Capitolo 30 (parte 2): Settembre 2019, cade il governo AdessoSm e il “gruppo criminoso”, oggi imputato”, si può dire sconfitto. Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo? … di Enrico Lazzari
Le “puntate” precedenti della “serie” Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?:
– Capitolo 1: Antonella Mularoni e la “cacciata” di Caringi durante l’ispezione a Banca Partner
– Capitolo 26: Ottobre 2018, il “gruppo criminoso” perde il “controllo” di Bcsm: “cacciato” il direttore Moretti e dimessi Mazzeo, Siotto e Granata.
– Capitolo 30 (parte 1): 15 aprile 2019, chiusa da pochi giorni l’ispezione in Banca CIS una tempesta si abbatte sui vertici di Bcsm e RF “spinge” per le dimissioni del Presidente.
————————————————
Siamo nell’aprile del 2019, quando pochi giorni dopo la chiusura dell’ispezione della Vigilanza in Banca CIS del 9 aprile 2019, l’Agenzia Ansa diffonde la notizia che la Presidente di Banca Centrale della Repubblica di San Marino, Catia Tomasetti, è indagata nell’ambito di un fascicolo aperto dal Commissario della Legge Alberto Buriani -oggi rtinviato a gioudizio con l’accusa di essere un sodale della presunta associazione a delinquere guidata da Marino Grandoni e coordinata “sul campo” da Daniele Guidi e Francesco Confuorti– unitamente all’Onorevole italiano Sandro Gozi.
Sul vertice di quella rinnovata Banca Centrale che, in totale disallineamento con le gestioni precedenti, nell’autunno 2018 presentò ben quattro esposti alla Magistratura relativamente a fatti ritenuti degni di approfondimento penale nel rapporto precedente fra Bcsm e Banca Cis (uno di questi portò all’arresto cautelare in gennaio 2019 del Dg della stessa banca privata), si abbatte una violentissima “tempesta” che rischia (come abbiamo visto nella prima parte di questo capitolo) di azzerare i nuovi vertici di Bcsm.
Oggi, alla luce degli atti processuali del procedimento giudiziario chiuso in primo grado con la condanna per abuso di autorità del Commissario Buriani e per tentata concussione dello stesso Commissario della Legge e dell’ex Segretario di Stato alle Finanze Simone Celli, è possibile ricostruire con dovizia di particolari quei momenti caotici della storia recente sammarinese.
Li ha ripercorsi, dal banco dei testimoni, la stessa Tomasetti, ricordando che all’indomani della diffusione della notizia dell’indagine che la interessava (arrivata pochissimi giorni dopo la chiusura dell’ispezione della Vigilanza Bcsm in Banca CIS) interessò i Capitani Reggenti.
Ma torniamo a quell’aprile 2019. La notizia dell’indagine tiene banco prepotentemente. E non solo a San Marino. Anche i media della vicina Italia iniziano ad interessarsi delle vicende sammarinesi legate a Banca Centrale e Banca CIS: ”Abbiamo commissariato un istituto (Banca Cis) e chi ci va intorno finisce sempre indagato”, ricorda Dagospia citando parole della Presidente Bcsm, per poi commentare che, “in effetti, basta fare una rapida ricerca su Google per scoprire cosa succede a chi tocca questa banca”.
“Gli ultimi che avevano provato a riformare il sistema bancario di San Marino, firmando un Memorandum of Understanding con Bankitalia –scriveva il 16 aprile 2019 lo stesso organo d’informazione italiano- sono stati condannati in primo grado e hanno perso il lavoro alla Bcsm, finché non sono stati assolti in appello e ri-assunti dall’attuale dirigenza”.
Interessata dalla Tomasetti e allarmata per le notizie diffuse dai media relativamente all’indagine di Buriani, l’Ecc.ma Reggenza coinvolse il Consiglio Grande e Generale, Istituzione democratica sammarinese che l’aveva di fatto nominata poco meno di un anno prima.
In quella sede -spiega la sentenza di condanna in primo grado di Buriani e Celli- “la Presidente ottenne manifestazioni di rinnovata fiducia da parte di tutte le forze politiche ad eccezione di Repubblica Futura”. E la non “rinnovata fiducia” significa sfiducia, ovvero revoca dell’incarico.
