Ma chi sarebbe, secondo l’ipotesi accusatoria, il “capo dei capi” della presunta associazione a delinquere che, per anni e anni, avrebbe -come ben spiegato su queste stesse pagine elettroniche da Marco Severini nei giorni scorsi (leggi qui – e qui)- inquinato l’azione degli organismi di governo e di controllo in ambito finanziario, nonché la necessariamente imparziale attività giudiziaria. Una condotta che -ferma la presunzione di innocenza degli indagati fino a sentenza definitiva e contraria- avrebbe visto pesanti violazioni del Codice Penale, non pochi reati “contro la pubblica amministrazione, il patrimonio e la libertà personale”. E, aggiungo io, contro il benessere e l’immagine del Paese, quindi, di riflesso, della sua cittadinanza.
Non ho avuto modo, ancora di leggere a fondo le varie ordinanze giudiziarie, lo farò, ma quanto pubblicato in materia da GiornaleSm fino ad ora, unito quanto ascoltato in importanti processi in corso -primo fra tutti quello denominato “Buriani-Celli”-, mi ha permesso di trarre già un quadro alquanto chiaro.
Il presunto “capo dei capi” di questa altrettanto presunta associazione a delinquere sembra ormai delinearsi e sembra rispondere al nome di Daniele Guidi, il quale si spinse, addirittura -secondo la inquietante e nota testimonianza rilasciata da Federico D’Addario sia di fronte alla Commissione consigliare di Inchiesta che agli atti processuali- a “suggerire”, se non addirittura “ordinare” un arresto, all’apparenza -se non altro vista la coincidenza temporale- il primo di quelli eccellenti che sono culminati in una indagine e in un processo che -pur senza nessuna condanna dei politici coinvolti- ha spazzato via una intera generazione di “potenti”.
Sotto di lui in questa “piramide” che potrebbe descrivere graficamente l’associazione sovversiva -sì, sovversiva vista la degenerazione del Diritto che, con infiltrazioni, complicità o “distrazioni” in altri poteri chiave della democrazia sammarinese- con un ruolo “chiave”, sembra porsi Francesco Confuorti, una sorta di vertice del “comparto operativo” del gruppo. E ancora sotto, a diversi livelli, fino ad arrivare alla -chiamiamola- mera “manovalanza”, tutti gli altri.
Più “dietro le quinte”, invece, il ruolo dell’imprenditore ed azionista CIS Marino Grandoni, che comunque sembra porsi a livelli apicali di questa ipotetica piramide. Il noto costruttore sammarinese, infatti, sembra poter essere il filo di collegamento fra la parte “operativa” del gruppo e la politica, la quale -si può già dire con certezza- ha avuto un ruolo decisivo nella salita al potere della presunta associazione a delinquere. Consapevolmente o inconsapevolmente -purtroppo- sembra che ci si debba rassegnare a non saperlo mai. Resta il dubbio, però, anche negli atti giudiziari di indagine, su quale sia questa componente politica…
Ma perchè, vi chiederete, sostengo e denuncio con certezza, senza condizionali, il ruolo che la politica ha avuto in questi anni di “stupro” della Giustizia e del Diritto, quindi della democrazia? Gli ultimi dubbi me li ha tolti quest’ultima ordinanza del Tribunale che, attraverso il Giudice Inquirente Elisa Beccari, ha messo sotto indagine ben tredici “potenti” dello scorso decennio. E, soprattutto, un paio di passaggi.
Secondo quanto appurato in fase inquirente, la nomina di Wafik Grais (a sua volta indagato) al vertice di Banca Centrale, nonostante “egli risultasse privo di uno dei requisiti previsti”, è il primo. Già questo aspetto, che ben difficilmente essendo una valutazione prettamente tecnico-giuridica potrebbe rivelarsi errato, evidenzia una responsabilità politica. Il vertice di BCSM, infatti, è di nomina politica e viene ratificato, su proposta del Governo, dal Consiglio Grande e Generale.
E’ stata semplice distrazione, nel governo, l’aver proposto un candidato privo dei requisiti imposti per il ruolo a cui era destinato? O c’è di più e di più grave, se non penalmente almeno moralmente? I membri di governo competenti di quella indicazione poi licenziata dal Parlamento sono tuttora attivi in politica? Ma per un politico o, peggio, un ministro, la rettitudine morale non deve essere un requisito essenziale?
Ad alimentare il dubbio che la nomina, senza tutti i requisiti necessari, di Grais potrebbe non essere frutto solo di semplice distrazione arriva una altro passaggio dell’ordinanza-Beccari, nel punto in cui si evidenzia il ruolo chiave di Confuorti nella “selezione” dei candidati per la governance e la vigilanza finanziaria (“reperiti da Confuorti”, vi si legge).
Ad un certo punto, sempre secondo l’ipotesi investigativa, si identifica un altro personaggio che avrebbe “favorito la nomina di Wafik Grais, nonostante egli risultasse privo di uno dei requisiti previsti”. E non è un personaggio qualunque (della quale preferisco non palesare le generalità, non risultando fra gli indagati dell’associazione a delinquere) visto che, a quei tempi, l’ex consigliere di sinistra in questione rivestiva l’incarico di Segretario Particolare del Ministro delle Finanze e Bilancio, con funzione di Capo di Gabinetto e delega al coordinamento delle relazioni e dei negoziati internazionali, come si evince anche dal suo curriculum consultabile online.
La Segreteria alle Finanze, nonostante la collegialità del Congresso di Stato, si ricordi, è una Segreteria di Stato chiave negli interessi della “Cricca”…
Ad un certo punto dell’ordinanza, infatti, si legge: Daniele Guidi “favoriva l’avvicendamento, ai soggetti di cui sopra (vertici della governance finanziaria, ndr), di soggetti reperiti da Confuorti, in quanto funzionali agli interessi del sodalizio, tentando di remunerare” l’allora Segretario Particolare del Ministro alle Finanze, “che aveva favorito la nomina di Grais” al vertice Bcsm, “nonostante egli risultasse privo di uno dei requisiti previsti, offrendogli (al segretario Particolare, ndr) un incarico presso l’Associazione Bancaria Sammarinese, poi abortito per l’opposizione di Stefano Ercolani” di Asset Bank, poi liquidata nei modi e termini che tutti conosciamo.
Si premia o tenta di premiare una distrazione? Forse sì… Chissà. In ogni caso ciò non configurerebbe un reato penale, visto che la figura ministeriale citata non mi risulta sia indagata.
Sta di fatto che, per distrazione o peggio, chi rivestiva ruoli di responsabilità all’interno delle istituzioni sammarinesi ha contribuito in maniera determinante alla scalata della “Cricca”. Sia a livelli istituzionali che politici. E, se uniamo questo ultimo fatto a quanto emerso nel dibattimento dei processi che si stanno celebrando, diviene ancor più indispensabile l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta che nessuno -tranne forse Alleanza Riformista- sembra volere in Consiglio Grande e Generale.
Una Commissione di indagine che approfondisca non le eventuali responsabilità penali della classe dirigente sammarinese che, a vari livelli, ha guidato il Paese dal 2010 al 2019, ma quelle politiche, perchè senza esse non si parlerebbe, oggi, di nessuna associazione a delinquere e tanti eclatanti processi non sarebbero in corso o non si sarebbero fatti…
Non credete, cari Consiglieri della Repubblica, che i sammarinesi abbiano al meno il diritto di sapere chi ha cacciato il Paese e i cittadini nella difficile situazione economica attuale? E non credete che sia un vostro dovere farlo?
Enrico Lazzari
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