
Dopo una “avventata” archiviazione poi superata dal rinvio in istruttoria da parte del Giudice delle Appellazioni, dopo eclatanti ed eloquenti rinvii a giudizio motivati e dopo decine di udienze e fiumi di inchiostro consumati per le relative cronache, il “500/2017” -meglio noto come “Caso Titoli”– si avvicina a grandi passi verso la conclusione della sua prima “tappa”.
Salvo colpi di scena al momento non probabili, il giudice Vico Valentini emetterà già lunedì prossimo la sentenza di primo grado, sancendo una prima ed autorevole verità giuridica che, al di là del suo merito prettamente giudiziario, scriverà, come un moderno “scalpellino” inciderà sulla “pietra” un ennesimo e importante capitolo della storia sammarinese del “drammatico” decennio scorso.
Una storia che, in ogni caso, pur senza l’autorevolezza di una sentenza, è già ampiamente ed eloquentemente scritta e nota. Certo, è per ora una “verità apparente”… Ma appare evidente ai più -ma incredibilmente non ancora a certi organi di informazione e a certi gruppi politici- che nel decennio scorso un gruppo di potere, beneficiando di palesi responsabili e responsabilità politiche, di una certa “distrazione” e superficialità di certi media “biancazzurri”, nonché di già giuridicamente “censurate” azioni di parte della Magistratura, sia riuscito ad asservire agli interessi di una entità privata, la gestione di posti chiave della democrazia e dell’economia determinando -oltre che azioni giudiziarie al limite dello “stupro” del Diritto- un danno economico importante per le casse pubbliche e quindi per il benessere dell’intera comunità sammarinese, oggi gravata da un miliardo e 200 milioni di debito pubblico che, in un modo o in un altro, nella peggiore delle ipotesi con tagli e tasse che si abbatteranno sulla qualità della vita dei sammarinesi, andranno prima o poi ripagati o, peggio, sostenuti annualmente con risorse che sarebbero potute essere destinate al potenziamento dei servizi a beneficio della cittadinanza.
Su queste pagine elettroniche abbiamo più volte tentato di quantificare quanto del debito pubblico attuale sia stato determinato dalle azioni scellerate che la “distrazione” e l’inadeguatezza di una intera classe politica, unita all’azione di un “gruppo criminale”, si sono consumate nel decennio scorso, con il “picco” durante la gestione governativa di Repubblica Futura, SSD e Civico 10, ovvero del governo e della maggioranza AdessoSm, quando quella governance di Banca Centrale, oggi a processo, è arrivata addirittura a chiudere -secondo la giustizia amministrativa in maniera illegittima- Asset Banca, gettando l’intero sistema bancario sammarinese in una crisi artificialmente creata ad arte.
Ma perchè? Secondo alcune sentenze già pronunciate, solo per favorire Banca Cis e il “gruppo criminale” che le ruotava attorno. Creando, come detto, un danno enorme alla collettività.
Un danno che, finalmente, con l’aiuto di un tecnico del settore e dei bilanci statali ufficiali al 31 dicembre 2023, oggi si può definire, quantificare con certezza e precisione. Nel bilancio pubblico, infatti, nella colonna “passività”, spiccano 445.000.000 di euro, che sono il titolo irrimedibile residuo conseguente al risanamento di Cassa di Risparmio, portata -secondo l’ipotesi accusatoria al valgio del giudice Vico Valentini- sull’orlo del fallimento dalla repentina, improvvisa e abnorme svalutazione dei crediti per ben 534 milioni di euro.
A questi, poi, vanno aggiunti i 19.000.000 di euro del titolo irrimedibile tuttora in pancia a Banca Centrale, generato dal crack di Banca Cis, che è costata allo stato, secondo i conti fatti dai legali dell’Ecc.ma Camera nella requisitoria finale del “Caso Titoli”, ulteriori 195.000.000 di euro solo per “soccorrere” i correntisti rimasti con un “pugno di mosche”.
Infine, altri circa 100.000.000 di euro sono l’ammanco generato dalla truffa -per cui è stato condannato in appello l’ex Direttore Generale di Banca Cis Daniele Guidi- perpetrata sempre nel decennio scorso ai danni del Fondo Pensionistico e di Fondiss, buco che ancora una volta dovranno essere le casse pubbliche a dover risanare.
Se a questo aggiungiamo il “buffo” da circa 70.000.000 di euro lasciato dal governo AdessoSm al 31 dicembre 2019, il conteggio di quanto concretamente e con certezza quantificabile è fatto:
445.000.000€ + 19.000.000€ + 195.000.000€ + 100.000.000€ + 70.000.000€…
Ovvero, 829.000.000 di euro!!!
Tanto, nello scorso decennio, sono costate ai sammarinesi -e ricordiamo che in questo conteggio sono contemplati solo i danni concreti e diretti, cioé solo quanto “a bilancio”- le azioni scellerate o criminali della cosiddetta “Cricca” e le “distrazioni” e responsabilità -se non addirittura almeno apparenti complicità- di una inadeguata classe dirigente e di governo unita alla superficialità di ampia parte del mondo dell’informazione…
Oltre 800 MILIONI di EURO!!! Oltre DUE TERZI dell’intero DEBITO PUBBLICO al 31 dicembre 2023!!!
E pensare che parte di quella classe dirigente, di quel governo, di quella maggioranza parlamentare che ha le più grandi responsabilità politiche nel dissesto dell’economia del Titano e delle sue casse pubbliche, non solo non pagherà nulla, ma continuerà a pontificare da uno scranno consigliare, forte di centinaia di voti di preferenza ottenuti appena pochi giorni fa nelle urne…
E qualcuno -mentre la Magistratura, se del caso, non potrà sottrarsi, vista l’obbligatorietà dell’azione penale, nel ricercare indizi e prove di eventuali “concorsi esterni” anche nella, chiamiamola, manovalanza politica e mediatica al servizio del “gruppo criminale”- ha ancora il coraggio di dire no ad una attenta, seria, coraggiosa e, per certi versi, “irriverente” commissione parlamentare di inchiesta mirata a fare piena luce su responsabilità e responsabili del disastro che ogni sammarinese è oggi e domani chiamato a pagare?
Enrico Lazzari