C’è qualcosa di inquietante, nella cronaca giudiziaria sammarinese, nella ricorrenza di certi schemi. Non solo nei reati, poi sempre gli stessi: riciclaggio, corruzione, amministrazione infedele, attentati al funzionamento delle istituzioni, ma nei meccanismi con cui, nel corso degli anni, si è tentato di neutralizzarli prima ancora che i processi facessero il loro corso.

Nel gennaio 2019, AI TEMPI DELLA PRIMA CRICCA ndr, il giudice delle Appellazioni David Brunelli dispose la revoca della custodia cautelare ai domiciliari per l’allora amministratore delegato di BancaCis, Daniele Guidi. La motivazione, sintetizzata dagli articoli dell’epoca, era di quelle che fanno riflettere: non solo carenza dei presupposti per la misura cautelare, ma una valutazione nel merito tale da escludere, “allo stato degli atti”, che esistesse un quadro probatorio sufficiente per ipotizzare una futura condanna. A due anni dall’apertura delle indagini, il giudice di Appello in sostanza diceva: non c’è nulla di penalmente rilevante.
Pochi anni dopo, la realtà processuale avrebbe consegnato un giudizio radicalmente diverso. Daniele Guidi veniva condannato a 5 anni e 10 mesi di prigionia per aver truffato ISS e FONDISS (vedi articolo di San Marino Rtv ), i fondi pensione dei lavoratori sammarinesi. Il danno quantificato ammontava a quasi 76 milioni di euro, poi saliti a 81 milioni nella valutazione delle parti civili. (vedi articolo di GiornaleSM) La condanna veniva poi confermata in appello (vedi articolo di San Marino Rtv). A queste si aggiungerebbero ulteriori condanne in procedimenti paralleli dello stesso filone giudiziario, la cosiddetta “Galassia CIS”. In un secondo processo, Guidi veniva giudicato colpevole per amministrazione infedele, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza, con una pena di 4 anni e 8 mesi. (vedi articolo di San Marino Rtv) Guidi, nel frattempo, risulta da tempo irreperibile (vedi articolo di San Marino Rtv) perchè lasciò nel gennaio 2019 il carcere dei Cappuccini e non vi ritornò più.
Oggi, nel marzo 2026, ci troviamo di fronte a una scena che ricorda dolorosamente quella di sette anni fa.
Il giudice delle Appellazioni David Brunelli, lo stesso giudice di allora, ha disposto la scarcerazione immediata dei coniugi Andrea Del Vecchio e Marina Manduchi, arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla tentata scalata alla Banca di San Marino e sul cosiddetto “piano parallelo”. (vedi articolo di San Marino Rtv) L’ordinanza esclude la gravità indiziaria, presupposto necessario per l’applicazione della misura cautelare, e ridimensiona il piano parallelo contestato dagli inquirenti. Nella stessa ordinanza viene annullato anche l’ordine di arresto nei confronti del magnate bulgaro Assen Christov. (vedi articolo di San Marino Rtv)
La motivazione, riportata da RTV e che pone qualche domanda sul rispetto del segreto istruttorio, suona familiare: gli atti compiuti o ipotizzati nell’ambito del piano parallelo non integrerebbero i gravissimi reati contestati. Dalle intercettazioni emergerebbero intenzioni “deplorevoli e sconsiderate”, accompagnate da toni enfatici ed esagerazioni, ma prive di concreta attuazione. (vedi articolo di San Marino Rtv)
Eppure gli atti desecretati raccontano altro, e non di poco. Dagli oltre 3.000 documenti emergerebbe la volontà di esercitare pressioni per ottenere l’archiviazione dell’indagine e la restituzione delle somme sequestrate, per poi rilanciare l’acquisizione di quote della Banca di San Marino. Tra le ipotesi investigate anche azioni per boicottare l’accordo di associazione di San Marino con l’UE e tentativi di identificare bersagli istituzionali da colpire con notizie false, tra cui la Presidente di BCSM, il Dirigente del Tribunale e il Segretario del PDCS, con la prospettazione persino di aggressioni fisiche ai commissari della legge titolari delle indagini.(vedi articolo di San Marino Rtv)
Non sono chiacchiere da bar. Sono intercettazioni. Sono atti giudiziari.
Il meccanismo che si ripete è quello della minimizzazione cautelare: si entra nel merito indiziario in sede di appello sulla misura cautelare, si declassano fatti gravi a “vanterie” o “esagerazioni”, si smonta l’impianto accusatorio prima che il dibattimento abbia potuto fare il suo corso.
La storia di Guidi insegna che questo genere di valutazioni anticipatorie può rivelarsi drammaticamente errata. Il conto, in quel caso, lo hanno pagato i fondi pensione dei sammarinesi.
È doveroso precisare che ogni giudice valuta gli atti nella fase in cui si trova, e che la revoca di una misura cautelare non è una sentenza di assoluzione. Il giudizio definitivo spetta al dibattimento. Ma è altrettanto doveroso chiedersi: di fronte a indagini di tale portata, con intercettazioni che ipotizzano minacce a magistrati e campagne di destabilizzazione istituzionale, come è possibile che il metro di giudizio sia lo stesso usato sette anni fa, quello stesso metro che si rivelò così clamorosamente smentito dai fatti?
San Marino non può permettersi un’altra BancaCis. Non può permettersi che l’ennesima “Cricca” venga smontata pezzo per pezzo, in sede cautelare, mentre le indagini sono ancora in corso e mentre chi è sotto inchiesta ha tutto il tempo, e forse i mezzi, per rendersi irreperibile.
La memoria è corta, ma i buchi nei conti pubblici restano. La cosa che rimane è la nostra strenua opposizione alle varie CRICCHE contro il paese. Il mio ed il nostro paese.
Marco Severini – direttore GiornaleSM
Disclaimer: il presente editoriale si basa su atti pubblici, articoli di stampa e documenti processuali desecretati. Non esprime giudizi sulla colpevolezza di alcun indagato, che rimane presunta fino a sentenza definitiva.











