Capitolo 18: Luglio 2017, nonostante una manifestazione popolare sul Pianello, AdessoSm “appioppa” a Carisp i passivi di Asset Banca. Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?
Le “puntate” precedenti della “serie” Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?:
– Capitolo 1: Antonella Mularoni e la “cacciata” di Caringi durante l’ispezione a Banca Partner
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E’ l’estate del 2017 e il “cammino” sovversivo verso la “fusione” fra Cassa di Risparmio e Banca CIS procede a grandi passi. Alcuni tasselli di questo complesso “puzzle” appaiono ormai posati: il 9 aprile dello stesso anno il governo AdessoSm ha “silurato” il Cda di Carisp insediando nuovi dirigenti alla guida della storica banca “statale” sammarinese, ovvero il cosiddetto Cda “Montepaschiano” presieduto da Nicola Romito; e nel giugno successivo il Direttore Generale di Banca Centrale, Lorenzo Savorelli -nonostante risulti pendente un giudizio suscitato da un ricorso amministrativo fatto dagli azionisti contro la procedura di amministrazione controllata- ha firmato il decreto di liquidazione coatta amministrativa di Asset Banca, poi definito illegittimo da due sentenze amministrative trasformando quello che era presentato come un provvedimento di rigore a tutela del sistema bancario biancazzurro, in una sorta di “assassinio d’impresa”.
Ma perchè il piano possa concretizzarsi, di passi da compiere, ne servono ancora altri, finalizzati a perseguire due precisi obiettivi: indebolire Carisp, il cui maggiore azionista è l’Ecc.ma Camera, e rafforzare Banca CIS, guidata da Daniele Guidi e il cui maggiore azionista, pur attraverso una serie di società, appare essere Marino Grandoni.
Un ruolo importante, nel raggiungimento di questi traguardi, lo hanno tre Decreti Legge presentati dal Governo di allora (AdessoSm, sostenuto da una maggioranza composta da Repubblica Futura, SSD e Civico 10, quest’ultimi due oggi confluiti in Libera): i decreti n.78, 79 e 80 portati in Consiglio Grande e Generale nella sessione di luglio come provvedimenti urgenti “salva risparmi”.
Che qualcosa non quadra appare subito evidente a tutti gli osservatori più attenti, se non altro per la veemenza dello scontro fra maggioranza e opposizione parlamentare, addirittura rafforzato da una affollata manifestazione popolare inscenata sul “Pianello” per indurre governo e partiti che lo sostengono a ritirare quei tre decreti, fra cui il n.80 che definisce le disposizioni per la cessione degli attivi e dei passivi di Asset Banca a Cassa di Risparmio.
Se la votazione su uno di questi viene rinviata, i decreti 78 e 80, alla fine, con il sì compatto della maggioranza e il no delle opposizioni, vengono approvati, dopo che l’Aula, sempre a maggioranza, respinge un ordine del giorno presentato, alla conclusione del serrato e deciso dibattito, dal Pdcs e sostenuto dall’intera opposizione.
Ma non solo, visto che i tempi “stringono”, in precedenza la Segreteria di Stato alle Finanze, Simone Celli (SSD) ritira il decreto n.60 per -si legge nelle cronache politiche dell’epoca- accelerare l’analisi e quindi l’approvazione dei decreti 78 e 80, avvenuta con i consiglieri di DM, Rete, MDSI che abbandonano i lavori. “Faremo in modo che questi decreti -spiegava Elena Tonnini (Rete)- non saranno votati dal parlamento, ma saranno legittimati solo dal vostro voto, non avrete il nostro, né la nostra presenza perché usciremo dall’Aula”.
Nonostante la determinazione della minoranza consigliare e nientemeno che una manifestazione popolare inscenata di fronte a Palazzo Pubblico, sede dei lavori consigliari, RF, SSD e C10, non indietreggiano di un millimetro, blindano quei decreti e, approvati, li “consegnano” alla Reggenza -all’epoca composta da Mimma Zavoli e Vanessa D’Ambrosio- per la firma definitiva, portando a casa un risultato che -nonostante tutto- non appariva in dubbio fin dai primi interventi registrati nel dibattito parlamentare: ““…Non siamo disponibili assolutamente al ritiro”, furono le parole di Roberto Giorgetti (Repubblica Futura) nel comunicare il voto contrario del suo partito all’odg democristiano che ne richiedeva il ritiro. ““L’Odg così come formulato non può essere assolutamente accolto”, confermava Giuseppe Morganti, capogruppo di SSD, trovando stessa linea -seppure più aperta ad un successivo confronto con le minoranze- anche nella dichiarazione di voto, espressa da Matteo Ciacci, di Civico 10.
Caduto nel vuoto, quindi (come accadde il 19 aprile 2017 con l’esposto presentato alla Reggenza da Via delle Scalette – leggi qui) l’invito di Stefano Canti (PDCS) alla maggioranza a “non continuare più, come succede ad oggi, con un governo che prende per buono quanto gli dice Bcsm e il Consiglio deve solo ratificarlo”!
Già in quei giorni, come detto, che qualcosa di “strano” in quei decreti ci fosse apparve evidente a tanti. Un sospetto che, oggi, alla luce di successivi atti giudiziari emersi nei vari procedimenti incentrati attorno alla “galassia” Banca CIS, è divenuto pressoché certezza… Non a caso, quegli stessi tre decreti presentati con procedura d’urgenza dal governo AdessoSm e -in parte subito, in altra parte successivamente- varati in “tutta fretta” col voto di Repubblica Futura, SSD e Civico 10, sono ormai noti come “Decreti Confuorti”, vista la “mano” del finanziere lucano (attualmente rinviato a giudizio per associazione a delinquere con Grandoni, Guidi, Savorelli, Buriani…) nella definizione dei contenuti degli stessi. Ma questo lo approfondiremo nel prossimo capitolo.
Quel che di decisivo accade nel luglio del 2017 è che il governo AdessoSm, con la condivisione della sua intera maggioranza -quanto mai “arroccata”-, avalla il passaggio degli attivi e, soprattutto, dei passivi di Asset Banca in Cassa di Risparmio, determinando un ovvio indebolimento finanziario-economico della banca di Stato che, nei presunti piani del cosiddetta “Cricca”, appare come un passaggio indispensabile per determinare le condizioni di un salvataggio dello stesso istituto di credito da perseguire esclusivamente con la fusione con Banca CIS, apparentemente .ma solo apparentemente- solida.
Così, anche in questo caso, anche nell’approvazione dei cosiddetti “Decreti Confuorti”, come in altre vicende già evidenziate ed approfondite, direttamente o indirettamente collegabili all’azione e ai piani del “gruppo criminoso”, quindi, torniamo alla domanda che è il filo conduttore di questa serie di approfondimenti, legati uno con l’altro in un filo logico e temporale: Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?
Enrico Lazzari