San Marino. Don Gabriele: crisi può essere positiva, ecco perché

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Così anche la nostra Repubblica vivrà un momento difficile per la situazione politica che si è venuta a creare. E i Sammarinesi saranno chiamati a esprimere con il proprio voto quello che desiderano per la vita sociale. Certo, è uno strappo e una ferita, ma, parafrasando quanto ci ha detto Papa Benedetto nella sua indimenticabile visita, «l’attuale situazione di crisi spinge a riprogettare il cammino e diventa occasione di discernimento». Così potremo e dovremo chiarirci i valori e i principi che animeranno i nostri programmi, nella speranza che dal confronto serio e appassionato nascano progetti che realizzino il bene comune, in questa che fieramente chiamiamo «l’antica terra della libertà».
Ed è proprio ricordando quanto abbiamo ascoltato il 19 giugno del 2011 che credo dovremo dibattere su quanto ci ha proposto.
Riporto quello che mi pare il cuore della esortazione: siamo eredi di «un’identità che chiede alle genti ed alle istituzioni sammarinesi di essere assunta in pienezza. Grazie ad essa, si può costruire una società attenta al vero bene della persona umana, alla sua dignità e libertà, e capace di salvaguardare il diritto di ogni popolo a vivere nella pace. Sono questi i capisaldi della sana laicità, all’interno della quale devono agire le istituzioni civili, nel loro costante impegno a difesa del bene comune. La Chiesa, rispettosa della legittima autonomia di cui il potere civile deve godere, collabora con esso al servizio dell’uomo, nella difesa dei suoi diritti fondamentali, di quelle istanze etiche che sono iscritte nella sua stessa natura. Per questo la Chiesa si impegna affinché le legislazioni civili promuovano e tutelino sempre la vita umana, dal concepimento fino al suo spegnersi naturale. Inoltre, chiede per la famiglia il dovuto riconoscimento e un sostegno fattivo. Ben sappiamo, infatti, come nell’attuale contesto l’istituzione familiare venga messa in discussione, quasi nel tentativo di disconoscerne l’irrinunciabile valore. A subirne le conseguenze sono le fasce sociali più deboli, specialmente le giovani generazioni, più vulnerabili e perciò più facilmente esposte al disorientamento, a situazioni di auto-emarginazione ed alla schiavitù delle dipendenze. Talvolta le realtà educative faticano a dare ai giovani risposte adeguate e, venendo meno il sostegno familiare, spesso essi si vedono precluso un normale inserimento nel tessuto sociale. Anche per questo è importante riconoscere che la famiglia, così come Dio l’ha costituita, è il principale soggetto che può favorire una crescita armoniosa e far maturare persone libere e responsabili, formate ai valori profondi e perenni.»
L’avere centrato la preoccupazione sul tema della famiglia ritengo sia la prospettiva più acuta in questo tempo, perché proprio dalla sanità di questa istituzione potrà sorgere una società a misura d’uomo, capace di rispondere alle sfide economiche, educative e culturali che ci attendono.
Siamo «di fronte all’impellente esigenza di affrontare i problemi con coraggio e senso di responsabilità, con generosità e dedizione, facendo riferimento a quell’amore per la libertà che distingue il vostro popolo»: e come in epoche passate il nostro popolo ha saputo affrontare situazioni gravi e drammatiche valorizzando le varie componenti della società, combattendo ideologie materialiste e razziste, trovando soluzioni degne di una società civile e democratica, così speriamo che si sappia vincere la logica sterile delle contrapposizioni «per partito presso», nella ricerca di soluzioni in sintonia con la nostra storia quasi bimillenaria, dove la laicità (il «relinquo liberos ab utroque…») lungi dal creare steccati può generare soluzioni rispettose di ogni identità. Penso alla passata stagione del Comitato di Bioetica in cui si sono trovate soluzioni «umane» ai problemi affrontati nell’interesse delle persone e non delle correnti di potere, penso all’impegno educativo che ha portato al riconoscimento dell’accordo con la Santa Sede per l’insegnamento della Religione cattolica nelle scuole, penso ai momenti di dibattito e confronto sulle questioni della difesa della vita dal suo primo istante, penso al lavoro che si è fatto per comprendere i fattori fondamentali di quella che si chiama Dottrina sociale della Chiesa. Prendo le distanze dalla approvazione dell’istanza presentata da un gruppo di cittadini per «chiedere di regolamentare l’uso della cannabis a scopo ricreativo» (e Repubblica scriveva: “qualora l’iter legislativo dovesse essere completato, nella Repubblica del Titano si potrà coltivare cannabis, lavorare e trasformare la pianta «al fine di ottenerne i derivati», venderli e consumarli a scopo ludico in ogni luogo non pubblico e in appositi locali. «Sul modello dei coffeeshop olandesi», per l’appunto…”).
Da qui all’8 dicembre ci saranno tante occasioni per confrontarci su ciò che vogliamo per la nostra Repubblica. Non perdiamo questa occasione!
Don Gabriele Mangiarotti su Repubblica Sm

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