• Screenshot
  • San Marino. “Oggettivare il percorso di qualità delle prestazioni ospedaliere per arrivare all’accreditamento del nostro ospedale. Questo è il nostro prossimo obiettivo”. Intervista al dottor Giovanni Landolfo … di Angela Venturini

    Dott. Giovanni Landolfo, primario di chirurgia all’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino e direttore del dipartimento ospedaliero

    È uno di quei nomi che danno sicurezza: “Devo operarmi, c’è Landolfo” … e si acquietano tutte le angosce intorno a qualcosa che genera sempre timori. Chirurgo di chiara fama, dal 2007 Primario di Chirurgia presso l’Ospedale di Stato, dal 2024 Giovanni Landolfo è anche Direttore del Dipartimento Ospedaliero. Il settore comprende 5 Aree Dipartimentali, così come recita il nuovo Atto Organizzativo, ciascuna delle quali con uno suo referente. 

    Dottore, lei ricopre due funzioni molto complesse, come riesce a mantenere l’equilibrio su tutto?

    “In effetti, oltre a essere chirurgo, sono Direttore di Dipartimento facente funzione. La posizione era stata proposta a tutti i Direttori di UOC in attesa del bando di concorso. Nel momento della scadenza non si era presentato nessuno perché è un compito prestigioso, ma anche cruciale, quindi sono stato nominato ad interim”.

    In sostanza, qual è il suo compito?

    “Al Direttore è affidata la gestione di tutti i processi operativi ospedalieri: dalle liste di attesa, agli appalti, la valutazione del rischio clinico, la qualità dell’affidamento degli obiettivi di budget, della formazione, la valutazione dei direttori e molto altro. In pratica deve provvedere all’analisi di tutte le attività ospedaliere ed entra nella scala gerarchica decisionale, previa discussione collegiale delle problematiche con gli altri Direttori di Dipartimento in Consiglio di Dipartimento, che poi passano al Collegio di Direzione e quindi al CE (Comitato Esecutivo)”.

    Quindi il CE non è più l’organo monocratico che decide e comanda?

    “La cosa bella del nuovo Atto Organizzativo è la revisione della gestione del potere interno all’ISS, che non è più in capo al CE, ma che per regolamento deve seguire un percorso di confronto attraverso tutti i direttori e referenti del Dipartimento, per arrivare al Collegio di Direzione. Che è organo supremo. Il CE non può prendere decisioni autonome sui percorsi clinici o su qualsiasi altra decisione relativa alle diverse aree dipartimentali, ma si interfaccia con questo sistema. Questo limita molto i suoi poteri”.

    Sembra un sistema complesso, non c’è un rischio di appesantimento burocratico?

    “Questo iter di confronto e valutazione, di cui resta traccia, porta a scelte ottimali e condivise. Ad esempio, la Geriatria ha presentato un progetto per la lungodegenza. È un obiettivo che deve affrontare molti aspetti, sia professionali, sia organizzativi, sia logistici e che è stato costruito con il coinvolgimento di tutte le figure di quel Reparto. Ancora: attualmente è già stato definito il percorso per l’apertura di una semi-intensiva, che oggi non abbiamo e che vedrà tre posti dedicati a pazienti di tutto l’Ospedale e un posto riservato a Cardiologia, sempre rispettando lo stesso percorso di condivisione. È un’organizzazione complessa, è vero, ma che riesce a prendersi carico anche delle piccole cose. Ogni decisione non è mai autocratica”. 

    Si dice che manchino i professionisti, è vero?

    Attualmente mancano gli anestesisti, faremo un bando di concorso apposito. Insieme a quello di Direttore di Dipartimento Ospedaliero. Mancano anche ginecologi, pediatri e dermatologi ed altre figure specialistiche”.

    C’è anche un problema di accreditamento della struttura ospedaliera. Cosa si sta facendo a tal proposito?

    ”A dire il vero, non siamo neanche autorizzati. Ci sono problematiche strutturali, che riguardano un altro capitolo e che comunque sono comuni a moltissimi altri ospedali, che sono in deroga. Riguardo all’accreditamento, è il lavoro sul quale si baseranno gli obiettivi trasversali 2025 e afferiscono alla descrizione dei processi adottati da ogni unità operativa. Esempio: come avviene un ricovero, come garantiamo sicurezza, come si possono gestire le liste di attesa, come si gestisce un rischio clinico, come si deve approntare una gara pubblica per le pulizie o l’acquisto di apparecchiature.”

