San Marino-Italia: Gatti (Pdcs) e Pizzolante (Pdl) a confronto

  • Le proposte di Reggini Auto

  • Riprendiamo dall’Agenzia Dire un articolo molto interessante. Qui di seguito ve ne diamo un’assaggio.

    Una certezza li unisce, un’altra li divide. A meno di un mese dal voto sammarinese che decreterà la rivincita del centrodestra o la conferma del centrosinistra, due colleghi eccellenti, Gabriele Gatti, consigliere del Partito Democratico e Cristiano, e l’italiano Sergio Pizzolante, Deputato alla Camera per il Pdl, si confrontano sul futuro dei rapporti, ad oggi burrascosi, tra “vicini di casa”.

    I due parlamentari convergono così che “stabilità politica e più dialogo” siano la ricetta giusta per sanare i conflitti, auspicano una maggior collaborazione tra i sistemi bancari e lo sviluppo di grandi infrastrutture per “avvicinare”, anche fisicamente, i due Paesi. Ma su un punto sembrano distanti: il sammarinese resta convinto della vittoria elettorale del centrodestra che darà al Paese un governo “simile a quello italiano” e capace di portare a termine la legislatura. Mentre l’italiano, tra i fondatori dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia – Repubblica di San Marino, mette già una pietra sopra al bipolarismo alla sammarinese, convinto che “non funzionerà
     
     
    San Marino viene spesso presentato, soprattutto dalla stampa italiana, come paradiso fiscale alla stregua della Svizzera e di altri piccoli Stati come il Liechtenstein. Cosa c’è di vero in questa definizione giornalistica?
    GATTI: San Marino non è un paradiso fiscale. A livello internazionale, nei rapporti con l’Italia e con gli altri Paesi, collabora nello scambio di informazioni. Ha anche un accordo sulle doppie imposizioni con l’Italia, firmato nel 2002, purtroppo non ancora ratificato. San Marino ha poi un rapporto molto stretto con l’Ocse, organismo che lo ha riconosciuto come Paese completamente inserito nella comunità internazionale. Anche la politica sammarinese non ha alcuna intenzione di trasformare il Titano in un Paese off-shore. Su questo tema, il programma della coalizione Patto per San Marino, di cui faccio parte, prevede una forte normalizzazione dei rapporti sia con Repubblica Italiana sia con gli organismi internazionali a partire dal Fiu (Financial Investigation Unit, Onu). Per cui l’etichetta di paradisco fiscale non c’è né nei fatti, né nella sostanza.

    PIZZOLANTE: Premessa: San Marino è la mia seconda Patria, per certi versi la amo quanto la prima, vorrei quindi dare risposte non formali. Venendo alla domanda, San Marino non ha ancora definito una propria identità. Non è la Svizzera, non è il Liechtenstein, non è neppure Caiman, non è chiaro cosa sia. È questo il problema. Un Paese deve scegliere. Vuole stare fuori dalla white list? Allora deve assumersi tutte le responsabilità del caso e attrezzarsi per competere. Per me non è un delitto, se è una scelta. Ma una scelta non è. La scelta che io condivido è invece quella opposta. Bene, allora occorre essere conseguenti e prima di tutto rispondere a una domanda: cosa vuole essere San Marino? Può essere un normale Paese a economia generalista? Di tutto di più? No, occorre scegliere, definire campi economici precisi, investire intelligenza, impegno, risorse, per creare l’eccellenza, e su questo creare rapporti trasparenti, di reciproca convenienza con l’Italia e l’Europa. Occorre adottare per queste finalità strumenti competitivi, normativi e fiscali, riconosciuti e condivisi dalla comunità internazionale. Su tutto il resto autonomia sì, ma anche massima collaborazione con le istituzioni finanziarie e giudiziarie internazionali.

