San Marino. TRUCCHI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE … di Domenico Gasperoni

Domenico GasperoniSecondo CICERONE Fra 10 giorni si apre la campagna elettorale. Vi racconto come si comportavano gli antichi romani in tale occasione. Chiedo scusa se vi ripropongo un articolo già pubblicato prima delle elezioni del 2012. Mi sembra interessante per curiosità e cultura storica e per riflettere, Riprendo le informazioni su un “Manualetto per la campagna elettorale” di Roma antica ( in latino Commentariolum petitionis), attribuito a Quinto Tullio Cicerone. Contiene i consigli che dava al fratello più illustre, Marco Tullio, che aspirava alla carica di Console. Non c’è molta differenza fra la politica di oggi e quanto avveniva nella società romana del I sec. a C. Queste erano le quattro furbizie da seguire nel gioco elettorale, per essere vincente:

1. RELAZIONE ELETTORE-ELETTO: è retta sul principio della reciproca utilità, sullo scambio di favori. Cicerone, secondo i consigli del fratello, doveva chiedere il voto principalmente alle persone che aveva favorito come avvocato.

2. GIRO ELETTORALE: da svolgersi in modo capillare, salutando tutti e chiamandoli per nome. Il candidato era accompagnato da un largo seguito di salutatores. I galoppini e i portaborse moderni! Il giro elettorale si chiamava ambitio (=fare un giro), diventato oggi “ambizione”. Curiosa la vendetta linguistica del termine originario. L’ambizione è oggi il motore di molte candidature.

3. PROMETTERE: a tutti, anche quando non si è in grado di mantenere.

4. DENIGRARE GLI AVVERSARI e spargere sospetti sulla loro buona condotta. Gli attacchi personali di oggi! Chi aspirava a cariche importanti, doveva vestire una toga candida (“candidato”) e girare nel Foro romano per essere riconosciuto.

I manifesti elettorali erano formati da iscrizioni murarie (dette programmata).

I comitati elettorali del candidato erano composti da IMBIANCHINI, che preparavano il muro da sbiancare e da SCRIVANI che vi scrivevano gli spot elettorali.

La corruzione elettorale e i brogli erano prassi comune.

La compravendita dei voti avveniva mediante elargizioni di denaro, distribuzione di carne, banchetti sontuosi (v. cene di oggi !), regalie, perfino posti prenotati a teatro. Tant’è che una legge vietava di organizzare i giochi nell’arena due anni prima della candidatura ad una carica.

C’era perfino chi assoldava i gladiatori per influenzare l’elettore con la violenza fisica. Erano previsti anche i comizi pubblici. I votanti venivano raggruppati in appositi recinti, che potevano contenere migliaia di persone. Qui il candidato elencava le proprie virtù e capacità e faceva le ultime esortazioni e promesse.

E’ interessante ricordare che esisteva anche una specie di finanziamento pubblico.

Il candidato riceveva una cospicua somma di denaro, quale rimborso spese per la campagna elettorale, che erano di solito a suo carico. Tuttavia, secondo Cicerone, occorreva essere molto ricchi per aspirare a cariche politiche. Chi non aveva mezzi propri, difficilmente vi poteva accedere.

Come oggi? Tre avvertenze finali.

** AI CITTADINI ELETTORI : State attenti alle bugie: perché secondo Winston Churchill: “Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni”. Del resto come durante una guerra e dopo la caccia. Lo dice sempre Churchill.

** AI CANDIDATI: attenzione agli elettori, che si dividono in tre categorie, secondo Cicerone: – la prima: coloro che hai danneggiato; – la seconda: coloro che non ti amano senza un motivo; – la terza: coloro che sono amici dei tuoi concorrenti.

** AI PARTITI: non fate una campagna elettorale ALLA ROMANA!