Ma la Sentenza-Saldarelli dice di più su RF, spiegando che l’indagine che ha rischiato di spazzare via l’intera governance di Bcsm -secondo la sentenza di primo grado aperta indebitamente- poteva venire chiusa sul nascere grazie ad una semplice dichiarazione spontanea di Nicola Renzi, all’epoca Segretario di Stato agli Affari Esteri e alla Giustizia indicato da Repubblica Futura, al Magistrato Inquirente… Dichiarazione che, però, lo stesso Magistrato Inquirente non raccolse mai nell’ambito di quell’inchiesta aperta contro la Tomassetti e l’On.Gozi per -lo dice la sentenza di primo grado- “favorire il gruppo Grandoni”, segnatamente per spingere la governance di Bcsm a dare il via libera al passaggio delle quote di Banca Cis al Gruppo Stratos, nonostante quest’ultimo non avesse i requisiti per gestire una banca sammarinese.
“Nella prospettiva di un rigoroso ed imparziale accertamento dei fatti –si legge a pag.45 delle motivazioni della sentenza-, resta inspiegabile il motivo per cui Buriani, dopo aver ascoltato persone che nulla sapevano dei reati in contestazione (ad esempio i Segretari di Stato Zanotti e Guidi), non abbia sentito l’unica persona che avrebbe potuto riferire sull’effettività o meno della consulenza svolta da Gozi, avendo con lui condiviso buona parte dei lavori per i negoziati a Bruxelles, vale a dire il Segretario degli Esteri Nicola Renzi”.
“L’unica spiegazione -individuata sempre dal Giudice Saldarelli- non può che essere, ancora una volta, quella per cui lo scopo del magistrato fosse quello di incutere quel metus che gli derivava dalla propria posizione di inquirente, attraverso un’indagine che tenesse sulla graticola Tomasetti – anche per i riferimenti fatti al Generale Carta in occasione del CCR del 5 aprile – durante tutto il periodo in cui si svolgevano le verifiche per la cessione del CIS”. Dunque, se Nicola Renzi avesse fatto la sua deposizione spontanea, la Tomasetti non sarebbe rimasta “sulla graticola” per così tanti mesi…
E pensare che, in merito, fu lo stesso On.Gozi -come ricordato dallo stesso nel corso dell’udienza del 1 marzo 2023- a sollecitare Renzi: “Ne parlai con Nicola Renzi. Sì, ma infatti ne parlai con Nicola Renzi al telefono, da Parigi, e gli dissi ma tu sai benissimo il lavoro che ho fatto, abbiamo fatto insieme per l’accordo negoziale, si parla di un contratto fittizio insomma, coi commissari, coi direttori generali, coi negoziatori, coi colleghi di Monaco, i colleghi di Andorra, le preparazioni dei negoziati. Seguire negoziati l’abbiamo fatto insieme, quindi, sarebbe molto facile per te spontaneamente depositare una dichiarazione. Spontaneamente presentati e dì il lavoro che ho fatto, spiega il lavoro che ho fatto da consulente per questo Accordo di Associazione ”… Ma quella dichiarazione spontanea non arrivò mai, come conferma la stessa sentenza: “Sia Buriani che Renzi hanno riferito in dibattimento che l’incombente non si tenne perchè Renzi, convocato soltanto informalmente, si presentò in Tribunale ma il magistrato non era in ufficio”
Così, mentre sul fronte politico Repubblica Futura -al contrario di pressoché tutte le altre forze politiche- riteneva l’indagine un motivo fondato perchè la Presidente di Bcsm rassegnasse le sue dimissioni e agiva in tal senso negli organismi istituzionali competenti, sul fronte giudiziario il Segretario di Stato Nicola Renzi (RF) non sfruttò -o non riuscì a sfruttare- l’occasione di produrre una deposizione spontanea al Magistrato inquirente che, da sola, avrebbe -almeno secondo Gozi- tolto dalla “graticola” la governance di Banca Centrale, mettendola al riparo dalle successive pressioni che, grazie a questa indagine aperta, vennero fatte alla Presidente Tomasetti con il fine di -è sempre la sentenza Saldarelli a sostenerlo- “favorire il Gruppo Grandoni” nella vicenda Banca CIS e Stratos.
