San Marino. Referendum Polo della Moda. Imprenditori edili: ”Se vince il SI non avremo altre alternative e saremo rovinati. Dovremo chiudere quindi altri disoccupati e costi per lo stato”

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infortunio-sul-lavoroPOLO della MODA

Vota No per dare un futuro anche a noi

Il sottoscritto Stefano Piva, in rappresentanza di diverse imprese del settore edile,  con la presente vuole ribadire l’importanza del progetto del POLO della MODA  sia per le aziende rappresentate, ma in generale per l’intero settore edilizio.

Il comparto edile sta attraversando una crisi strutturale ormai da molti anni, che ha portato molte aziende a chiudere, a ridurre il personale e a ricorrere alla cassa integrazione, con tutti i costi sociali che ne derivano.

Oggi la possibilità di poter realizzare un progetto come questo costituisce per tutti noi una ragione di ottimismo, perché  sappiamo che investimenti di questa portata sono un volano per l’economia, possono attrarre altri investitori e iniettare nelle casse dello Stato le risorse necessarie per far ripartire gli investimenti pubblici ridando vigore all’intero settore.

Siamo assolutamente convinti che al referendum di domenica debbono vincere i NO  altrimenti  il danno di immagine per il Paese sarebbe gravissimo, forse peggiore della stessa Black List dalla quale siamo appena usciti, ed inoltre perderemmo per i prossimi decenni la speranza di avere nuovi investimenti esteri di così alto livello..

Pertanto, se domenica vinceranno i NO come speriamo, lunedì torneremo al lavoro con la prospettiva di poter continuare la nostra attività e garantire un futuro ai nostri dipendenti ed alle loro famiglie

Diversamente se domenica vinceranno i SI, lunedì torneremo al lavoro con la consapevolezza che dovremo chiudere le nostre aziende e licenziare i nostri dipendenti. 

Questa è la nostra realtà, completamente ignorata o liquidata come marginale dal dibattito in corso in questi giorni e sulla quale vogliamo richiamare l’attenzione degli elettori perché a noi serve il lavoro subito e non le chiacchiere o le fantasie dei promotori del referendum.

Stefano Piva

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