durata fino al 30 settembre 2014.

    I primi sette punti della prima fase devono concludersi entro il 31 luglio 2014”. Migliaia di euro insomma, non proprio “bruscolini” in tempo di spending review per un progetto che appare molto ben avviato. L’Europa è a un passo.

    La Tribuna