Repubblica Futura, comunque, attraverso suoi consiglieri o dirigenti, compare più volte negli atti del cosiddetto Processo “Buriani-Celli”, pur senza un coinvolgimento diretto in azioni ritenute penalmente illegittime dalla Magistratura. E non solo per l’occasione non sfruttata da Nicola Renzi o per la posizione assunta relativamente alle dimissioni della Tomasetti… Infatti, dagli atti di quel procedimento, emergono contatti telefonici fra lo stesso Nicola Renzi e il Commissario della Legge Alberto Buriani, chat “anonime” e non verificate -che Renzi non ha però categoricamente smentito e definito fake dal banco dei Testimoni- in cui Marino Grandoni sembrava impartire degli ordini allo stesso Renzi, la famosa e controversa telefonata fra “tal” Nicola (Selva o Renzi o quale Nicola?) e lo stesso Grandoni…
Fino alla visita che Simone Celli, nel pieno della vicenda Stratos-CIS, fa in Roma alla Presidente di Banca Centrale. Cosa accadde in quell’occasione lo ha ricostruito la stessa Tomasetti dal banco dei testimoni e di fronte al Giudice Saldarelli, dove ha spiegato che il senso di quella visita fu, per lei, chiaro e, facendo leva su una sorta di scambio con l’archiviazione dell’indagine che la riguardava, finalizzato a rimuovere gli ostacoli che Banca Centrale opponeva all’operazione di cessione delle quote di Banca CIS, non avendo l’acquirente i requisiti necessari e imposti dalla normativa per gestire una banca sammarinese. Tentativo che, comunque, si rivelò vano e che confermò una volta di più l’integerrimità della nuova governance di Banca Centrale.
In quell’occasione Celli, a margine del tentativo di concussione (come riconosciuta l’azione nella sentenza di primo grado) mirata a “favorire il Gruppo Grandoni”, si spinse oltre, raccomandando, consigliando alla stessa Tomasetti di “avvicinarsi”, nell’immediato futuro, a Mario Venturini e Nicola Renzi, ambedue personaggi di primissimo piano di Repubblica Futura. Le motivazioni di questo consiglio restano tutt’ora un mistero, anche se inserendo quel “consiglio” di Celli in quel determinato contesto, alimentano un certo “pensar male”.
Sta di fatto che la governance di Banca Centrale non ha ceduto alle pressioni e il piano del Gruppo Stratos non è andato a buon fine, al pari dell’indagine che coinvolse la Tomasetti e Gozi, archiviata l’anno successivo.
Il 21 luglio 2019 Banca Centrale dispone la “risoluzione” di Banca CIS e nel successivo settembre cade il governo AdessoSm. Si decreta, quindi, la fine di un’epoca che potrebbe aver visto un “gruppo Criminale” arrivare a gestire, direttamente e indirettamente, nientemeno che delicatissimi organi istituzionali della più Antica Repubblica del Mondo… I dettagli di questa storia li sta “scrivendo”, giorno dopo giorno, il Tribunale Penale della stessa Repubblica di San Marino e, si spera al più presto, una nuova Commissione Consigliare di Indagine potrà rivelare e individuare eventuali complicità e responsabilità politiche del decennio più buio della storia moderna della democrazia sammarinese.
