San Marino. Parte il percorso di adesione alla Ue. Valentini se ne frega dell’esito del Referendum sull’Europa

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  • L’Europa è entrata in Congresso di Stato.

    Il che fa di per sé notizia visto il modo superficiale con cui la maggioranza – o meglio parte di essa – ha affrontato il referendum sull’in- tegrazione, che come noto non ha raggiunto il quorum. Ma come dice il detto: sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico.

    Per questo l’obiettivo per San Marino appare ormai chiaro: diventare uno Stato associato. Accantonata dunque l’idea dello spazio economico europeo, dal governo pensano già ai negoziati. Meglio ancora, ai negoziatori. Perché proprio uno degli interrogativi che si pongono gli euroscettici del Monte è quello di conoscere quali saranno le condizioni di ingresso. Per questo motivo saranno individuati alcuni soggetti che si occuperanno nel periodo aprile-maggio di aprire ufficialmente la trattativa con la Ue.

    D’altra parte che la politica estera abbia bisogno di una accelerata e di maggiore concretezza e coraggio lo aveva già evidenziato il nostro opinionista Luigi Console in un editoriale pubblicato ieri: esiste un gap con gli altri piccoli Stati che va quanto prima colmato per non rimanere indietro o peggio ancora isolati. La parola con la quale dovremo presto fare i conti è francese: acquis communautaire.

    Ovvero (diritto) acquisito comunitario, l’insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli stati membri dell’Unione Europea e che devono essere accolti senza riserve dai paesi che vogliano entrare a farne parte. I paesi candidati devono accettare l’”acquis” per poter aderire all’Unione europea e per una piena integrazione devono accoglierlo nei rispettivi ordinamenti nazionali, adattandoli e riformandoli in funzione di esso; devono poi applicarlo a partire dalla data in cui divengono membri della Ue a tutti gli effetti.

    I negoziatori. Spendiamo qualche parola in più su queste figure chiave, i negoziatori. L’obiettivo è quello di avere un team con una adeguata e qualificata presenza sammarinese a partire dal coinvolgimento della nostra missione permanente a Bruxelles. Si sta anche cercando di individuare delle personalità di prestigio che abbiano una adeguata conoscenza delle istituzioni comunitarie, nonché “entrature” di carattere politico. Non va dimenticata la necessaria dimestichezza amministrativa e con la complessa burocrazia dell’Unione. Non a caso gli altri due piccoli Stati che si apprestano, come noi, al negoziato – Monaco e Andorra – hanno già inserito questo tipo di figure nelle loro squadre di negoziatori. Durante il Congresso di ieri non sono stati ancora individuati i nomi dei componenti della squadra, essendo ancora in corso i contatti. Sono stati tuttavia delineati i profili di queste figure. Fermo restando che si parla di 6, massimo 7 persone, si privilegeranno i sammarinesi. Uno di loro sarà invece esterno a San Marino. Il governo è orientato a una personalità di spicco di nazionalità maltese, in quanto piccolo Stato entrato di recente nell’Unione che ha molte analogie col Titano. Sul tavolo c’è anche l’idea di una personalità austriaca in quanto pur essendo uno Stato di grandi dimensioni, prima di diventare membro effettivo dell’Unione, ha avuto un periodo come Paese associato alla Ue. Senza contare che facendo le dovute proporzioni, le problematiche di carattere bancario e finanziario che hanno dovuto affrontare sono analoghe a quelle sammarinesi.

    Il Congresso ha deliberato inoltre di individuare un gruppo di una decine di dirigenti dell’amministrazione pubblica, che saranno delegati da fare da supporto ed occuparsi di proporre le necessarie modificazioni all’interno della Pa, per attrezzarsi e predisporsi al nuovo quadro che si verrà a creare col nuovo status di Paese associato alla Ue. In definitiva si vuole dare una dimostrazione concreta all’Europa che San Mari- no si sta velocemente attrezzando per essere all’altezza del negoziato che partirà tra qualche settimana.

    Rimangono da definire – e non è certamente cosa secondaria – i contenuti dei negoziati con particolare riferimento agli obiettivi che San Marino si pone, dunque alle richieste da mettere sul tavolo di Bruxelles a tutela delle proprie peculiarità e sovranità: d’altra parte questo è il nodo che sta più a cuore agli euroscettici.

    David Oddone, La Tribuna