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“In concorso fra loro partecipavano ad una associazione a delinquere” finalizzata ad “incrementare il patrimonio di Francesco Confuorti” e “di Banca CIS (a beneficio dei soci ed esponenti aziendali Daniele Guidi e Marino Grandoni)”, il tutto a “danno dello Stato” e “mediante l’utilizzo di soldi pubblici”. Ma non solo… “Tramite abusi ed omissioni nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali da parte di un membro dell’associazione, in servizio quale Commissario della Legge presso il Tribunale di San Marino (il giudice Alberto Buriani; ndr)”, riuscivano ad “occultare reati ascrivibili ai membri del sodalizio”; perdipiù, i sodali di questa “Cricca” avrebbero promosso la “liquidazione coatta” di Asset Banca “al fine di acquisirne, per via indiretta, la liquidità, alterando le naturali condizioni di competitività tra gli operatori del sistema bancario a vantaggio di Banca CIS”, azione che determinò un danno indiretto -oltre che diretto- forse non quantificabile alla Repubblica.
E’ questo il succo del decreto di rinvio a giudizio (leggi qui) che il Commissario della Legge Elisa Beccari ha depositato e notificato ai 13 indagati, che ora dovranno difendersi dalle gravissime accuse in un processo che verrà celebrato nei prossimi mesi e nel quale gli imputati -solo per il reato associativo- rischiano la prigionia di terzo grado, ovvero una pena detentiva di anche sei anni di reclusione.
Il non semplice lavoro investigativo condotto dalla Beccari ha tracciato anche le gerarchie di questa -per ora presunta- associazione a delinquere, indicando dettagliatamente il ruolo di ognuno dei suoi sodali e riconoscendo in Daniele Guidi il “vertice operativo” dell’organizzazione criminale, nonché in Marino Grandoni il “vertice apicale” (“…dell’associazione -si legge nell’atto- nella quale rivendicava ruolo apicale”).
Fin qui i fatti, ormai noti. Quel che mi interessa evidenziare oggi, leggendo fra le righe del provvedimento giudiziario in questione, è lo scenario che si prefigura unendo tutti i “puntini”. Ed emerge uno scenario assai inquietante: dal 2016 e per quasi tutta la durata del governo AdessoSm -secondo gli atti istruttori di accusa confezionati dal giudice Beccari- un gruppo criminale coordinato operativamente dal Direttore Generale di Banca CIS, Guidi, avrebbe assoggettato ad interessi privati, “a danno dello Stato” e “mediante l’utilizzo di soldi pubblici”, l’azione istituzionale di realtà chiave della Repubblica, compreso il Tribunale, ovvero l’amministrazione della Giustizia.
Gli indagati, oggi rinviati a giudizio, quindi imputati, sono 13. E ognuno di questi sembra aver avuto un suo ruolo, un suo compito preciso. Iniziamo con Roberto Moretti, nominato alla direzione generale di Banca Centrale di San Marino e avallato -nonostante la denuncia della sua mancanza dei requisiti di legge riecheggiata dai banchi di opposizione- nel dicembre 2017, con 32 voti a favore (Repubblica Futura, Civico 10 e SSD) e 19 contrari dal Consiglio Grande e Generale (leggi qui).
Moretti salì al vertice di Bcsm -è l’accusa dalla quale dovrà difendersi nel processo- “quale collaboratore ed esecutore dell’associazione a delinquere per quanto riguarda le attività necessarie al sodalizio di competenza di Bcsm e Carisp, alle dipendenze di Confuorti” nell’ “interesse di Grandoni e Guidi e di Banca CIS”. E, si ricordi, salì su quella delicata e “potente” poltrona grazie ai voti di 32 consiglieri di Repubblica Futura, Civico 10 e SSD, della maggioranza che sosteneva il governo AdessoSm, e nonostante la dura battaglia che gli altri partiti inscenarono in Consiglio per bloccarne la nomina di quello stesso Moretti che, si legge nel decreto di rinvio a giudizio, “partecipava direttamente al sodalizio” criminale.
Nella veste di DG di Bcsm, scrive il Commissario della Legge, Elisa Beccari, “minimizzava e tentava di occultare la rilevanza criminosa dell’operazione” titoli “facendo pressioni sul DG di Carisp Dario Mancini affinché prorogasse, pur in assenza dei presupposti, il prestito erogato da Carisp a Leiton Holding per l’acquisto di Banca Cis”.
