San Marino. “5G, si rispetti principio di precauzione”

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Siamo nel XXI secolo, un secolo caratterizzato da un salto esponenziale nel campo della tecnologia connessa ai più disparati settori della vita privata e lavorativa . Siamo nell’epoca dei social, della connessione virtuale costante con tutto e tutti ma, a quanto pare siamo anche in piena crisi di rapporti veri, di connessioni di anime, di connessione con il Tutto (ambiente, gli altri, noi stessi) che tutti riguarda. San Marino inoltre, la nostra terra, la terra della Libertà, ha scelto di essere il primo Paese, nel panorama vicino europeo, ad adottare sperimentalmente i sistemi mobili di quinta generazione noti come strutture 5G, ignorando completamente il principio di precauzione, peraltro principio del diritto comunitario e internazionale . Noi di Salute Attiva, insieme all’Associazione Micologica sammarinese abbiamo, dunque, deciso di non rimanere alla finestra a guardare… abbiamo deciso di presentare una Istanza d’Arengo al fine di ottenere la sospensione del 5G in attesa della produzione di sufficienti evidenze scientifiche idonee a sancirne l’eventuale (ovviamente auspicata) innocuità. Ricordiamo che le strutture 5G si servono di inesplorate radiofrequenze prive di studi preliminari sul rischio per la salute della popolazione esposta alle irradiazioni di ubiquitari campi elettromagnetici.
Il 5G, a sua completa attuazione mondiale , prevede Wi-Fi dallo spazio, droni nel cielo e milioni di mini-antenne a microonde millimetriche, una ogni poche decine di metri sul 98% del territorio , anche sui lampioni della luce e nei tombini dei marciapiedi oltre che all’interno delle abitazioni civili, che andranno inevitabilmente a sommarsi ai migliaia di Wi-Fi attivi. Ciò comporterà un’esposizione massiccia della popolazione all’inquinamento elettromagnetico e si preannuncia un innalzamento delle soglie limite per i valori di irradiazione, dalla cautelativa media attuale dei 6 V/m fino anche a 61 V/m (ovvero, in fisica, 110 volte più di oggi!). L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondale della Sanità ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come “possibili cancerogeni” inserendoli nel gruppo 2B, mentre il dottor Olle Johansson, neuroscienziato del Karolinska Institute ha affermato che la prova del danno causato dai campi elettromagnetici a radiofrequenza “è schiacciante”. Il dottor Ronald Powell, fisico laureato ad Harvard che ha lavorato presso la National Science Foundation e l’Istituto nazionale degli standard e della tecnologia, condivide preoccupazioni simili riguardo al potenziale danno diffuso dalle radiazioni a radiofrequenza.
Nel marzo 2018, inoltre, sono stati diffusi i primi risultati dello studio condotto in Italia dall’Istituto Ramazzini (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), che ha considerato esposizioni alle radiofrequenze della telefonia mobile mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio statunitense sui telefoni cellulari, riscontrando gli stessi tipi di tumore. Il team di ricerca ha da poco pubblicato i risultati dello studio, il più grande mai realizzato sulle radiazioni 2G e 3G. Sui ratti da laboratorio esposti ai campi elettromagnetici GSM da 1.8 Ghz, quelle delle antenne della telefonia mobile, sono stati riscontrati rari tumori maligni a cuore e cervello. Infatti, sono emersi aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi italiani hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio americano: iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni (tumori del cervello) alla dose più elevata.
Sono poi quasi 200 gli scienziati indipendenti che, guidati dal Prof. Lennart Hardell, hanno sottoscritto l’appello internazionale per una moratoria del 5G. E un altro appello ha già raccolto le adesioni di ricercatori, cittadini e organizzazioni di 96 paesi al mondo e mette a disposizione una bibliografia ricchissima, che attesta numerosi rischi biologici da elettrosmog. In Italia, non da ultimo, nel 2018 i medici di ISDE Italia hanno chiesto al Governo Conte “un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari e una moratoria per l’esecuzione delle sperimentazioni 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario”.
Di recente il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Comunità Europea ha quindi affermato che il 5G “evidenzia criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza. La polemico è in merito ai danni causati dalle attuali tecnologie wireless 2G, 3G e 4G”. E ancora: “Gli effetti della radiazione elettromagnetica sono stati generalmente ben studiati, tuttavia la radiazione elettromagnetica di bassa frequenza è meno studiata”. E infine: “L’esposizione ai campi elettromagnetici che potrebbe influenzare l’uomo rimane un’area controversa e gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti. La mancanza di prove chiare per informare lo sviluppo delle linee guida sull’esposizione alla tecnologia 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali”».
Riscontrati gli “effetti nocivi sulla salute umana” il 15 gennaio 2019 il TAR del Lazio ha così condannato i ministeri di salute, ambiente e pubblica istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativa “avente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”, mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso causale telefonino=cancro anche oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come Swiss Re e Llyoid’s non ne coprono più il danno.
Circa 10.000 cittadini italiani inoltre, da ogni parte d’Italia, hanno già firmato una petizione in cui chiedono al Governo italiano di fermare la pericolosa avanzata del 5G e altri hanno indirizzato proprio ai Sindaci e ai ministeri competenti una diffida legale in cui si chiede di non adottare il 5G.
Per rassicurare la comunità nei giorni scorsi è stato pubblicato un comunicato dell’Istituto Superiore della Sanità che affermava la completa innocuità dei sistemi 5G.
Ora, al di là della considerazione che l’eventuale innocuità va provata e per farlo sono necessari anni di studi sugli effetti a medio lungo termine della esposizione a tali frequenze, con un po’ di ironia ricordiamo come media, medici e politica (che alla fine rappresenta il setaccio di ciò che può essere trasmesso in TV e pubblicato sulle testate giornalistiche con buona pace della libertà di informazione e stampa ormai quasi DEFUNTE) in un tempo poi non così lontano, davano il loro benestare a pubblicità di questo tipo (si vedano foto) e la fondamentale differenza, che aggrava ancor di più la superficialità e infondatezza di tali dichiarazioni dell’Istituto Superiore della Sanità sta nel fatto che, mentre la decisione di fumare o meno è espressione del libero arbitrio di ogni individuo, in questo caso nessuno, proprio nessuno, riuscirà a sottrarsi a questa enorme e massiccia esposizione a radiazioni ad altissime frequenze mai esplorate prima.

Cristina Mancini su Repubblica Sm

  • WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com