San Marino. Con la liberalizzazione dei tesseramenti non avremo più allenatori sammarinesi, dirigenti sammarinesi e arbitri sammarinesi … di un dirigente calcistico sammarinese

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  • Riceviamo e pubblichiamo

    Parto dal giornalismo per arrivare al calcio. Se fare informazione a San Marino è basarsi sulle dichiarazioni fatte su Face Book, in merito alla vicenda Federcalcio, mi sarebbe piaciuto che il quotidiano che ha approfondito la questione, avesse riportato anche un commento che riportava: “una volta alle assemblee federali si parlava di calcio movimento calcistico ora di politica e soldi penso sia rimasto poco…”.

    Dove sia andato a finire lo sport ce lo stiamo chiedendo in diversi, perché come ha giustamente postato il collega del Cailungo Ciavatta non si parla più di calcio, al netto dei due pareggi che ha fatto la nazionale di Varrella contro Liechtenstein e Gibilterra, abbiamo un campionato sammarinese nel quale i ragazzi sammarinesi sono diventati un po’ come dei panda, specie in via di estinzione, da WWF insomma, e nei settori giovanili i nostri giovani fanno fatica ad esprimersi, si perdono e mollano alle prime difficoltà.

    Una volta c’era il campionato sammarinese che accoglieva i sammarinesi che non volevano continuare a giocare in categorie “superiori”, oggi un giovane è portato a smettere. Un ragazzo sammarinese come fa a trovare spazio in una delle 15 squadre sammarinesi? Pare che non vi riesca più, e allora smette, alla meglio si dà al calcetto, che per qualificarlo e dargli dignità abbiamo deciso di chiamarlo Futsal. La liberazione dei tesseramenti ha consentito di accogliere nelle nostre squadre un numero illimitato di giocatori ne cittadini, ne residenti a San Marino; l’unico obbligo che le squadre hanno è schierare 2 residenti in territorio. Uno bravo gioca anche con tutti i limiti del mondo, figuriamoci, ma per i tanti ragazzi che non sono dei fenomeni non c’è più spazio. Tanti ragazzi che non sono in orbita nazionale sono portati a mollare, e questo provoca un effetto a cascata letale per tutto il movimento calcistico nostrano. E’ un caso che nelle squadre non ci sono più dirigenti sammarinesi? E’ un caso che anche i tecnici, gli allenatori e gli staff non siano più sammarinesi? Non è un caso, il movimento parte dal campo da gioco, e se un ragazzo a 22 anni decide di iscriverti a Paddle piuttosto che andare a giocare a calcio, alla lunga lo paghiamo.

    I numeri sono impietosi.  Non avremo più allenatori sammarinesi, dirigenti sammarinesi e, aggiungo, arbitri sammarinesi. Una volta la passione era tale che riuscivamo a fare tutto da soli. Anzi, si inventavano tornei per far giocare tutti. Adesso stiamo andando incontro all’estinzione della specie. Ed è giusto quindi quello che ha scritto Ciavatta del Cailungo commentando un post sui social, perché nelle assemblee parliamo di soldi, di politica sportiva, emergono tattiche, strategie, “ha votato, non ha votato, fiducia si, fiducia no, verbale si, verbale no, le regole della federazione valgono di più delle leggi dello stato”, insomma supercazzole per non parlare di sport.

    Capisco l’esigenza delle piccole squadre, le capisco, senza liberalizzazione non riuscivano a fare 11, come si dice in termini calcistici. Ovvero non riuscivano, nonostante i contributi della federcalcio, a fare la squadra. Quindi liberalizziamo, va bene.

    Diamo anche alle “piccole” la dignità di allestire una squadra per fare calcio come le altre, con numeri e qualità. Il dato empirico però è impietoso, le cosiddette “piccole”, sono sempre e comunque relegate ai bassi, bassissmi fondi della classifica. E allora, era quello il problema? Dove vanno i soldi dei contributi elargiti dalla federazione? Se a livello sportivo le cose non sono cambiate, chi ha beneficiato effettivamente dalla liberalizzazione dei tesseramenti? Le grandi sono sempre grandi, investono, provano a fare calcio nella maniera più professionale possibile, chi fornisce quei pochi sammarinesi rimasti alle nazionali? Le piccole sono sempre le piccole.

    Questi sono i dati sportivi, le evidenze che ci da campo da gioco, figlie di determinate “riforme” federali che dovevano far svoltare il nostro pallone; le levate di scudi e le difese d’ufficio sono un’altra cosa. Anzi, la domanda mi sorge spontanea: con un movimento che non è più espressione della sammarinesità, che fine farà il calcio sammarinese?

    Un dirigente calcistico Sammarinese