FINE… Anzi, no! Continuerà… giorno per giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, perchè mentre i sammarinesi, tutti i sammarinesi, hanno il diritto di sapere perchè e per responsabilità di chi il loro benessere è stato compromesso da una voragine aperta nei conti pubblici, la politica, tutta, ha il dovere di fare luce su sue eventuali derive, non per “crocifiggere” questo o quell’altro, ma per sconfiggere definitivamente, per sempre, ad ogni livello, quel “gruppo criminoso” e forse sovversivo che avrebbe imperversato nel decennio scorso grazie ad una politica, nella migliore delle ipotesi, inadeguata, incompetente o distratta…
Enrico Lazzari
Parallelamente alle vicende che hanno portato alla “risoluzione” di Banca CIS (Capitoli 27, 38 e 29), su Banca Centrale e, segnatamente, sul suo Presidente Catia Tomasetti,si abbatte una eclatante inchiesta giudiziaria avviata dal Commissario della Legge Alberto Buriani, per quei fatti, in seguito, condannato in primo grado a quattro anni di prigionia e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per i reati di “abuso di autorità” e “tentata concussione” ai danni della stessa Tomasetti. Reato, il secondo, che avrebbe condotto -come appurato nella stessa sentenza- in “combutta” con l’ex Segretario di Stato alle Finanze del governo AdessoSm Simone Celli (SSD), a sua volta condannato ad un anno di prigionia (pena sospesa) in primo grado per “tentata concussione”.
Dirompenti le motivazioni della doppia condanna, come “scolpito” nelle motivazioni della sentenza emanate nel giugno 2024 dal Giudice Adriano Saldarelli (leggi qui), che si abbattono, di riflesso, su tutte le indagini condotte nel decennio scorso dal medesimo giudice titolare, si ricordi, dell’istruttoria che ha spazzato via una intera generazione politica sammarinese “spianando”, nei fatti, la strada verso il potere ai nuovi “potenti” attorno ai quali si è costruito, poi, il governo AdessoSm.
In pratica, quella sentenza, va a confermare almeno in parte quanto ricostruito nel rinvio a giudizio per associazione a delinquere che il Commissario della Legge Elisa Beccari ha, in seguito, disposto nei confronti dello stesso Commissario Buriani, indicato come sodale di un ampio “gruppo criminoso” facente capo all’imprenditore sammarinese Marino Grandoni e coordinato, nella sua operatività, dall’ex Dg di Banca CIS Daniele Guidi e dal finanziere lucano Francesco Confuorti.
Il passaggio chiave, in tal senso, delle oltre 90 pagine di motivazioni scritte dal Giudice Saldarelli, è che il procedimento aperto nei confronti della Presidente di Bcsm è indicato come atto illegittimo finalizzato a “favorire il gruppo Grandoni”: “L’istruttoria dibattimentale -recitano le motivazioni- ha consentito di raggiungere la piena prova della responsabilità degli imputati Buriani e Celli, sia sotto il profilo dell’elemento oggettivo del reato, all’esito delle testimonianze raccolte e risultando in parte per tabulas la prova dei diversi abusi d’autorità, tra cui la illegittima apertura del proc. pen. n.735/2018 a carico di Catia Tomasetti e Sandro Gozi, rivelatasi poi funzionale anche alla commissione del misfatto di tentata concussione; sia sotto il profilo dell’elemento soggettivo, rappresentato dalla finalità di favorire il ‘gruppo Grandoni’…”.
Premesso ciò (importante per avere una chiave di lettura dei fatti), torniamo alla seconda metà del 2018, quando -fra gli altri- il Direttore Generale Roberto Moretti venne “cacciato” da Banca Centrale. Rimosso “l’ostacolo Moretti”, il Condir di Bcsm (Consiglio di Amministrazione) e tutti i Sindaci revisori dello stesso ente approvano all’unanimità e sottoscrivono ben quattro esposti e li affidano alla Magistratura. Liberata Bcsm dai dirigenti e membri della vigilanza oggi rinviati a giudizio quali presunti sodali del “gruppo criminoso”, emergono situazioni e azioni che, secondo il nuovo gruppo dirigente, sono meritevoli di approfondimenti giudiziari. E proprio uno di questi esposti porterà, nel gennaio 2019, all’arresto del Dg di Banca CIS, Daniele Guidi, poi revocato su disposizione del Giudice delle Appellazioni David Brunelli.
E’ il 16 gennaio quando la Polizia Giudiziaria esegue l’ordine di arresto di Guidi… Ed è il 17 gennaio quando il Presidente di Bcsm si vede notificare una notizia di apertura indagini, da parte del Commissario della Legge Alberto Buriani (poi, come visto, condannato per quella indagine definita “illegittima” in primo grado) che potrebbero coinvolgere lo stesso vertice di Banca Centrale.
