Non era solo il Partito Comunista italiano a spaventare le potenze della Nato… A rendere inquiete le spie americane ci pensavano anche, incredibile a dirsi, i compagni di San Marino. La prova è contenuta in un documento desecretato della Cia e reso pubblico proprio nelle ultime settimane.
Sotto la lente dell’agenzia statunitense «le elezioni politiche» che si tennero sul monte Titano nell’agosto del 1955. Il rapporto fa riferimento ad alcuni personaggi di spicco della vita politica sammarinese dell’epoca: da Gino Giacomini, segretario socialista agli Affari esteri, a Vittorio Meloni (nella foto con l’altro Reggente Forcellini), capitano reggente comunista, fino a Federico Bigi, leader della Democrazia Cristiana.
Ma il documento si spinge anche oltre, mettendo in guardia il Governo americano sulle possibili conseguenze legata all’avanzata della sinistra nella piccola Repubblica. «Anche se quello di San Marino è il Partito Comunista più piccolo d’Europa – si legge nella relazione – esso è l’unico a trovarsi al governo di uno stato sovrano in questa parte del continente. Questa situazione danneggia pesantemente il Blocco Occidentale e inoltre incoraggia gli altri partiti comunisti. Inoltre la presenza di un simile stato entro i confini italiani imbarazza la Democrazia cristiana, e offre un rifugio sicuro ai comunisti italiani, che spesso hanno utilizzato questa zona per cercare delle armi».
«Il Partito Comunista sammarinese – prosegue il documento – è riuscito a vincere le ultime elezioni grazie in parte al voto dei minatori tornati appositamente da Belgio e Francia, mentre la Democrazia cristiana ha potuto contare sulle preferenze di 70 anti – socialisti fatti arrivare dagli Stati Uniti». Gli agenti della Cia pensano che il blocco socialista abbia il 50 per cento di possibilità di vincere alla tornata elettorale del 1955.