San Marino. Focus sul ‘famigerato’ decreto Blockchain (articolo completo da Repubblica Sm)

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Non è finita ma è facile prevedere non abbia vita lunga la politica dei proclami e dei podi su cui salire. Dopodiché occorrerà rimboccarsi realmente le maniche. Frattanto l’ex Segretario Zafferani, in cerca di consensi in vista delle prossime elezioni (correrà da indipendente con Rf), continua a sgolarsi sui passi avanti che San Marino avrebbe fatto sul tema innovazione. Ma è la solita vanteria con pochissimo (o niente) di concreto. A sottolinearlo l’esponente della Dc William Casali che in un’intervista a questo giornale aveva parlato di come il mancato confronto con il tessuto economico fosse il vero tallone d’Achille dell’intero progetto. Una intervista che aveva fatto letteralmente infuriare Zafferani il quale se l’era presa prima di tutto con il giornale e poi con chi aveva rilasciato l’intervista. Più mite la reazione di William Casali che in una nota ha scritto: “Dopo tre anni, abituati ad una politica degradante, assente nei contenuti ma ricca di offese, non voglio certo abbassare il livello del mio impegno per rispondere a chi si trasforma spacciandosi per ciò che non potrà mai essere. Certi comportamenti non guastano solo la campagna elettorale, ma ricadono come “macigni” sull’economia reale. Se guardiamo il famigerato decreto “Blockchain” notiamo grandi difetti che nascono dal modo sbagliato di porsi proprio con chi tentava di collaborare ai lavori. Infatti, il contributo di BCSM e AIF doveva essere necessario per la credibilità delle operazioni promosse da Mottola di San Marino Innovation. Era proprio il segretario Zafferani (sui media internazionali) a rassicurare gli interessati al decreto, che tale collaborazione avrebbe scongiurato i rischi di Riciclaggio e finanziamento al terrorismo e che ciò sarebbe avvenuto grazie “all’adeguata verifica rafforzata”, ma dopo pochi mesi, lo stesso Zafferani cancella tutto, contraddicendosi e dando un’immagine pessima proprio su quella che doveva essere il punto di forza: “la normativa”. Ma ora servono soluzioni, il Paese ha bisogno di sapere come ridare credibilità al sistema e cogliere concretamente le opportunità anche nelle tecnologie vicine alla Blockchain. Dobbiamo ripartire da alcuni strumenti digitali capaci di aprire il nostro mercato all’esterno e permettere alle imprese sammarinesi di vendere servizi ad alto valore aggiunto in tutto il mondo senza rischi. Il digitale deve essere lo strumento per aprire nuovi mercati e permettere che siano le nostre aziende a testimoniare l’efficacia del nostro sistema e non i “roboanti” comunicati. Affrontando con responsabilità il tema delle cryptovalute e ritrovando la collaborazione internazionale necessaria a riconoscere le tecnologie, è possibile recuperare il lavoro, soprattutto ritrovando le sinergie con le aziende informatiche locali. La soluzione esiste ed è possibile avviare un reale processo virtuoso che esprima dei veri contenuti tecnologici senza false aspettative ma con la concretezza necessaria a ritrovare le sinergie che sono necessarie ad affrontare i mercati internazionali. È tempo di ritrovare i legami con l’economia reale per passare dai proclami ai fatti”.

Repubblica Sm

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