    I rapporti tra Italia e San Marino non sono ai massimi storici e il passaggio di consegne in Italia tra centrosinistra e centrodestra non sembra avere cambiato le carte in tavola. La piccola Repubblica compare infatti spesso sui giornali italiani per la vicenda “Re nero” o per i controlli al confine da parte della guardia di finanza. Quali gli strumenti per sanare il rapporto fiscale tra i due Paesi?
    PIZZOLANTE: Mi sembra che ci sia un accanimento ingiusto nei confronti di San Marino, non è un problema di centro destra e centro sinistra. È che l’Italia non conosce San Marino, non conosce lo sforzo che questo piccolo Paese (i governi, la Banca centrale) ha compiuto per andare verso una economia da white list. L’instabilità politica italiana e quella sammarinese non hanno aiutato. Con maggiore stabilità politica e più dialogo, sarà possibile vincere pregiudizi e preconcetti vivi in alcuni apparati giudiziari italiani e nei bassifondi della speculazione politica. I rapporti possono essere ridisegnati con una reciproca assunzione di responsabilità. Venendo agli strumenti, se l’accordo di cooperazione economica ancora non c’è, le responsabilità sono reciproche, ho già spiegato le ragioni politiche. Occorre però, nel merito, fare uno sforzo in più, avere più coraggio, definire meglio le reciproche convenienze. È una bella scommessa per entrambi i Paesi.

    GATTI: Il momento che ha portato alle difficoltà di rapporto tra Italia e San Marino è riconducibile alla mancata ratifica dell’Accordo sulle doppie imposizioni. Se entrambi i Paesi lo avessero ratificato, San Marino sarebbe già nella White List e probabilmente non ci sarebbero stati dei dubbi e dei sospetti nei confronti delle attività economiche sammarinesi. E’ vero anche che San Marino deve potenziare le sue strutture di controllo e vigilanza. Però si deve ammettere che sta facendo moltissimo in questi senso. E’ stata approvata una legge contro il riciclaggio che non può dare adito a dubbi sulla volontà del Paese di normalizzare i rapporti con la comunità internazionale e di superare quelle difficoltà che negli ultimi tempi sono emerse in modo preoccupante.


    Dodici banche, una raccolta per 14,2 miliardi di euro nel 2007 e segretezza. Queste in poche parole le caratteristiche del sistema bancario sammarinese: una minaccia o una risorsa per l’economia italiana?

    PIZZOLANTE: Possono essere una risorsa se, nella reciproca autonomia, sono trasparenti le opportunità di entrambi i Paesi. Voglio essere chiaro ed esplicito. San Marino può fare le migliori leggi del mondo su trust o holding, ma se non sono chiare e trasparenti le reciproche opportunità, se non sono regolati i flussi fiscali, l’Italia vedrà in questi nuovi prodotti legislativi sammarinesi, una nuova minaccia. Invece con rapporti chiari e regolati non potranno che essere considerati una ricchezza reciproca, non solo dal punto di vista fiscale ma anche sotto l’aspetto più interessante, quello economico industriale.

    GATTI: Sostanzialmente a San Marino c’è un tessuto bancario molto sano. Abbiamo ancora molte cose da fare: attuare la legge antiriciclaggio, potenziare le strutture di controllo e Banca Centrale. Detto questo, tuttavia San Marino ha fatto una scelta molto chiara. Non vuole essere un punto nero nell’Europa, ma un Paese che collabora con gli altri Paesi, pur rivendicando i propri diritti. Ad esempio, deve essere pienamente rispettato l’Accordo valutario del ‘91, in vigore tra Italia e San Marino e che prevede la libera circolazione valutaria fra i due Paesi.
    Sicuramente a San Marino è mancata negli ultimi anni la capacità di portare avanti un dialogo serio, puntuale e corretto con la vicina Repubblica italiana e questo ha dato origine a tutta una serie di problematiche, fino a danni seri all’immagine di San Marino.

    Il ministro Tremonti ha lasciato fuori San Marino dalla “white list” che raccoglie i Paesi virtuosi in materia di antiriciclaggio. Alla luce anche della nuova legge approvata dal Consiglio Grande e generale, la decisione sarà rivista? Quanto ora normato è sufficiente?

    GATTI: Io do per scontato l’ingresso di San Marino nella White List. La nuova legge contro il riciclaggio, insieme a una forte ripresa dei rapporti con l’Italia che il nuovo governo dovrà attuare, non potranno che portare San Marino a essere inserito nella lista dei Paesi virtuosi.

    PIZZOLANTE: Non sono un membro di governo, non sto nella testa di Tremonti. Spero di si, spero che la nuova normativa possa essere considerata sufficiente.

    Come “avvicinare” invece Italia e San Marino attraverso nuove infrastrutture? Le soluzioni, sul tavolo da anni, sono diverse: una nuova superstrada Rimini-San Marino, un asse di collegamento ferroviario Roma-Rimini che possa far tappa sul Titano, un prolungamento del metrò della costa romagnola.