Il successivo 21 gennaio, poi, Banca Centrale dispone il regime di “amministrazione straordinaria” per Banca CIS.
Riassumiamo, alla luce di quanto emerso successivamente, quei fatti; in maniera schematica:
– Il “gruppo criminoso”, o che dir si voglia “Cricca”, ha perso da qualche mese i “suoi” presunti sodali ai vertici di Banca Centrale;
– Il 18 ottobre 2018 Simone Celli si è dimesso dal vertice della Segreteria di Stato alle Finanze;
– Il Commissario della Legge Simon Luca Morsiani, a suon di “ordinanze”, sta indagando e individuando aspetti penalmente rilevanti nel rapporto fra Banca Centrale e Banca CIS;
– Banca CIS è in gravi difficoltà economiche;
– La nuova Governance di Bcsm -si confermerà poi- si sta rivelando integerrima e il 7 dicembre 2018 avvia una ispezione della Vigilanza in Banca CIS (in precedenza ad ogni ispezione presso quell’istituto è corrisposto un “terremoto” che si è abbattuto sui responsabili di Bcsm, vanificando gli effetti delle stesse ispezioni).
– Il 16 gennaio 2019, su disposizione del Commissario Morsiani e sulla base di un esposto di Bcsm, viene arrestato Daniele Guidi, Dg di Banca CIS;
– Il 17 gennaio 2019, la Presidente di Bcsm riceve una notizia di indagine del Commissario Buriani che potrebbe coinvolgerla;
– Il 21 gennaio 2019 Banca Cis viene posta in amministrazione straordinaria e la sua gestione viene affidata al Commissario Sido Bonfatti;
– Il 27 gennaio 2019 il Giudice delle Appellazioni revoca gli arresti domiciliari a Daniele Guidi.
La “Cricca” costruita attorno a Banca CIS è in forte difficoltà, anche in seguito al “cambio di passo” che alcune componenti (Civico 10 in testa) hanno imposto alla maggioranza relativamente alle questioni bancarie e finanziarie: sembrano passati secoli da quando l’allora Segretario di Stato alle Finanze, Simone Celli, recepiva i “suggerimenti” e le “correzioni” di Confuorti o di chi per lui, nella definizione dei decreti legge in materia…
Il destino di Banca CIS sembra segnato! L’invio -intimidazione? Forma di pressione?- della notizia di indagini alla Presidente Tomasetti del 17 gennaio non ha alcun effetto sulle decisioni che lo stesso Ente di governance e vigilanza sta per assumere, tanto che quattro giorni dopo Banca Cis viene posta in amministrazione straordinaria. La situazione, per la banca privata riconducibile all’imprenditore sammarinese Grandoni, è disperata, tanto che il “gruppo criminoso” mette in campo un ultimo, azzardato tentativo: cedere Banca CIS, con tutti i suoi “guai”, al gruppo lussemburghese Stratos, che però -come emerge fin dai primi approfondimenti condotti dagli organismi preposti di Banca Centrale- non sembra avere i requisiti minimi richiesti per guidare una banca a San Marino.
Senza eccessivi clamori l’istruttoria di verifica dei requisiti del gruppo Stratos va avanti, pur tra mille intoppi e richieste di ulteriore documentazione al “compratore” comprovante la necessaria solidità economica. Per Banca CIS, con pesanti incertezze sul buon fine del piano di cessione del 100% delle quote a Stratos, la situazione si complica ancora il 9 aprile 2019, quando gli ispettori della vigilanza concludono l’ispezione iniziata il 7 dicembre 2018.