Inoltre, Moretti si interpose, “nell’interesse di Guidi e Grandoni e Confuorti (…) affinché il Coovig desse parere favorevole all’acquisto di Banca Cis da parte di Alì Turki”, “autorizzando quale membro del Coovig l’apertura di un conto corrente in Bcsm su cui far transitare, indebitamente, i soldi necessari all’acquisto, così fornendo una parvenza di legalità” all’operazione. In più, operò “al fine di consentire l’erogazione da parte” del Cda Bcsm “di supporti di liquidità a Banca Cis”, ignorando “e occultando (…) i rilievi effettuati dalle autorità antiricilaggio circa l’impiego dei finanziamenti erogati e concessi a Cis nel 2018”.
Il tutto mentre la maggioranza di allora (RF, C10 e SSD) non si accorgeva di nulla e il Paese vedeva “bruciarsi” quel che restava delle sue ricchezze, e non solo in termini economici e finanziari. Perché, in attesa della sentenza definitiva che confermerà o smentirà le accuse in una verità giuridica certa, AdessoSm approvò Roberto Moretti per il delicatissimo ruolo di Direttore Generale Bcsm, nonostante le opposizioni denunciarono in Aula (leggi qui) che “non si può dare gradimento (a Moretti Dg di Bcsm; ndr) dato che è sprovvisto dei requisiti di legge” e che in CGG si sarebbe votato il “gradimento” -come accusava Elena Tonnini (Rete)- “a nomina già decaduta”?
Il collegamento, inteso come almeno responsabilità politica di essere stati determinanti nell’insediamento di un uomo della “Cricca”, fra precise componenti e personalità politiche e gli interessi di questa ipotizzata associazione a delinquere. è oggi -per quanto si legge nel rinvio a giudizio- palese. In merito, deduco alla luce dell’assenza di indagati diversi dai 13 citati, gli inquirenti non hanno rilevato indizi penalmente supportati o rilevanti per approfondire un loro eventuale coinvolgimento o violazione penale. E ciò nonostante più di un indizio avrebbe potuto -a mio parere, e parlo a rigor di logica, da non esperto delle dinamiche giudiziarie- vedere anche qualche politico fra i sospetti sodali dell’organizzazione criminale coordinata -secondo il decreto Beccari- da Daniele Guidi… Indizi come, ad esempio, lo scambio di comunicazioni elettroniche ormai note (email) fra un Segretario di Stato del Governo AdessoSm e Francesco Confuorti (leggi qui), con quest’ultimo che avrebbe indirizzato il primo nella definizione di alcuni decreti legge in materia bancaria; o come le difese politiche “disperate”, negli organismi preposti, della permanenza del Giudice Alberto Buriani in un ruolo operativo nell’amministrazione della Giustizia sammarinese… E non solo.
Ma per il Diritto giudiziario, evidentemente, così non è. Far luce su precise -inconsapevoli?- azioni politiche dei tempi di AdessoSm che sono finite col fare “il gioco” della “Cricca” toccherà alla stessa politica, con l’istituzione di una apposita Commissione consigliare di inchiesta finalizzata ad individuare eventuali responsabilità nell’ascesa e nel “successo” di quella che la Beccari definisce associazione a delinquere “a danno dello Stato” che ha inseguito i suoi obiettivi “mediante l’utilizzo di soldi pubblici”.
E, aggiungo io, grazie al presunto sodale Buriani, asservendo agli interessi del gruppo criminale -si legge sempre nel decreto- nientemeno che l’amministrazione della giustizia, sovvertendo l’equilibrio che è alla base di ogni sistema democratico (ma questo lo approfondiremo domani), fatto -anche il solo fondato sospetto che sia potuto accadere- talmente grave da imporre approfondimenti e ricerca di precise responsabilità politiche a chi oggi guida il Paese.
La doverosa Commissione parlamentare di inchiesta, però, salvo pochissime eccezioni, nessuno a Palazzo sembra volerla fare, come se i sammarinesi non avessero il diritto di sapere chi sono i responsabili del dissesto finanziario determinato nello scorso decennio e che ancora oggi tutti i cittadini sono costretti a pagare…
Enrico Lazzari