    GATTI: Sono troppi anni che molte problematiche legate alle infrastrutture non vengono affrontate. Nel programma di governo, la coalizione Patto per San Marino prevede invece un rilancio di investimenti dello Stato in grandi opere. Voglio citare alcuni progetti che riguardano sia l’Italia che il mio Paese: i collegamenti tra San Marino e la riviera adriatica, l’Aeroporto internazionale, ma anche una collaborazione stretta con la fiera di Rimini che può contribuire al rilancio di attività economiche sammarinesi commerciali e turistiche. San Marino può infatti dare un apporto importante alla Fiera riminese, attraverso la sua collocazione internazionale e attraverso la sua presenza negli organismi internazionali.

    PIZZOLANTE: Io mi batto contro la realizzazione del metrò della Costa romagnola. Non è una soluzione per Rimini, non lo è per San Marino. Credo in un altro progetto, di lungo periodo ma strategico per la riviera e per San Marino, l’interramento della ferrovia a monte di Rimini. Risolverebbe i problemi della mobilità interna a Rimini, rappresenterebbe una opportunità per far arrivare anche da noi l’Alta velocità, avvicinerebbe San Marino all’Italia e all’Europa. Poi c’è il problema dell’aeroporto. Ecco, ferrovia e aeroporto sono altri due temi che possono essere affrontati nella logica della convenienza reciproca. Anche qui occorre più coraggio progettuale e determinazione politica.

     

     

    Con le prossime elezioni debutta anche a San Marino il bipolarismo. Ciò nonostante c’è una coalizione di centrodestra che fatica a ritrovarsi in questa etichetta e preferisce stazionare nell’area di centro. In più, sia nella Dc che nel Psd, partiti capofila delle due coalizioni avversarie, ci sono anime molto vicine a Forza Italia e con affinità mai nascoste. In questo contesto, funzionerà il bipolarismo in salsa sammarinese?

     

     

     

    GATTI: La prossima consultazione elettorale rappresenterà una svolta per la politica di San Marino. La nuova legge elettorale dà quello che gli uomini e i partiti non erano più in grado di dare: una stabilità politica. I cittadini saranno chiamati a scegliere tra una coalizione di centrosinistra, formata dalle forze di sinistra che hanno fallito nel precedente governo, e una coalizione moderata di centro che possiamo chiamare anche di centrodestra. Non è un problema di etichetta. Al contrario, determinante è il fattore di coesione tra le forze alleate e la loro capacità di lavorare su un programma concordato. Nel nostro caso, abbiamo detto no alla casa da gioco, alle residenze fiscali, a una deregulation delle residenze. Mentre i nostri avversari proprio su questi temi hanno prodotto la crisi di governo solo qualche mese fa.
    Io sono molto ottimista sul futuro di San Marino e sul governo sammarinese che governerà per i prossimi 5 anni. Sarà un governo per certi aspetti politicamente simile a quello italiano, anche se diverse sono le esperienze, la storia politica e la cultura. Ma sicuramente sarà simile negli ideali e negli obiettivi. A San Marino infatti c’è una forte coesione tra forze cattoliche, tra forze di ispirazione socialista e forze liberali.

    PIZZOLANTE: Penso, lo dico da sammarinese innamorato, che non funzionerà. Per ragioni politico-culturali: in Italia, finalmente, le culture politiche cattolico-liberali e liberal-socialiste, i degasperiani e i craxiani, per intenderci, stanno insieme. A San Marino non è così. Dal mio punto di vista, e lo dico con rispetto, è un limite oltre che un dispiacere. Ci sono poi ragioni più propriamente politiche. In tutti i piccoli, piccolissimi Paesi, la stabilità politica non è solo un valore, è condizione indispensabile per la loro sopravvivenza e prosperità. Nei piccoli Stati ci sono, o l’Emiro, o il Principe o le grandi coalizioni, quindi maggioranze larghe, larghissime. Un Paese (lo dico in generale) non può essere condizionato nelle sue scelte da due o tre consiglieri alla mercè di interessi spesso opachi. Lo ripeto, sono innamorato di San Marino che in un momento difficilissimo della mia vita mi ha dato asilo. Spero si comprenda il senso di questo mio ragionamento.