San Marino. Processo a Giancarlo Magliani (ex Banca SMIB). La testimonianza del truffato Gabriele Volpi di Spello, Perugia.

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  • Tribunale San MarinoQuest’oggi si è celebrato il processo a Giancarlo Magliani, ex dirigente della Banca Smib poi commissariata. E’ accusato di truffa, falsità di scrittura privata e reato continuato. Ecco la testimonianza di chi lo ha denunciato:

    Volpi Raffaele: io avevo richiesto un finanziamento per 50.000 euro e a me fu erogata la somma di circa 39.000, in assegni circolari il giorno dell’apertura del conto corrente in Smib.

    Fui contattato da Magliani Giancarlo nel mio studio medico di dentista a Bisenti (Te). Lui mi venne a trovare come Banca Mediolanum e mi chiese di fare degli investimenti. Lo conobbi perchè aveva lavorato nella Cassa di Risparmio dell’Adriatico. Aveva un fratello neochirurgo, ed avevo stima di lui. Evidentemente mi sono fidato troppo.

    Avevo bisogno di un po’ di liquidità, avevo bisogno di questi soldi e non potevo averli in Italia in quanto ero già esposto per circa 650.000; debito che sto pagando con dei mutui trentennali, ora lo sono per 500.000. Quando ho aperto la posizione a San Marino potevo essere esposto per 580.000 euro. Avevo ed ho tuttora degli immobili intestati ipotecati sia a Perugia che a Spello e potevo essere aggredito dai creditori.

    Lui mi disse che era diventato il Direttore di una banca di San Marino, della SMIB di Dogana. Venni verso fine 2008 e lui in giornata mi fece fare tutto, dall’apertura del conto corrente sino al prelievo. Per la posta mi disse di lasciarli a San Marino con il fermo posta dentro la banca; lui sarebbe venuto regolarmente a consegnarmi le eventuali contabili.

    Poi nel 2011 mi arrivò una lettera della Banca di San Marino con la richiesta di restituire 250.000 euro. Mi prese quasi un infarto e lo contattai immediatamente; lui mi rassicurò e disse che la banca era stata commissariata e che probabilmente c’era stato un errore e che il commissario aveva scambiato un foglio per un altro, confondendo delle pratiche. In quel periodo telefonavo a Magliani per periodi alterni poi alla fine cambio numero di cellulare e non ci riuscii più.

    Non ricordo se in occasione dell’apertura del conto Magliani mi chiese di firmare del moduli in bianco.

    Nel giugno 2011 mi è stato notificato il decreto ingiuntivo della Smib, disperato mi rivolsi al mio avvocato. Lui, Magliani, mi disse di strappare tutto e da li ho capito, in quell’occasione, che c’era qualcosa che non andava.

    Nel Tribunale di Perugia c’è la causa tra me e la Smib, nell’ambito di tale causa è stata disposta una perizia calligrafica in seguito alla quale è emerso che sono risultate false le firme che apparentemente erano riconducibili a me. Difatto le uniche firme da me effettuate sono quelle delle aperture al conto corrente e non dei prelievi successivi fino alla somma di 250.000 euro.

    I 9.000 euro versati nel conto corrente di San Marino per rientrare parzialmente del mio debito di 39.000 euro, li ho dati a lui e lui che me li versava ritornandomi indietro le contabili. Non ricordo se ho firmato quelle contabili di versamento o se Magliani disse che ci avesse pensato lui. Sinceramente non mi sono posto il problema di una firma falsa riguardo al versamento del denaro, anche perchè Magliani si limitò a dirmi che si sarebbe preoccupato del versamento del denaro sulla mia posizione. Non ho fatto mai nessun prelievo, ne autorizzato Magliani a fare prelevamenti.  In occasione dei versamenti ho consegnato a Magliani solo del denaro contante.

    Successivamente lui mi chiese un versamento importante per sistemare la posizione perchè la banca era stata commissariata ed io avevo ricevuto il decreto ingiuntivo. Feci un versamento di 20.000 che me li prestò mio cognato. Venni a San Marino, era presente Magliani, e feci il versamento, lui – Magliani – mi chiese di scrivere nella contabile l’epressione ”a saldo del debito residuo”, cosa che non mi sembrava corrispondente alla realtà visto che con quel versamento potevano dirsi versati solo 29.500 euro e non 39.000, che è l’importo del mio debito. Nell’occasione vidi anche una persona che camminava preoccupato; era il commissario, così mi disse di essere Magliani. Avrei voluto parlare con lui ma Magliani mi disse che era molto occupato.

    Ho lavorato con la Tercas, e ci ho lavorato alcuni anni fa; iniziai il rapporto circa 25 anni fa. Mio padre era un loro vecchio cliente, e fu lui che mi fece lavorare con questa banca nella filiale di Arsita, ma ho chiuso questo rapporto alcuni anni fa.

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