San Marino. Sds Luca Beccari (Dc): “Le riforme richiedono numeri e stabilità” (l’intervista di David Oddone)

Il Segretario agli Esteri spiega le conseguenze di uno scenario politico senza la Dc al governo.

 

Beccari, parliamo subito di futuri scenari. Per le riforme servono numeri importanti: come pensate di reperirli? Quale sarà lo scenario post-voto?

“Per portare avanti le riforme servono numeri significativi e, soprattutto, una stabilità della futura maggioranza. Il modo per reperirli è, ovviamente, cercare le migliori sinergie con altri partiti dopo il 9 giugno, con i quali si possono condividere linee programmatiche ben strutturate. Un tema centrale che lega molti partiti è quello europeo, ma non è l’unico collante possibile per una coalizione solida. Lo scenario post-voto sarà difficile da prevedere perché dipenderà da molte variabili e dalla forza dei singoli partiti in campo. In questa tornata elettorale, molti partiti correranno da soli, a differenza del 2019, quando c’erano due blocchi contrapposti: il governo e tutti gli altri. Questa volta si prospetta un contesto in cui sarà necessario comprendere le dinamiche di voto e come queste influenzeranno le alleanze future”.

 

Circolano sondaggi che danno la Dc in forte difficoltà. Condivide? Qual è la vostra percezione?

“I sondaggi a San Marino lasciano il tempo che trovano, principalmente perché il nostro piccolo Stato non permette di condurre indagini accurate come nei grandi Paesi. Inoltre, ho sempre avuto scarsa fiducia nei sondaggi non ufficiali, che per essere validi devono essere svolti da autorità indipendenti e non commissionati da partiti o forze politiche. Non credo che ci siano segnali di una difficoltà particolare per la Dc. La vera sfida per noi è crescere e non semplicemente mantenere le posizioni. L’attuale operato della Dc al governo ha dimostrato che siamo persone capaci e serie, in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati”.

 

Giusto impostare la campagna elettorale sui disastri dei governi precedenti o si deve voltare pagina e parlare del presente e del futuro?

“Noi non facciamo politica contro qualcuno, ma per qualcosa. Non ci interessa demolire l’avversario, ma evidenziare le contraddizioni, questo sì. Noi stessi siamo stati oggetto in passato di un certo tipo di campagne elettorali denigratorie dove siamo stati attaccati a livello personale. In ogni caso i fatti del 2019 parlano chiaro: San Marino era in una situazione terribile, e noi siamo stati coerenti con il nostro programma, abbiamo cambiato la situazione. È essenziale ricordare da dove siamo partiti per valutare il nostro operato. Detto questo, il nostro programma elettorale è orientato al futuro, proponendo soluzioni concrete senza attaccare gli avversari”.

 

Che voto darebbe al governo in questa legislatura? Siete riusciti a fare quello che avevate promesso?

“Non voglio dare un voto numerico perché rischierei di sembrare troppo autoreferenziale. Tuttavia, analizzando il programma di governo, si nota che è stato completato per almeno il 70% degli obiettivi principali. Siamo stati un governo del fare, coerente con le promesse fatte agli elettori”.

 

Che accadrebbe se la Dc finesse all’opposizione? È uno scenario verosimile?

“Credo che una Dc all’opposizione non sarebbe un evento da augurarsi. Non abbiamo la pretesa di governare da soli, ma puntiamo a rafforzarci e a collaborare con altre forze. Se dovesse verificarsi questo scenario, la Dc farebbe comunque la sua parte, come ha sempre fatto. La storia tuttavia ha dimostrato che i governi senza la Dc durano poco e comportano conseguenze non sempre positive per il Paese”.

 

Nei momenti cruciali, i maggiori partiti storicamente, in Europa, hanno messo assieme le proprie forze per garantire governabilità e riforme. È una strada percorribile anche a San Marino?

“Dobbiamo imparare a fare questo più di quanto abbiamo fatto finora. San Marino è come una grande comunità e sappiamo sviluppare sinergie nella società civile. Politicamente, però, dobbiamo migliorare la capacità di collaborare. La politica deve imparare lo spirito di collaborazione in modo disinteressato, non solo quando conviene. Sono un grande sostenitore della rappresentatività e credo che le forze più rappresentative debbano lavorare insieme per il bene del Paese”.

 

Conservatori e progressisti possono convivere?

“A San Marino, la distinzione tra conservatori e progressisti è spesso più ideologica che reale. Il nostro Paese è conservatore nel senso che fatica ad abbracciare il cambiamento, il che è stato sia una forza che un limite. La realtà però dice che le riforme necessarie la nostra Repubblica ai bisogni dei cittadini, sono state spesso portate avanti proprio da forze considerate conservatrici. Dobbiamo essere capaci di riformare mantenendo le nostre caratteristiche uniche, senza perdere la nostra identità”.

 

David Oddone

(La Serenissima)