Appena sei giorni dopo la chiusura di quell’ispezione a Banca CIS -come pur in diversi termini accaduto nelle ispezioni precedenti- una tempesta violentissima si abbatte sulla massima carica di Banca Centrale: l’Agenzia ANSA diffonde la notizia che Catia Tomasetti, unitamente all’On. italiano Sandro Gozi, è indagata nell’ambito di una indagine -aperta dal Commissario Buriani (“illegittimamente” sancirà la sentenza-Saldarelli di primo grado)- per “amministrazione infedele”. “L’indagine del commissario della legge Alberto Buriani -comunicava al Paese lo stesso giorno la Tv di Stato del Titano, San Marino RTV- li vedrebbe, in concorso tra loro ‘con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso’, per indurre ‘il consiglio direttivo di Banca centrale a stipulare un contratto con Gozi per una consulenza rivelatasi poi fittizia’”.
La “solita” tempesta su Banca Centrale, come in occasione delle precedenti ispezioni disposte presso Banca CIS, è dunque arrivata. Dirompente al punto da far vacillare pesantemente la permanenza della Presidente Tomasetti ai vertici di Banca Centrale. E, con lei, vacilla anche il Direttore della Vigilanza, Giuseppe Ucci…
Del resto, se guardiamo al passato, vuoi per un motivo, vuoi per un altro, vuoi per l’apertura di una indagine giudiziaria, ogni volta che gli ispettori si concentrano su quella banca, saltav qualche testa in Banca Centrale o nella sua vigilanza.
Accadde nel 2010 con Caringi, Papi e Bossone (all’epoca l’ispezione sarebbe stata in Banca Partner, poi fusa nel 2012 con il Credito Industriale Sammarinese per dar vita a Banca Cis) e accadde anche dopo, con Battistini e Vivoli… Come ha ricordato anni dopo, dal banco dei testimoni del Processo Buriani Celli, anche la Presidente Catia Tomasetti: “Ad ogni ispezione in Banca Cis cacciavano sempre la vigilanza Bcsm…”
Torniamo all’aprile 2019, con Banca Cis “commissariata”, l’ispezione della vigilanza di Bcsm presso la stessa banca privata appena conclusa e la Presidente Tomasetti travolta dalla pubblicazione sui media sammarinesi ed italiani dei dettagli dell’indagine aperta nei suoi confronti dal Commissario Buriani.
In Via del Voltone riecheggia sempre più pressante la voce di imminenti dimissioni sia della Presidente che del vertice della Vigilanza… Quell’inchiesta “illegittima”, quindi, sembra poter sortire effetti radicali sulla “sopravvivenza” della governance di Banca Centrale che, con quattro esposti, con l’ispezione della vigilanza e con il commissariamento si è rivelata non funzionale agli interessi di Banca Cis e del “gruppo criminoso” attorno ad essa costituito.
I vertici di Bcsm vacillano… Ma per “abbatterli” serve ancora una spallata decisa. L’occasione si presenta quando la Tomasetti si rivolge alla “politica”, affidando a maggioranza e opposizione consigliare il suo futuro e, indirettamente, quello di Ucci.
Fin da subito -lo confermano oggi, nero sui bianco, le motivazioni della sentenza Saldarelli di primo grado- la quasi totalità delle forze politiche sammarinesi si schiera per la permanenza della Tomasetti alla guida di Bcsm. Tutte ad eccezione di una: Repubblica Futura, la quale nelle sedi istituzionali competenti “spinge” chiaramente per le dimissioni della Presidente di Bcsm. Si evidenzia, in quel momento -si legge nella citata sentenza giudiziaria- un “clima di forte ostilità manifestato nei confronti della Presidente dalla componente governativa di Repubblica Futura”… “Forte ostilità -è sempre la medesima sentenza a confermarlo- da parte di alcuni esponenti dell’allora maggioranza di governo, in particolare di Repubblica Futura”.
Dunque, Repubblica Futura, nelle sedi istituzionali, avrebbe operato per le dimissioni della Tomasetti, quando la stessa Presidente informò la Reggenza dell’indagine in cui era stata coinvolta e nel momento in cui la “patata bollente” venne affidata al Consiglio Grande e Generale. In quella sede -spiega la sentenza- “la Presidente ottenne manifestazioni di rinnovata fiducia da parte di tutte le forze politiche ad eccezione di Repubblica Futura”. E la non “rinnovata fiducia” significava sfiducia, ovvero revoca dell’incarico.
(continua….)
Enrico Lazzari