    E come vi muovete? Quali regole seguite?

    ”Si parte con lo scrivere quello che si fa, si verifica che sia coerente con le linee guida, e quindi ci si impegna a rispettarle come è dovere del medico. Ad esempio, per operare un paziente: devo avere la lettera dello specialista, che me lo inserisce in una lista di attesa secondo una priorità di urgenza, devo prepararlo per l’intervento con esami prestabiliti, devo valutare quali sono i vantaggi e le possibili complicanze. Ogni procedura necessita sempre di un’interfaccia con gli altri Reparti perché ogni passaggio sia coordinato con quelli che precedono e quelli che seguono. Una volta scritte le regole, bisogna anche scrivere gli indicatori per monitorarle nel tempo. Progettare e programmare tutta la sequenza degli eventi: è una cosa che in passato non era mai stata fatta e che riguarda tutte le unità operative del sistema sanitario. Questo vuole anche dire che tutti le devono rispettare, non che ciascuno si comporta come vuole. Sono centinaia e centinaia di procedure, sulle quali stiamo già lavorando.”

    È questa lacuna che frena l’apertura esterna del nostro ospedale?

    “Finché non eseguiamo seriamente un percorso di accreditamento, non riusciremo ad avere pazienti esterni, né gruppi assicurativi (che saranno il futuro). Non possono esserci inviati pazienti finché noi non diciamo come lavoriamo. In sostanza, si tratta di oggettivare il percorso di qualità delle prestazioni ospedaliere. È un lavoro immenso, che non finirà mai perché avrà bisogno di continui aggiornamenti in base alle nuove scoperte scientifiche e farmacologiche”. 

    La libera professione medica, un altro problema?

    “Non lo vedo come un problema. I nostri professionisti possono già esercitare la libera professione intra moenia ed intra moenia allargata e, rinunciando ad una parte dello stipendio (come avviene in Italia), possono esercitarla in extra moenia. Esistono precise regole dal punto di vista degli emolumenti, delle relative tasse e coperture assicurative. Il problema è che non arrivano pazienti a San Marino da accordi con Stati esteri o gruppi assicurativi finché non saremo accreditati,”. 

    La sanità privata è davvero l’antagonista della sanità pubblica?

    “È una situazione culturale che riguarda un po’ tutti i Paesi industrializzati. Progressivamente, il paziente acquista sempre più prestazioni, a sua discrezione. Un esame presso la struttura pubblica, deve avere la prescrizione medica. Nel privato, pagando, si può chiedere qualsiasi tipo di esame. Molti pazienti eseguono esami in Ospedale e poi vanno anche fuori. Qui, eseguiamo 70mila esami radiologici l’anno, tra cui tantissime risonanze magnetiche. La nostra RMN è completamente satura: o compriamo un’altra macchina o decidiamo di mettere degli stop all’esecuzione di esami che non andrebbero fatti. Eseguiamo oltre un milione e 100mila esami di laboratorio. Nel rapporto con la popolazione residente, è un dato che non esiste in nessun altro posto al mondo. Andiamo fuori scala perché abbiamo una iper prescrizione di esami, di contro a volte vengono eseguite diagnosi occasionali di patologie”.

    Un’ultima battuta sul robot: ci sono state mille polemiche e poi da due anni non se ne parla più. È sparito?

    “Assolutamente no. Viene utilizzato tre giornate alla settimana, con grandissimi vantaggi. Serve una minore casistica perché il chirurgo possa acquisire skills tecnici. Con modernissimi sistemi di visione, riusciamo ad arrivare dove l’occhio del chirurgo non arriva. Si riduce anche la degenza media. Anche nell’ultimo anno siamo aumentati come numero di interventi e come tipologia. Abbiamo un ottimo rapporto tra interventi robotici, loro conversione e complicanze. È stata un’ottima decisione averlo acquistato. Tra l’altro esercita un forte richiamo su tantissimi professionisti esterni, che chiedono di poter venire ad operare a San Marino”.

    Angela Venturini